La Spagna di Sanchez sperimenta lo “scudo sociale” ma cade sulla casa. Energia e abitazione non sono crisi separate
Dal caro energia alla protezione dei lavoratori, dagli aiuti alle famiglie alla crisi degli affitti: la Spagna ha costruito una rete di interventi contro l'aumento del costo della vita. Ma proprio sulla casa, il fronte più difficile, due nuove misure sono state bocciate dal Congresso

Non è soltanto la cifra che compare sulla bolletta a dire quanto costa una crisi. È quello che rimane dopo aver pagato la luce, il gas, l'affitto, la spesa. È la possibilità di accendere il riscaldamento senza fare calcoli, di rinnovare un contratto di locazione senza chiedersi se il prossimo aumento renderà impossibile restare nella propria casa, di arrivare alla fine del mese senza che un imprevisto trasformi un bilancio già fragile in un problema.

Lo “scudo sociale” spagnolo
È partendo da questa quotidianità che si può leggere una delle esperienze più interessanti costruite dalla Spagna negli ultimi anni: uno “scudo sociale” fatto di interventi diversi, alcuni temporanei e altri diventati strumenti più strutturali di protezione. L'ultimo capitolo riguarda ancora una volta l'energia. Il 29 settembre il governo spagnolo ha approvato il terzo decreto del Plan integral de respuesta a la crisis en Oriente Medio, portando oltre 12 miliardi di euro lo sforzo complessivo dei tre provvedimenti adottati nel 2026. L'obiettivo è attenuare l'impatto dell'aumento dei combustibili fossili su famiglie, lavoratori e imprese.
Per chi utilizza la tariffa regolata del gas, la misura più immediatamente comprensibile è il limite al peso della componente legata al prezzo del gas nella formula della tariffa TUR: per oltre tre milioni di consumatori, il governo stima così un aumento massimo intorno al 15%, contro un incremento superiore al 45% che si sarebbe verificato senza l'intervento. È stato inoltre fissato un prezzo massimo di 19,55 euro per la bombola di butano fino al giugno 2027. Non è però soltanto una questione di prezzi.
Gli altri elementi dello scudo sociale
Dentro lo scudo sociale spagnolo c'è l'idea che una crisi energetica non debba trasformarsi automaticamente in una crisi abitativa o lavorativa. Per tutto il 2026 sono stati confermati gli sconti straordinari del bono social eléctrico, pari al 42,5% per i consumatori vulnerabili e al 57,5% per quelli vulnerabili severi. È stata inoltre portata a 50 euro la soglia minima del bonus sociale termico e resta il divieto di interrompere le forniture essenziali di acqua ed energia alle famiglie vulnerabili. E c'è anche il lavoro. Le imprese che ricevono determinati aiuti collegati alla crisi non possono ricorrere al licenziamento per cause riconducibili al conflitto che ha provocato l'aumento dei costi energetici. È una protezione circoscritta, non un blocco generalizzato dei licenziamenti: il principio è che un'impresa che riceve sostegno pubblico per affrontare una crisi non possa contemporaneamente scaricarne integralmente il costo sui lavoratori.
Il nodo della casa
È una logica che attraversa diversi interventi spagnoli: intervenire prima che una difficoltà economica diventi una perdita di sicurezza sociale. Ma c'è un punto in cui questa protezione incontra il suo limite più evidente: la casa. In Spagna l'abitazione è diventata infatti una delle principali voci di pressione sui bilanci familiari. E proprio quando il governo ha provato a estendere lo “scudo” anche all'affitto, il Parlamento ha fermato il provvedimento.
Il 29 settembre erano stati approvati due decreti dedicati alla casa. Uno puntava a rafforzare la protezione dagli sfratti, vietare gli acquisti speculativi di abitazioni da parte di determinati fondi e grandi operatori, intervenire sugli affitti turistici e temporanei e introdurre strumenti per aumentare l'offerta di abitazioni accessibili. L'altro prevedeva il rinnovo dei contratti di affitto in determinate condizioni, rafforzando la stabilità degli inquilini.
Poi, il 2 ottobre, i due testi sono stati bocciati dal Congresso. Nel primo caso i voti contrari sono stati 178 contro 172 favorevoli; nel secondo 184 contro 166. Le misure sono quindi decadute. A votare contro sono stati, tra gli altri, il Partito Popolare, Vox e Junts, rendendo evidente la fragilità della maggioranza parlamentare che sostiene il governo Sánchez.
