Finalmente una donna dall’orizzonte sconfinato
Carissima Angela, ti scrivo appena terminata la lettura del tuo romanzo “Dietro l’orizzonte un mondo” (Vallecchi). Riflettevo sul titolo così evocativo...

Carissima Angela, ti scrivo appena terminata la lettura del tuo romanzo “Dietro l’orizzonte un mondo” (Vallecchi). Riflettevo sul titolo così evocativo e che riassume alla perfezione, a mio parere, l’epopea che attraversa la tua protagonista dal dopoguerra fino agli anni 2000. Era veramente un tempo, quello, in cui pareva di poter toccare il mondo intero se solo allungavi la mano e ti sentivi pronto ad accogliere le opportunità dietro l’angolo.
Si chiama Ermelinda, nome ereditato da una nonna che muore intorno ai vent’anni, perché quello era l’orizzonte, rimanendo al tuo titolo, di molte donne: spegnersi giovanissime, sfinite dalla fatica, le ristrettezze o dalle complicazioni di un parto. Di quei tempi era anche l’abitudine di chiamare figli e figlie coi nomi dei nonni e bisnonni, come dovessero ereditarne le responsabilità e lo stretto orizzonte. Alejandro Jodorowsky ha scritto riflessioni importanti su questa usanza, ancor più frequente per le figlie femmine, che rivela la proiezione, sulle nuove nate, dell’immagine e dello stretto perimetro delle loro antenate.
Ermelinda non si rassegna a un orizzonte così corto. Forse perché ha avuto un padre la cui unica arma era una valigia sempre accanto alla porta, pronta ad accompagnarlo nel mondo, un lavoro dopo l’altro. Più che un emigrante, un sognatore. Partenze dettate più dal desiderio di andare oltre che dal bisogno.
Ho molto apprezzato, Angela, che la tua protagonista sia diversa dal modo in cui la narrativa recente racconta i personaggi femminili, donne sempre vessate, maltrattate, tormentate, che trovano nell’ottenimento di un risultato un riscatto per il passato, e mai il raggiungimento di un obiettivo, la realizzazione di un sogno. Personaggi sconfitti anche quando vincono, perché quella vittoria è solo affrancarsi da ciò che è stato, mai un mattone su cui costruire il futuro.
Ermelinda va avanti, e noi con lei, nella carriera che da operaia la porta a essere manager, perché in quei decenni è stato proprio così: l’ascesa sociale era alla portata di chiunque accettasse la sfida. Cosa è rimasto, oggi, di quell’orizzonte sconfinato? Sono stati anche gli anni del guadagno a tutti i costi, delle competenze svendute per amore dei “petroldollari”, delle delocalizzazioni delle fabbriche, dei tagliatori di teste.
Ma ho avuto spesso la sensazione, leggendoti, che ti rivolgi a noi lettori come fossimo dei viaggiatori del tempo, un po’ come alcuni personaggi della saga Outlander, che tornano nel passato per rimediare agli errori che hanno condizionato il futuro. Nel tuo romanzo possiamo fare tesoro del buono che abbiamo fatto e scartare gli sbagli. In fondo i libri sono anche questo, una finestra su ciò che è stato e su quello che verrà.
Simona Baldelli
Ultimo aggiornamento: Domenica 20 settembre 2026, 09:52





