“Peccato“: l’irresistibile Fanelli diventa una serie
"Pensavate di aver visto tutto? Pensavate di aver sentito tutto? No, no! No norononnono!" Quando vedrete Peccato, la serie con...

"Pensavate di aver visto tutto? Pensavate di aver sentito tutto? No, no! No norononnono!" Quando vedrete Peccato, la serie con e di Emanuela Fanelli (40 anni) presentata a Venezia 83 finirete per ripetere all’infinito anche voi il tormentone di cui la sua versione del futuro abusa dal bancone di Striscia la notizia, condiviso con Paola Cortellesi. Una delle tante trovate immaginate dall’attrice insieme a Giulio Somazzi e al regista e co-sceneggiatore Valerio Vestoso presente nei sei episodi disponibili dal 2 ottobre su HBO Max. Una serie mockumentary ambientata nel 2049 in cui l’attrice, qui ormai 63enne, vive in un paesino sperduto della Valle d’Aosta. Niente più set, flash dei fotografi, copertine o interviste. Il suo nome è caduto nell’oblio, colpa anche di una brutta storia giudiziaria. Almeno fino a quando Malcolm Pagani non si mette sulle sue tracce deciso a intervistare lei e una serie di volti noti di cinema e tv – da Alessandro Borghi a Sabrina Ferilli – con l’obiettivo di svelarne l’enigma.
"È Emanuela Fanelli, certo, ma distante da me", spiega l’attrice che al Lido ha sorpreso tutti presentandosi con trucco e parrucca della sua versione del futuro. "L’idea è nata guardando dei documentari dedicati a persone ancora giovani e incentrati sulla retorica dell’inciampo che ti permette di correre ancora più veloce", racconta l’attrice. "Io volevo raccontare un fallimento puro, partendo da me e un momento felice della mia carriera per immaginare l’ascesa e il tracollo di questa donna. Però – continua – ci sembrava bello che, dopo le risate, il pubblico potesse dire: “Mi sono emozionato“. Oppure che questa donna – insopportabile, egocentrica, mitomane e presuntuosa – potesse fare tenerezza".
Tra Cortellesi Presidente della Repubblica, Fanelli regista di un cult intitolato Pasticciona in amore e una miriade di citazioni pop, Peccato è un tripudio di autoironia. "Non credo che oggi le interessi, però se un giorno volesse potrebbe riuscire anche in quello", scherza Fanelli, parlando della collega che l’ha diretta in C’è ancora domani. "Abbiamo scritto quello che ci fa ridere e tutti sono stati complici, accettando il loro ritratto attraverso la lente del surreale. Non c’erano limiti. E la prima che viene presa in giro sono io".
Confrontandosi con le dinamiche della fama, Peccato è "un pretesto per raccontare la storia di una donna che, dopo essersi raccontata tante bugie, dice: “Forse questa non era la vita che volevo“". "Che credo sia una cosa umana che succede a tutti", osserva Fanelli che riflette anche sul suo rapporto con il successo. "Ho avvertito il rischio di farmi definire da questo mestiere. Il David di Donatello è stato un onore. Amo questo lavoro, ma ciò che mi smuove i sentimenti nella vita reale è altrove. Ho capito di non dover far coincidere chi sono con quello che faccio per non trasformarlo nel metro della mia felicità".
Ultimo aggiornamento: Venerdì 11 settembre 2026, 05:18





