Unexpected Italy, l’app che resiste all’overtourism: oltre 500 esperti locali riscrivono la mappa dell’Italia fuori dalle solite rotte
Artigiani, chef, agricoltori, albergatori e professionisti del territorio costruiscono una rete di fiducia per segnalare luoghi e persone lontano dai luoghi della popolarità. Una mappa alternativa al turismo di massa, dove a guidare non sono solo gli algoritmi, ma chi l’Italia la conosce davvero

Per anni abbiamo pensato che il problema del turismo fosse soprattutto una questione di numeri. Quanti visitatori arrivano, quante notti trascorrono, quanti biglietti vengono venduti, quanti ingressi registra un museo. Poi abbiamo iniziato a capire che il problema è anche geografico: non soltanto quante persone viaggiano, ma dove finiscono tutte. Le stesse piazze, gli stessi monumenti, gli stessi ristoranti, le stesse fotografie. Il turismo contemporaneo ha costruito una strana contraddizione: abbiamo a disposizione più informazioni che in qualsiasi altra epoca eppure finiamo tutti negli stessi posti.
Ne abbiamo già parlato: a guidarci sono mappe digitali, classifiche, recensioni, video diventati virali, profili social. Cerchiamo un ristorante e ne troviamo uno con migliaia di recensioni. Cerchiamo un borgo e l’algoritmo ci mostra quello che ha già attirato migliaia di persone prima di noi. Cerchiamo “cosa vedere” e spesso riceviamo, con piccole variazioni, la stessa risposta. La popolarità diventa così una forma di reputazione. E la reputazione, a sua volta, produce altra popolarità.
L’esperimento di Unexpected Italy
È dentro questa contraddizione che si inserisce l’esperimento di Unexpected Italy, startup travel tech fondata da Elisabetta Faggiana e Savio Losito, che da anni prova a costruire una mappa diversa dell’Italia. Una mappa nella quale a scegliere non siano soltanto gli algoritmi della popolarità, ma soprattutto le persone che un territorio lo abitano, lo lavorano e ne conoscono le relazioni. Oggi la rete conta, secondo i dati comunicati dalla startup, oltre 500 host e professionisti. Artigiani, chef, agricoltori, produttori, albergatori, ma anche giornalisti, sommelier, curatori culturali, designer e ricercatori. Persone chiamate a segnalare altre persone e altri luoghi che meritano di essere conosciuti.

Il principio è semplice e, proprio per questo, interessante: uno chef può indicare un piccolo produttore di formaggi; un albergatore può suggerire la bottega di un restauratore; un professionista del vino può segnalare un produttore che conosce direttamente. La raccomandazione non nasce quindi soltanto dall’esperienza del consumatore, ma da una relazione professionale e territoriale.
Unexpected Italy lo chiama “sistema della fiducia”
È una formula che dice molto del momento che stiamo vivendo. Perché mentre la tecnologia promette di aiutarci a scegliere tutto, dal ristorante alla destinazione per le vacanze, cresce anche il bisogno di qualcuno che ci dica non soltanto “questo posto ha 4,8 stelle”, ma “io lo conosco, so chi ci lavora, so cosa c’è dietro”. La startup parla di sei categorie attraverso cui costruire questa rete: i Maestri del Fare, gli Innovatori della Terra, i Tramandatori di Sapere, gli Artigiani del Gusto, i Professionisti dell’Ospitalità e i suggeritori esterni.
È una tassonomia che prova a trasformare la qualità in una rete, anziché in un punteggio. Non basta, in questa prospettiva, che un ristorante sia fotografabile o che una bottega abbia un’insegna perfetta per Instagram. Conta il rapporto con i produttori, la provenienza delle materie prime, la capacità di conservare un sapere, di innovare senza cancellare ciò che esisteva prima. Conta, soprattutto, il legame con il luogo. È una differenza tutt’altro che secondaria.
L’overtourism nasce dalla concentrazione di persone negli stessi posti
Perché l’overtourism non nasce soltanto dal numero di persone che viaggiano. Nasce anche dalla concentrazione. Quando milioni di persone vengono indirizzate verso poche destinazioni, pochi monumenti, poche strade, pochi ristoranti e poche esperienze, il territorio diventa contemporaneamente prodotto e infrastruttura da consumare. E tutto ciò che rimane fuori dalla mappa della popolarità rischia il paradosso opposto: non essere visitato, non essere conosciuto, non essere economicamente sostenuto.
È quello che Unexpected Italy prova a ribaltare. Già nel 2024 la piattaforma era stata premiata con il Roma Startup Award nella categoria legata all’overtourism: Roma Capitale aveva riconosciuto il progetto per la capacità dichiarata di proporre itinerari alternativi e un’esperienza turistica personalizzata, spostando l’attenzione dai circuiti di massa. ùLa domanda, però, è più grande dell’applicazione. Perché se abbiamo imparato a fidarci delle stelle, dei like e delle classifiche, possiamo davvero tornare a fidarci delle persone? La risposta non è scontata.
Anche un sistema fondato sulla fiducia deve spiegare chi sceglie i suoi “esperti”, secondo quali criteri vengono verificati e come vengono gestiti eventuali conflitti di interesse. Sostituire il voto di massa con il giudizio di una comunità professionale non significa eliminare la selezione: significa renderla diversa. E quindi, necessariamente, più trasparente. È proprio questa la parte più interessante dell’esperimento.
Cambia il modo in cui decidiamo cosa merita di essere conosciuto
Unexpected Italy non propone semplicemente di trovare luoghi meno conosciuti. Propone di cambiare il modo in cui decidiamo che cosa merita di essere conosciuto. E forse è qui che il viaggio torna ad avere qualcosa di antico. Prima delle recensioni, prima delle mappe sul telefono, prima degli algoritmi che imparano i nostri gusti, viaggiare significava anche chiedere. A una persona incontrata per strada. A chi gestiva una pensione. A un oste. A un artigiano. A qualcuno che abitava quel posto da tutta la vita. “Dove mangeresti tu?” “Quale è il paese che vale la pena vedere?” “Chi dovrei conoscere?”.
Erano domande semplici. E dentro quelle risposte c’era un pezzo di territorio che nessuna classifica poteva contenere. Forse la vera sfida non è costruire un algoritmo più bravo a trovare luoghi nascosti. È evitare che anche i luoghi nascosti diventino, prima o poi, l’ennesima lista da seguire tutti insieme. Perché un’Italia autentica non è un luogo segreto da scoprire prima degli altri. È una rete di persone, lavori, saperi e relazioni che continua a esistere finché qualcuno decide di riconoscerne il valore. E allora la mappa più interessante potrebbe essere proprio quella che non ci dice semplicemente dove andare, ma ci insegna a chiederci chi tiene in piedi quel luogo quando noi ce ne siamo già andati.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 28 settembre 2026, 15:00


