Cieli sporchi di guerre. Premio Estense a Di Feo
L’edizione 2026 all’inchiesta del giornalista su droni e nuove armi

Pareva di essere nel bel mezzo delle elezioni per il Colle. La terza votazione, poi, ha restituito il verdetto: l’aquila d’oro del Premio Estense vola nel Cielo sporco (Guanda) di Gianluca Di Feo. Appena dietro, Tonia Mastrobuoni con la sua Peste (Feltrinelli). La 62ª edizione della rassegna dedicata ai giornalisti, celebrata in un teatro Abbado gremito con la platea delle grandi occasioni, trova il suo senso profondo nelle parole della presidente di Confindustria Emilia Area Centro, Sonia Bonfiglioli. "La nostra associazione – dice – sostiene convintamente il lavoro giornalistico, perché fatto in profondità e con dedizione, ci permette di comprendere la complessità del momento che viviamo. Con questi libri, si può incidere sull’opinione pubblica". Andrea Pizzardi, alla sua prima come presidente della fondazione Premio Estense, riconosce alla quartina finalista la "grande capacità di farci fermare a riflettere, di scavare in profondità. Con l’accelerazione che viviamo, questi libri sono strumenti preziosi".
Il general manager di Azimut – il main sponsor dell’Estense – , Danilo Perini spiega che la vision aziendale è molto chiara: "La finanza, per noi, deve essere al servizio della società, dei territori. Che sono fati non solo di bilanci, ma di cultura e di idee. Per noi, i libri del Premio Estense, sono importanti bussole per orientarsi nella contemporaneità". Ma anche nella storia. Per questa edizione è il caso di dirlo: nella quartina vincente c’era anche il libro di Virman Cusenza L’altro Garibaldi (Mondadori) che offre uno squarcio inedito dell’eroe dei due mondi. Le venature della malavita albanese, sono invece impresse nelle pagine di Invincibili (Rizzoli) scritto da Nello Trocchia.
Il premio per lo stile nell’informazione, dedicato a Gianni Granzotto, è invece consegnato a Monica Maggioni che parte proprio da una riflessione sul mestiere. "Nel nostro Paese – dice – c’è ancora la possibilità di fare i giornalisti fino in fondo. Ma ci sono Paesi che, una volta fari di democrazia, ora impediscono ai giornalisti di entrare nei consessi istituzionali limitando pesantemente la possibilità di esercitare il diritto di critica. Qui, è in gioco la qualità della democrazia". Il riferimento è alla cacciata dei giornalisti dalla Casa Bianca da parte del presidente Donald Trump, richiamato più volte durante la serata da parte della conduttrice Tiziana Ferrario. Ma arriviamo al vincitore. Di Feo, “defence corrispondent“ di Repubblica, introduce una chiave di lettura originale per capire la complessità dei conflitti moderni, concentrandosi sull’utilizzo dei droni.
"Al momento, in Ucraina – spiega – almeno il 90% dei feriti sono creati dei droni, che spesso colpiscono con software autonomi senza controllo dell’uomo. I droni ormai sono come un’epidemia, in cui ogni sei mesi c’è una nuova variante del virus. Lì, ci sono aggiornamenti". Quella dell’epidemia è un’immagine forte, che richiama all’altro libro, quello di Mastrobuoni, che descrive l’ascesa del neonazismo in Germania. Un Paese in cui "ci sono famiglie nazional-socialiste da quattro generazioni" e che "non ha fatto i conti abbastanza col nazismo". E nel quale le lacerazioni dell’unificazione non si sono mai rimarginate. Un libro che scava e che racconta una storia all’ombra della quale ne sta riemergendo un’altra che pensavamo sepolta e consegnata all’oscurità del passato.
Ultimo aggiornamento: Domenica 27 settembre 2026, 05:22





