Produrre senso, offrire l’inaspettato. Come traghettare i libri nel futuro
A Roma il convegno su “Cultura e sviluppo sostenibile“: un confronto tra editori, librerie e la politica del nostro Paese

*
Per riflettere sull’editoria e sul suo futuro bisogna partire da ciò da cui tutto prende origine: l’atto del leggere. È da questa premessa che nasce l’iniziativa promossa dal Gruppo Feltrinelli “Cultura e sviluppo sostenibile: il ruolo cruciale del sistema editoriale per il futuro del Paese” che si tiene domani a Roma. Un’occasione per interrogarsi non solo sul futuro del libro, ma sul ruolo che un editore può e deve assumere oggi nella società. È una domanda tanto più necessaria quanto più radicalmente è cambiato il contesto nel quale si pubblicano i libri. Sono cambiati i media, le abitudini e le forme della conversazione pubblica, mentre è diventata più serrata la competizione per il nostro tempo e per la nostra attenzione.
In questo scenario, credo che il compito dell’editore non sia diventato meno importante. Un editore è certamente un imprenditore: investe nella produzione e circolazione dei libri e deve costruire un’impresa capace di crescere e durare. Ma è, allo stesso tempo, un curatore. Sceglie, seleziona, costruisce un catalogo. E attraverso le sue scelte esprime una visione. È questa doppia natura a rendere particolare il nostro mestiere, che non consiste semplicemente nel produrre contenuti. Consiste nel produrre senso. È una distinzione necessaria: in un contesto di informazioni, immagini, opinioni, stimoli infiniti e tempo limitato, il valore della mediazione è sempre più prezioso. Qui risiede il ruolo dell’editore. Quando tutto è accessibile, il problema non è soltanto poter raggiungere un contenuto, ma capire su cosa soffermarsi e a cosa dedicare attenzione. Il catalogo è la manifestazione più evidente di questa responsabilità. Non è soltanto la somma dei libri pubblicati. È una conversazione che attraversa gli anni, mette in relazione opere e autori diversi e permette al presente di dialogare con ciò che lo ha preceduto.
Per questo la logica editoriale non coincide con quella dell’immediatezza. Non tutto ciò che merita attenzione è immediatamente visibile; non tutto ciò che avrà valore nel tempo è destinato a ottenere una risposta istantanea. Il criterio editoriale serve precisamente a questo: assumersi il rischio di una scelta. Non basta difendere la lentezza del libro dalla velocità del presente. Se vogliamo che la lettura continui ad avere un posto centrale nella vita delle persone dobbiamo tornare a parlare anche del piacere di leggere. Leggiamo perché vogliamo conoscere il seguito di una storia, capire ciò che ci era sfuggito, o perché una frase dà forma a un vissuto prima inespresso.
Leggiamo per conoscere, ma la conoscenza che passa attraverso un libro è inseparabile dall’esperienza viva di quel libro. Quando un libro ci coinvolge, vogliamo parlarne con altri, confrontarci, consigliarlo. È un’esperienza individuale che tende naturalmente a uscire dalla pagina. Da qui nasce una parte essenziale della funzione contemporanea delle librerie. Per trovare il libro che stavamo cercando, certo, ma la libreria è ancor più preziosa quando ci permette di incontrare ciò che non cercavamo, aprendoci alla sorpresa, all’imprevisto e alla relazione con le altre persone. È qui che la lettura manifesta pienamente la propria natura sociale e la responsabilità culturale incontra quella imprenditoriale.
Costruire un sistema editoriale sostenibile non significa soltanto fare in modo che l’impresa continui a esistere, ma creare le condizioni perché continui a esistere la relazione tra autori, editori, librai e lettori. Si tratta di una relazione fondata sulla fiducia: che ciò che arriva al lettore sia passato attraverso un criterio, ma anche che un editore sia ancora capace di sorprendere, di fare incontrare una voce con un pubblico che ancora non sapeva di cercarla.
Forse è proprio questa una delle funzioni più importanti dell’editoria contemporanea: l’editore deve conservare la capacità di proporci ciò che non sapevamo di aspettare. Per farlo, però, deve ascoltare. Il rapporto tra un editore e i suoi lettori non può essere pensato come una comunicazione a senso unico: richiede di conoscere il contesto e, contemporaneamente, provare ad allargarne l’orizzonte. È in questo equilibrio che vedo la responsabilità dell’editore. Non aggiungere semplicemente nuovi contenuti al rumore del presente, ma scegliere, dare senso, creare piacere e generare conversazioni continuando così a fare quello che i libri fanno da sempre: orientarci nel mondo senza imporci una direzione, ma aiutandoci a trovare la nostra.
*Direttore Generale
Polo Contenuti,
Gruppo Feltrinelli
Ultimo aggiornamento: Lunedì 28 settembre 2026, 05:36