La vicenda, però, non si è fermata alla sconfitta parlamentare. Dopo il voto Sánchez ha avviato consultazioni all'interno del governo e del PSOE e dopo poche ore ha annunciato lo scioglimento delle Cortes e la convocazione di elezioni politiche anticipate per il 29 novembre. La crisi della casa è così diventata anche il punto di rottura di una legislatura già segnata da una maggioranza fragile e dalla difficoltà del governo di approvare i propri provvedimenti in Parlamento.
Caro energia, salari e casa non sono emergenze separate
Il risultato concreto è che alcune delle protezioni previste non sono entrate in vigore: tra queste, le nuove forme di proroga e rinnovo dei contratti, le misure contro alcune pratiche speculative e ulteriori strumenti di protezione dagli sfratti. La vicenda è significativa non soltanto per ciò che è successo in Parlamento, ma per quello che racconta della vita quotidiana. Perché una famiglia può essere protetta da un aumento della bolletta e contemporaneamente trovarsi davanti a un affitto che continua a crescere. Può avere uno sconto sull'energia e non avere la certezza di poter rimanere nella casa in cui vive. Può avere un lavoro e, allo stesso tempo, non riuscire a sostenere il costo dell'abitare.
È qui che caro energia, salari e casa smettono di essere emergenze separate. Sono voci dello stesso bilancio familiare. La Spagna ha provato a rispondere mettendo in campo strumenti differenti. Sul fronte energetico, oltre alle misure immediate, il governo lega la protezione sociale anche alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili: più rinnovabili, elettrificazione dei consumi, risparmio energetico, accumulo e maggiore autonomia del sistema. Il decreto di settembre, per esempio, aumenta da 16,5 a 21 giorni le riserve minime di gas naturale liquefatto previste per il piano invernale e rafforza gli strumenti per il risparmio energetico.
È una distinzione importante. Perché uno “scudo” può essere pensato soltanto per assorbire una crisi quando arriva, oppure per rendere una società meno esposta alla prossima. Nel secondo caso la politica energetica diventa anche politica sociale. La casa, però, mostra quanto sia più difficile intervenire su un altro bene essenziale. L'abitazione non è una tariffa che può essere temporaneamente calmierata: è patrimonio, mercato, investimento, diritto, spazio privato e contemporaneamente bisogno primario.
E oggi la questione abitativa non è più soltanto uno dei dossier del governo spagnolo. È diventata uno dei terreni su cui si giocherà la campagna elettorale. Sánchez ha scelto di portarla al centro del confronto del 29 novembre, dopo che le sue proposte sono state respinte in Parlamento e mentre nelle città spagnole crescono le mobilitazioni per il diritto alla casa. Ed è forse proprio per questo che la crisi abitativa spagnola racconta qualcosa che va oltre la Spagna. La povertà non comincia necessariamente quando manca un reddito: può cominciare quando quel reddito non basta più a comprare sicurezza.

Una bolletta sostenibile, un lavoro tutelato, un affitto che non cresce più velocemente dello stipendio: presi separatamente sembrano interventi diversi. Visti insieme, diventano invece la misura di quanto una società riesca a garantire alle persone non semplicemente un reddito, ma la possibilità concreta di vivere. In Spagna lo “scudo sociale” è ancora un cantiere aperto. Ma la casa ne ha mostrato il punto più fragile: proteggere il reddito e contenere il costo dell'energia può attenuare l'impatto di una crisi; garantire la possibilità di restare nella propria casa significa invece intervenire su un mercato molto più complesso e conflittuale. Ora quella difficoltà arriva alle urne.
La vicenda spagnola lascia così aperta una contraddizione difficile da eludere: proprio mentre la protezione sociale diventa una delle principali risposte alla crisi, il suo intervento più delicato - quello sul mercato della casa - si è trasformato nel punto di rottura della maggioranza. E ora quella frattura sarà sottoposta al giudizio delle urne.
Ultimo aggiornamento: Martedì 6 ottobre 2026, 11:57

