Flanagan trasforma “Carrie“ in serie tv: "King il mio maestro"
"Tutto quello che ho sempre voluto era andare a scuola". Il desiderio di una ragazzina dolce e un po’ goffa...

"Tutto quello che ho sempre voluto era andare a scuola". Il desiderio di una ragazzina dolce e un po’ goffa che ha passato l’intera esistenza tra le mura di casa fino alla morte prematura del padre. È da qui che parte Mike Flanagan per Carrie, miniserie in otto episodi dal 7 ottobre su Prime Video che rivisita l’esordio letterario di Stephen King del 1974, diventato poi un cult cinematografico grazie a Brian De Palma e Sissy Spacek. "Come fan di King, ero interessato a lavorare a questo progetto solo a patto di non ripercorrere un sentiero già battuto", racconta lo showrunner dal suo studio, mentre sullo sfondo svettano memorabilia del calibro di Wilson, il pallone/amico di Tom Hanks in Cast Away o il cilindro nero indossato da Rebecca Ferguson in Doctor Sleep, altra sua incursione nel mondo dello scrittore del Maine. "È il mio eroe, anche se da ragazzino avevo paura dell’horror. Non sarei mai andato avanti senza la sua benedizione".
Nel leggendario ruolo della protagonista troviamo Summer Howell, scelta dopo un lungo processo di selezione. È lei che seguiamo, tra meraviglia e orrore, muovere i primi passi all’interno del liceo di Chamberlain che diventerà lo scenario di una notte sconvolgente, nata dalle umiliazioni subite dai compagni di scuola e dall’indifferenza degli adulti che la portano a scatenare i suoi poteri telecinetici. "Vedo Carrie molto di più come una tragedia che come una storia horror", afferma lo showrunner. "Abbiamo avuto l’opportunità di approfondire i personaggi come mai prima. Volevo che anche quelli considerati storicamente mostruosi, da Chris Hargensen a Billy Nolan, venissero umanizzati per guardare ai momenti in cui arrivano a un bivio. Perché nessuno qui è un mostro e la nostra è una storia incentrata sulle scelte delle persone e su come queste portino a un esito tragico. Non c’è nulla di inevitabile in quello che accade".
Con una struttura narrativa alla Rashomon, la serie utilizza i social media per aggiornare l’opera ai giorni nostri. "Viviamo in un mondo molto diverso rispetto a quello che abitava King mezzo secolo fa", osserva Flanagan. "Oggi le notizie vengono ingerite e rigurgitate così rapidamente che i giovani vivono in un contesto in cui i loro traumi, tormenti ed errori possono essere istantaneamente e permanentemente visibili dall’intero pianeta. Questo crea un impatto e un’ansia che non avrei mai potuto immaginare quando ero adolescente". Profondamente influenzato dal romanzo – "Alle superiori ero un ragazzino terribilmente nervoso, timido e un po’ bullizzato, quindi quel racconto mi ha colpito molto" – Flanagan, ambientando la narrazione tra i banchi di un istituto statunitense, non poteva non affrontare il tema delle sparatorie scolastiche.
"Sono padre di uno studente delle superiori. Mio figlio è cresciuto facendo esercitazioni", osserva. "Carrie è la storia di una studentessa che entra a scuola e uccide diversi compagni di classe, l’unica differenza è che non ha una pistola. Non affrontarlo sarebbe stato disonesto. I temi della crudeltà e la necessità dell’empatia rimangono sempre attuali. L’introduzione dei social, lo spettro della violenza nelle scuole e la vita divisa tra mondo fisico e digitale erano tutti elementi freschi e rilevanti da esplorare".
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30 settembre 2026, 05:22





