Aurora e le nuove costellazioni familiari: "Il viaggio nei sentimenti del cohousing"
Tamigio ospite del Festival del Racconto a Carpi presenta il nuovo romanzo “Otto ragazze“. Storia di donne e di utopie

Una villetta Liberty nel cuore di Milano diventa all’improvviso la nuova casa di un gruppo di ragazze in fuga dal loro passato. Ma non si limita a guardare, la storia vuole proprio raccontarla. Da qui è partita Aurora Tamigio, già vincitrice del premio Bancarella con il long-seller Il cognome delle donne (Feltrinelli, 2023), per regalarci un romanzo intensissimo e tremendamente attuale. Già, perché Otto ragazze, edito sempre da Feltrinelli (256 pp., 19 euro), affronta temi chiave come quello del cohousing e, allo stesso tempo, è una riflessione, pur mediata dalla finzione letteraria, sul confine, spesso labile, che separa la libertà dal senso di protezione e che scava nella crisi del modello familiare che siamo soliti definire tradizionale. Il romanzo sarà presentato domani a Carpi in occasione della 21esima edizione della Festa del Racconto (appuntamento alle 12,30 al Giardino della Pieve).
Tamigio, uno dei temi del romanzo è quello del cohousing, ovvero della coabitazione solidale, la coresidenza che si mette in atto per favorire risparmio economico ma anche relazioni sociali. Un’utopia o una risposta reale alla solitudine urbana dei nostri tempi?
"Il cohousing è una realtà abbastanza diffusa. Facendo alcune ricerche, mi sono resa conto che nasce per rispondere soprattutto alle esigenze di donne anziane o sole, che necessitano di supporto e compagnia. Inizialmente pensavo di ambientare questa storia nel futuro, poi ho capito che poteva e doveva essere contemporanea".
La villetta che ospita i personaggi femminili del romanzo è un rifugio, ma anche una prigione. Qual è il confine tra libertà ed eccessivo senso di protezione?
"È il dilemma tipico di ogni famiglia, biologica o d’adozione: da un lato il desiderio di proteggere chi si ama, dall’altro l’esigenza di libertà e apertura verso l’esterno".
Nel libro convivono generazioni diverse. Che cosa emerge da questo confronto?
"Direi l’imprevedibilità e l’asimmetria delle relazioni. Su certi temi una donna di settant’anni e una ragazzina di quindici possono trovarsi più in sintonia rispetto a due coetanee".
Come mai la casa è popolata quasi esclusivamente da donne?
"I progetti di coabitazione reali sono a prevalenza femminile. Inoltre, sono sempre stata attratta dai personaggi femminili. In questo caso, volevo contrapporre la maternità ai nuovi legami di parentela non biologica e analizzare la forza di queste costellazioni affettive al di fuori dei legami di sangue. Gli uomini non sono esclusi: il tema del padre, per esempio, attraversa un po’ tutto il romanzo".
Nel romanzo emerge anche il tema della violenza domestica. Quanto conta la presenza di una rete informale di solidarietà quando gli strumenti burocratici non bastano più?
"Nella mia esperienza di volontariato nei centri antiviolenza, la prima cosa che fa un abusante è isolare la vittima dalla sua comunità. Riappropriarsi di quella comunità e sapere di poter contare su qualcuno è fondamentale. L’ascolto e il supporto comunitario possono offrire un’alternativa concreta per uscire dalla violenza anche al di fuori dei soli percorsi giudiziari".
La villa è la vera protagonista della storia. Anche perché è proprio lei a raccontarla. Perché questa scelta?
"Alla base di questa scelta ci sono diverse ragioni. La prima è letteraria: ho sempre amato i romanzi in cui le case sono personaggi attivi. La seconda è narrativa: raccontando la storia di famiglia priva di legami di sangue, avevo bisogno di un punto fermo attorno a cui costruirla, rappresentato dallo spazio. La terza è sociale e d’attualità: a Milano la casa non è più un diritto garantito".
Come nascono le sue storie?
"Nascono da suggestioni e diverse letture. Il cognome delle donne, per esempio, è nato durante il Covid; volevo avvicinarmi alle donne della mia famiglia. Questo romanzo ho cominciato a costruirlo dopo aver letto Chthulucene di Donna Haraway, che immagina forme di parentela basate sulla libera scelta".
Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 ottobre 2026, 05:32





