Metti un falso Eco dentro una Bustina. L’Ia “dadaista” che sfida il semiologo
Spopola sul web una falsa rubrica dell’Espresso in cui il prof preconizza l’attuale Intelligenza artificiale. Ovviamente è frutto di un “prompt“ molto accurato. Sembra vera: ma solo a uno sguardo superficiale.

Roma, 4 ottobre 2026 – "Per fare un buon falso bisognava conoscere molto bene il vero". Di profetico c’è questa frase ne La bustina di Minerva “fake“ di Umberto Eco che ha ingannato tanti (anche molti che lo conoscevano di persona o che sostengono di conoscere bene il suo pensiero). Ma andiamo con ordine: da un paio di giorni circola sul web una Bustina di Minerva, la rubrica che Umberto Eco teneva ogni settimana su L’Espresso, dal titolo più che evocativo “La macchina che avrà letto tutto“. Un falso realizzato con l’Intelligenza artificiale, quasi un corto circuito culturale nell’era dell’Ia. Condivisa a ripetizione via social, nel giro di pochissime ore è diventata virale, così come la tesi che Eco stesso attraverso questo suo scritto avesse preconizzato l’avvento dell’Intelligenza artificiale. Dietro però a questa falsa Bustina c’è tale Ciro Ascione che rivendica con orgoglio l’operazione.
Un tempo non molto lontano – la stagione di Mind invaders, il debutto dei Luther Blissett, metà anni Novanta – questa operazione sarebbe stata definita un perfetto blitz di Guerriglia Culturale. Proprio in quella stagione tornarono d’attualità (e di moda) personaggi come Stewart Home e si ricominciò a parlare dell’Internazionale Situazionista, di Guy Debord e del recentemente scomparso Raoul Vaneigem. E andando ancora più indietro chissà quanto si sarebbe divertito Tristan Tzara se solo avesse avuto a disposizione gli strumenti di ora per creare le sue stampe dadaiste, lui che s’inventò il falso duello (era il 1919) con Hans Arp e mandò su tutte le furie il popolare scrittore J. C. Heer che non voleva che il suo nome fosse associato alle provocazione dadaiste.
Ma nel 2026 il tema della verifica nell’era digitale e dopo mesi in cui il dibattito sull’Intelligenza artificiale è diventato ancora più etico, è ormai cruciale. Come si riconosce un falso creato dall’Ia? Tornando alla Bustina di Eco e senza prendere la lente d’ingrandimento di Sherlock Homes, basta concedersi qualche istante per concentrarsi su due dettagli: il primo è il capolettera e il secondo è la data di pubblicazione di questa fantomatica e profetica Bustina.
Il capolettera innanzittuto: sotto la M si nota una parola deformata e che non ha alcun significato. Un’imperfezione che arriva dai generatori d’immagine. E già quell’elemento qualche dubbio poteva sollevarlo sulla veridicità della pubblicazione. Il secondo indizio, per restare al metodo Sherlock, che è poi quello che fa la prova, è proprio la data. E in questo caso si può ricorrere a una scorciatoia digitale, incrociando un paio di dati. L’11 aprile 2010 era una domenica e il giorno di uscita dell’Espresso è il venerdì. Quindi la data è inverosimile. E cercando negli archivi il 16 aprile 2010 nella vera rubrica di Eco il titolo era “Alto, medio, basso“.
Il testo apocrifo a una prima lettura può effettivamente trarre in inganno, sorvolando anche su Teofrasto di Melitene (era di Ereso, ma a Melitene o Mitilene visse). Un po’ perché Eco nei suoi scritti è sempre apparso profetico. E un po’ perché lo stile è proprio il suo. O meglio gli assomiglia così tanto, che può essere scambiato per il suo. Quindi la struttura della rubrica è più credibile. C’è tutto quello che ci aspettiamo da Eco: erudizione, citazioni medievali, mescolanza tra alto e basso e perfino un po’ d’ironia. E probabilmente se ora ci mettessimo davanti a un qualsiasi modello d’Intelligenza artificiale, compilando accuratamente il prompt e chiedendo che ci scriva un testo come lo scriverebbe Umberto Eco, otterremmo lo stesso risultato.
Ma l’aspetto culturalmente più irriverente, pensando che sono trascorsi dieci anni dalla morte di Eco, è che la vittima (se così può essere definito il semiologo in questo caso specifico) sia colui che più di altri e più ancora nei romanzi rispetto ai saggi, si sia occupato del confine labile che distingue il vero dal falso, la realtà dalla simulazione. E lì forse solo un incrocio attento delle tre memorie di cui disponiamo, secondo la classificazione fatta dallo stesso Eco, quindi vegetale (libri), organica (ciò che custodiamo ed elaboriamo nel nostro cervello) e digitale (il silicio) può aiutarci. Che in fondo altro non è che uno spirito critico affinato a questi tempi.
Ultimo aggiornamento: Domenica 4 ottobre 2026, 11:06





