Ippolita Di Majo: “Nel cinema non mancano le donne, manca la curiosità per le storie raccontate dalle donne”
La sceneggiatrice, storica dell’arte e docente universitaria era ospite d’onore del Premio Solinas, dedicato a sceneggiatori e sceneggiatrici per film e serie televisive, che quest’anno è andato a tutte autrici donne. “Bisogna sforzarsi di raccontare storie che possano appassionare un pubblico più ampio”

La Maddalena (Gallura Nord-Est Sardegna) – Al Premio Solinas, manifestazione che premia sceneggiatori e sceneggiatrici per film e serie televisive, ospite d’onore quest’anno era Ippolita Di Majo. Sceneggiatrice, storica dell’arte, docente universitaria, Di Majo ha scritto, insieme al marito Mario Martone, la sceneggiatura di numerosi film, da “Il giovane favoloso” a “Capri Revolution”, da “Fuori” all’ultimo, presentato alla Mostra del cinema di Venezia, “Scherzetto”.
Al premio Solinas sono state premiate, quest’anno, tutte autrici donne. Che effetto fa?
“Un effetto di grande gioia e di grande soddisfazioni. Sono tutte donne in molti casi molto giovani, che hanno scritto storie importanti e significative. È segno che non è che manchino le donne: manca l’apertura, la curiosità per le storie raccontate dalle donne. Le storie che le donne raccontano possono avere un enorme valore”.
La stagione del cinema italiano è delicata. Gli incassi sono magri. Che cosa occorre per ritrovare il legame fra cinema e pubblico?
“Bisogna sforzarsi di raccontare storie che possano appassionare un pubblico più ampio. E poi mi dico che se ci fossero ragazzi più giovani fra coloro che approvano le storie per il cinema e la televisione, potrebbero valorizzare altri tipi di storie. Per giovani intendo giovani veri, sotto i trent’anni, non giovani ‘all’italiana’, intorno ai cinquanta”.
La gente si è abituata a vedere i film sulle piattaforme.
“Sì, da una parte per motivi di crisi economica, dall’altra per una forma di pigrizia che andrebbe scardinata”.
A quali storie pensa per appassionare il pubblico?
“Ci sono storie del passato che si rivelano di grande attualità, così come storie ambientate nel presente. Se una storia è buona, è sempre attuale. L’uomo si è sempre nutrito di storie, ne ha bisogno per riflettere sulla sua vita, per crescere”.
C’è un elefante nella stanza di cui non sempre si parla: l’Intelligenza artificiale. Qual è il suo atteggiamento verso di essa?
“Andrebbe regolamentata. Dovremmo anche insegnare come utilizzarla, perché l’Ia dipende dalle domande che le fai. Così come un libro, una biblioteca. Imparare a fare le domande giuste serve per ottenere risultati migliori. E poi c’è un aspetto dirimente: quello economico. Più soldi hai, più hai accesso a programmi di intelligenza artificiale di qualità. E questo può creare ulteriori discriminazioni”.
Ultimo aggiornamento: Martedì 29 settembre 2026, 15:13

