Il ritorno di Marco Buticchi. JFK, Pasolini e Mattei: un romanzo per tre misteri
Il maestro dell’avventura firma il nuovo libro “Il comitato delle ombre” in uscita domani. Al centro del racconto oltre 60 anni di storia e alcuni tra i più grandi casi irrisolti del Novecento

Roma, 28 settembre 2026 – Aeroporto di Fontanarossa, Catania, fine ottobre 1962
L’aereo era fermo in uno spiazzo defilato dell’aeroporto di Catania. Sul muso recava il simbolo dell’Ente Nazionale Idrocarburi italiano, un cane a sei zampe. "Balleremo un po’, ingegnere", sentenziò il pilota osservando il cielo. "Credo di aver ballato più con lei che con mia moglie, Irnerio", rispose Enrico Mattei sorridendo. Irnerio Bertuzzi, il pilota, aveva totalizzato undicimiladuecento ore di volo, di cui seicento proprio su quel velivolo. Era un eroe pluridecorato della seconda guerra mondiale. Da qualche anno comandava la flotta privata dell’ente petrolifero italiano ed era il pilota di fiducia del presidente.
L’aereo, un bireattore subsonico Morane Saulnier 760 Paris, era stato scelto da Bertuzzi per le sue doti di affidabilità e resistenza. Qualità che avevano reso l’MS 760 molto popolare nelle aviazioni militari di mezzo mondo. "Dopo di lei, William", disse Mattei lasciando il passo verso i sedili al corrispondente da Roma del Times – William McHale – che avrebbe approfittato del volo per intervistare il presidente dell’ENI. Un colloquio che, nelle intenzioni del reporter, avrebbe lasciato il segno sulle prime pagine del quotidiano americano e avrebbe spianato la strada all’appuntamento col presidente Kennedy.
Il piccolo bireattore poteva imbarcare quattro passeggeri. Mattei prese posto nel sedile del secondo pilota. Bertuzzi spinse le manette e l’MS 760 si avviò verso la pista per il decollo. Enrico Mattei era stato un comandante partigiano. A fine guerra aveva ricevuto l’incarico di liquidare l’Agip, braccio del regime fascista nel ramo petrolifero. Mattei, invece, ristrutturò il gruppo, fondò l’Eni e ne divenne il dominus assoluto. Violando le regole non scritte delle multinazionali americane, sottoscrisse importanti contratti di approvvigionamento direttamente con i Paesi produttori, Unione Sovietica inclusa. Aveva fatto una breve puntata nella politica italiana, diventando parlamentare ma, una volta appresi i meccanismi di gestione del potere, era tornato alla sua Eni con grandi ambizioni di sviluppo. Mattei aveva capito quanto fosse necessario sensibilizzare i Paesi produttori e metterli in guardia dallo sfruttamento a opera delle multinazionali occidentali.
Le sue parole stavano facendo breccia nel mondo arabo con il rischio, per le compagnie del cartello petrolifero (Shell, Standard, BP, Mobil, Chevron, Gulf e Texaco) chiamate da Mattei le Sette Sorelle, di veder annullato il loro oligopolio. Anche il presidente Kennedy, da sempre poco conciliante con la politica delle major petrolifere americane, aveva cominciato a guardare con favore la politica dell’italiano nell’intricato e profondo pozzo dell’oro nero. Enrico Mattei era una persona capace, gli avversari lo consideravano un rivoluzionario, indipendente e assai pericoloso. Per questo erano in molti a volere la sua morte. Il viaggio in quota era stato tranquillo. Il piccolo jet viaggiava al di sopra delle perturbazioni a seicento chilometri all’ora. Quando iniziò la discesa, come Bertuzzi aveva previsto, il maltempo che imperversava al Nord Italia si fece sentire.
Il pilota impugnava con sicurezza la cloche e bilanciava le raffiche di vento con capaci correzioni di assetto. "Cinque minuti e siamo a terra", disse Bertuzzi. "Mi aziona il carrello, ingegnere?". Mattei partecipava sempre volentieri alle operazioni di decollo e atterraggio. Il cruscotto dell’MS 760 ebbe un sussulto e l’intero pannello con la strumentazione si sbriciolò in una nuvola di fuoco. Le fiamme e le schegge dell’esplosione investirono i tre occupanti della carlinga. Probabilmente Mattei, il pilota e il giornalista americano morirono sul colpo, risparmiandosi la terribile esperienza di precipitare. L’aereo si impennò, si capovolse e puntò in picchiata verso il suolo mentre l’esplosione e le sollecitazioni dell’aria smembravano la struttura del bireattore. Enrico Mattei, protagonista della rinascita di un’Italia a brandelli dopo il conflitto, morì così, alle 19.40 del 27 ottobre 1962. C’era la nebbia quella sera a Bascapè, nella campagna pavese.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 28 settembre 2026, 09:02





