Robert Del Naja arrestato a Liverpool: la lunga battaglia dei Massive Attack per la Palestina
Il frontman dei Massive Attack esponeva un cartello a sostegno di Palestine Action. È il secondo arresto del musicista nel 2026, ma l’impegno della band per la causa palestinese ha radici molto più lontane

Liverpool, 28 settembre 2026 – Secondo arresto del 2026 per Robert Del Naja dei Massive Attack per avere manifestato pubblicamente sostegno a Palestine Action, organizzazione messa al bando dalle autorità britanniche per terrorismo. Del Naja è stato fermato dalle forze dell’ordine lo scorso sabato 26 a Liverpool, all’esterno della sede della conferenza annuale del Partito Laburista.
Le immagini dell’arresto sono state diffuse via social dal gruppo di attivisti Defend Our Juries: Del Naja è seduto con un cartello scritto a mano recante le frasi “I oppose genocide. I support Palestine Action” (Mi oppongo al genocidio. Sostengo Palestine Action). Al musicista si avvicinano alcuni agenti e cercano di convincerlo ad allontanarsi, spiegando che il sostegno a un’organizzazione proscritta costituisce un reato. Del Naja risponde che non riconosce il reato e dopo un breve dialogo viene arrestato. Poche ore prima del fermo, il musicista era apparso in un messaggio video insieme a Huda Ammori, cofondatrice di Palestine Action, e all’avvocato Michael Mansfield in cui chiedeva al governo britannico di rimuovere l’organizzazione dalla lista dei gruppi proscritti per atti di terrorismo.
Per Del Naja si tratta del secondo fermo in circostanze simili: lo scorso 11 aprile, durante una manifestazione a Londra contro la messa al bando di Palestine Action, aveva esposto un cartello con lo stesso messaggio ed era stato arrestato. In quell’occasione, la polizia aveva arrestato più di 500 manifestanti.
Palestine Action: è terrorismo?
La questione di Palestine Action è particolarmente controversa e la causa legale che riguarda l’organizzazione è ancora aperta. Si tratta di un gruppo di attivisti nato nel 2020 per condurre campagne di azione diretta contro aziende accusate di fornire armi o tecnologia militare allo stato di Israele, attraverso proteste, occupazioni e incursioni nelle strutture industriali. Nel 2025 il governo britannico ha deciso di inserirlo nella lista delle organizzazioni proscritte, in base al “Terrorism Act 2000”, perché alcune delle azioni intraprese dal gruppo hanno arrecato a proprietà e infrastrutture danni così rilevanti da poter essere classificati come atti di terrorismo. Dal 5 luglio 2025 l’appartenenza e il sostegno a Palestine Action sono considerati reato. L’organizzazione ha fatto ricorso contro la decisione presso l’Alta Corte britannica, che ha stabilito a febbraio del 2026 che la proscrizione era sproporzionata, pur riconoscendo che alcune delle iniziative dell’organizzazione erano definibili come atti di terrorismo. A giugno 2026 la Corte d’appello britannica ha ribaltato il giudizio dell’Alta Corte e confermato la proscrizione ma la questione è ancora oggetto di ricorso presso la Corte Suprema.
I Massive Attack, attivisti pro-pal
Dal punto di vista legale, Del Naja paga l’espressione pubblica di sostegno a un’organizzazione considerata terroristica. Il musicista però ritiene che la proscrizione di Palestine Action sia illegittima: di qui la sua dichiarazione agli agenti. Al di là di questo ultimo episodio, Del Naja e i Massive Attack sono da tempo schierati a sostegno della causa palestinese. La band non si esibisce volutamente in Israele dal 1999, esercitando un boicottaggio culturale per protestare contro la situazione dei palestinesi ma si è esposta in molte altre occasioni. Fra le iniziative più importanti, c’è la partecipazione con altre centinaia di artisti, nel settembre 2025, a “No Music for Genocide” per chiedere di impedire lo streaming della propria musica sulle piattaforme in Israele. La band ha anche chiesto ai discografici di essere rimossa da Spotify per protestare contro gli investimenti del CEO della piattaforma, Daniel Ek, in tecnologia militare.
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A giugno del 2025 i Massive Attack hanno suscitato una forte polemica per aver mostrato durante un concerto un montaggio filmato in cui compariva anche l’ex leader di Hamas Yahya Sinwar, scatenando le proteste dell’attivista israeliano Hen Mazzig e dell’associazione UK Lawyers for Israel, una polemica poi rientrata senza strascichi legali.
Lo scorso 29 luglio, durante uno show a Singapore, la band aveva mostrato una bandiera palestinese sul palco. Dopo il concerto, tutti i membri della band sono stati trattenuti e interrogati dalle autorità.
Dal sostegno a Macklemore all’arresto
Inevitabilmente, i Massive Attack sono intervenuti sul caso dell’esclusione di Macklemore dal tour di Ed Sheeran, per aver fatto riferimento alla questione palestinese durante un concerto. Prendendo le difese del rapper, la band ha denunciato il tentativo di metterlo a tacere: “Nessun artista dovrebbe tollerare la censura di un altro artista, qualunque sia la quantità di denaro in gioco”.
Il nuovo arresto dimostra una volta di più che il tema dei diritti dei palestinesi è un argomento su cui Del Naja e i Massive Attack non hanno intenzione di mollare la presa.
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 28 settembre 2026, 14:10








