Fabio Fazio: “Quel provino mi cambiò la vita, io non mi sarei mai scelto per la tv. Il segreto con Luciana? Siamo in disaccordo su tutto”
Il dietro le quinte di 40 anni di carriera: “Quando lo ricordo al mio scopritore Voglino, lui mi dice che potevo solo migliorare. Sono un vero boomer, litigo con le voci registrate al telefono”. Il conduttore torna per una sera in Rai a Tale e Quale show di Carlo Conti

Milano – Il ritorno in Rai, come giurato ’speciale’ solo per la prima puntata di Tale e Quale Show dell’amico Carlo Conti, è previsto per il 23 settembre, poi riprenderà (sfidando proprio lo stesso Conti il mercoledì sera) Il tavolo di Che tempo che fa sul Nove. Intanto Fabio Fazio la settimana scorsa è stato il battitore d’eccezione di un’asta benefica, allo Spazio Stendhal di Desio, dove i quadri realizzati in gioventù dalla giornalista Milena Gabanelli sono serviti a raccogliere fondi per borse di studio dedicate a giovani talenti. Un appuntamento che ha messo insieme solidarietà, televisione e memoria, ma soprattutto ha offerto l’occasione per incontrare uno dei volti più longevi e riconoscibili del piccolo schermo italiano. Fazio, del resto, la televisione l’ha attraversata in lungo e in largo, cambiandola anche profondamente. Una carriera costruita tra intuizioni, incontri fortunati e una buona dose di autoironia, che ancora oggi gli permette di guardare al proprio percorso quasi con incredulità.
Ha iniziato la sua carriera facendo le imitazioni in radio e in tv. Se oggi dovesse fare l’imitazione di sé stesso come si prenderebbe in giro?
“Trovo che non si possa fare, le imitazioni si fanno di personaggi allegri: io non mi capacito ancora di essere in televisione...”.
Addirittura?
“Sì, assolutamente”.

E allora come si spiega gli ascolti?
“C’è una componente di fortuna molto importante, c’è l’abitudine, c’è l’affetto. Quando ci si ritrova una persona a lavorare lì da quarant’anni, viene da dire: ’Vabbè, tanto vale volergli bene’. Però, come dico sempre alla persona che mi ha cambiato la vita, l’autore televisivo Bruno Voglino, che mi fece il provino ’Io uno come me per lavorare in tv non l’avrei preso mai!’”.
E lui cosa risponde?
“’Avresti sbagliato, io ti ho scelto perché eri molto acerbo e non potevi che migliorare’. Un azzardo...”.
Ma aveva ragione.
“È andata bene”.
È nato a Savona. Qual è la cosa più tipicamente e testardamente ligure che fa ancora oggi e che i suoi colleghi milanesi non fanno?
“Io sono tenacemente ligure in tutto e per tutto e sono residente ancora in Liguria. Come tutti i liguri esalto la regione da cui provengo, come se nessuno avesse ciò che abbiamo noi. Un’autoesaltazione vera e propria. Savona dista solo un’ora e mezza da Milano e appena posso torno a casa anche solo per due ore, il mare non si abbandona”.

Nel 1993 ha rivoluzionato la tv con Quelli che il calcio. C’è un aneddoto di quegli anni che non hai mai raccontato?
“Beh, non so se l’ho mai raccontato, ma noi prima di andare in onda con quel programma che era totalmente nuovo e che ho condotto per 9 anni, l’abbiamo costruito e abbiamo fatto una puntata di prova, il ’numero zero’. E durante la prova per 45 minuti, durante il primo tempo delle partite, non venne segnato nemmeno un gol, nemmeno uno... Non era mai accaduto. E, quindi, alla fine del primo tempo tutti si sono detti che il programma fosse lento. E per forza non c’era niente da dire, nemmeno un gol. Nel secondo tempo, infatti, è stata un’altra edizione”.
Lavora con Luciana Littizzetto da una vita. Lei stessa dice che a volte la tratta quasi come una moglie. Qual è lo scherzo più memorabile che vi siete fatti dietro le quinte, a telecamere spente?
“In realtà nessuno scherzo. Quel che posso dirle è che noi non siamo mai d’accordo su nulla. Esattamente come marito e moglie. Capita che dica: ’Che mangiamo? Pesce?’, e lei: ’No, meglio la carne’. Disaccordo su qualunque cosa”.

Ha intervistato molte personalità della cultura, della politica, dello spettacolo. Chi è l’ospite che, appena arrivato nei camerini, le ha fatto le richieste più assurde?
“Mi ricordo di una rock star nel ’94 che aveva chiesto un barattolo di Smarties in formato gigante, però tra i vari colori non avrebbero dovuto esserci quelli marroni. Quindi ci fu uno di noi che con tanta pazienza tolse quelli marroni e lasciò solo quelli blu, rossi, gialli e verdi”.
Una rockstar nel ’94 che aveva chiesto un barattolo di Smarties gigante, tra i vari colori non volveva quelli marroni
Ha superato il traguardo dei 60 anni. C’è un vizio o una piccola mania da ‘boomer’ di cui si è accorto di non poter fare a meno?
“Tutto ciò che faccio è da boomer. Ad esempio, mi irrito moltissimo ormai, come i sessantenni. E soprattutto, mi irrito di fronte a...”.
Ai giornalisti che vogliono intervistarla?
“No, no, no. Mi fa impazzire quando compongo i numeri telefonici e risponde la voce registrata, ormai è tutto così. E io mi arrabbio, insulto le voci”.
Se fosse lei a doversi fare la domanda più scomoda o fastidiosa possibile, cosa si chiederebbe?
“Mi chiederei: ’Ma chi te la fa fare?’”.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 settembre 2026, 06:00





