Chemena Kamali, la stilista favorita per Saint Laurent: tedesca, firma di una femminilità romantica e sensuale, a Chloé dal 2023
Anthony Vaccarello lascia Saint Laurent dopo dieci anni, Kamali per la successione alla direzione creativa. Sullo sfondo l’ipotesi Pierpaolo Piccioli che si muoverebbe da Balenciaga

Milano, 9 ottobre 2026 – Anthony Vaccarello lascia Saint Laurent dopo dieci anni. E la scena che resta è quella di un bambino: Luca, al quale il padre, al termine dell’ultima sfilata, restituisce il portafortuna ricevuto da lui. Intorno, ori monumentali e Tour Eiffel; in mezzo, un affetto delle dimensioni di un palmo. Poi ricominciano i calcoli.
La favorita per la successione è Chemena Kamali, indicata come l’erede attesa, mentre la maison deve ancora annunciare la nuova guida. Tedesca, classe 1981, formata alla Central Saint Martins con Louise Wilson, Kamali ha lavorato da Chloé con Phoebe Philo e Clare Waight Keller; dal 2016 è stata responsabile del design delle collezioni donna di Saint Laurent per Vaccarello. Conosce dunque la casa dal lato meno fotografato: quello in cui un’intuizione deve diventare un abito.

Tornata da Chloé come direttrice creativa nel 2023, ha restituito riconoscibilità a una femminilità romantica e sensuale: bluse ariose, trasparenze, ricordi degli anni Settanta, una libertà che conserva ottimi rapporti con il conto corrente.
La candidatura possiede una logica: esperienza interna, conoscenza del prodotto, una voce autonoma maturata altrove.
Nel piano di aprile, Kering indicava per Saint Laurent un guardaroba da giorno più ampio, più spazio all’uomo e una pelletteria di fascia superiore. Kamali sa lavorare sul quotidiano: qui una ragione industriale si intravede.
Il secondo nome, assai meno accreditato, è Pierpaolo Piccioli. Il suo eventuale approdo a Saint Laurent rimane una voce di corridoio. Le indiscrezioni sull’uscita da Balenciaga hanno invece raggiunto Luca de Meo, amministratore delegato di Kering: il 30 settembre ha risposto che erano “rumors che non voglio commentare”.
Piccioli ha trascorso venticinque anni da Valentino, guidandone la creatività prima con Maria Grazia Chiuri, poi dal 2016 al 2024 in autonomia. Ha portato nella couture un senso del colore, del corpo e della dignità personale che avrebbe parecchio da dire all’eredità di Yves. La cronologia lascia esterrefatti: in carica da Balenciaga dal luglio 2025, ha debuttato in ottobre. Saremmo a un nuovo trasloco appena un anno dopo la prima sfilata.De Meo aveva preannunciato cambiamenti.

I numeri rendono comprensibile l’urgenza: Kering ha chiuso il 2025 con 14,7 miliardi di euro di ricavi, il 13% in meno rispetto al 2024; l’utile operativo ricorrente è sceso del 33%, a 1,63 miliardi. Il margine operativo ricorrente si è ristretto dal 14,5% all’11,1%. Il nervosismo ha una base aritmetica precisa. Il rimedio, invece, merita argomenti all’altezza del problema. Prendiamo Saint Laurent. Nel 2022 fatturava 3,3 miliardi di euro; nel 2025 è scesa a 2,643 miliardi, con un calo dell’8% sull’anno precedente. Rispetto al 2022 mancano 657 milioni di ricavi.
Nello stesso arco di tempo, l’utile operativo ricorrente è passato da 1,019 miliardi a 529 milioni: quasi dimezzato. Il margine è sceso dal 30,9% al 20%. Sono cifre serie. E quel 20% rimane superiore all’11,1% consolidato di Kering, che comprende altre attività e costi centrali.
Saint Laurent conserva una redditività che merita un ragionamento meno sbrigativo del cambio di firma. Nel primo semestre 2026, poi, Kering ha annunciato il ritorno alla crescita di Saint Laurent. Il gruppo ha registrato 7,22 miliardi di ricavi, in calo del 3% a cambi correnti ma in progresso dell’1% a cambi e perimetro costanti. La ripresa è iniziale, diseguale, eppure esiste. Vaccarello lascia mentre la sua maison ricomincia a muoversi nella direzione desiderata.
Questo rende ancora più urgente capire il nesso fra la diagnosi e la sostituzione. Anche la storia del fatturato richiede qualche cautela prima di trasformarsi in un processo allo stilista. Dietro una flessione entrano dunque scelte commerciali, distribuzione, prezzi, geografie. Quale quota del problema si attribuisce ai vestiti? Quale alla strategia con cui vengono venduti? La domanda interessa anche chi quei vestiti li paga.
Per Balenciaga, i conti pubblici impongono una distinzione. Nel 2025 il comparto “Other Houses”che comprendeva la griffe insieme a McQueen, Brioni e alle maison di gioielleria, ha registrato 2,9 miliardi di ricavi, in calo del 10%, e una perdita operativa ricorrente di 112 milioni, contro i 9 milioni del 2024. Il dato appartiene a un insieme di aziende. Trasformarlo nella pagella personale di Piccioli sarebbe una comoda scorciatoia.
Kering ha segnalato per Balenciaga un secondo trimestre 2026 difficile, durante la transizione creativa, senza diffondere risultati individuali. Fra una sfilata, la produzione, l’arrivo nei negozi e gli acquisti esiste un tempo materiale. Perfino un amministratore delegato deve farci i conti.
Onestamente, il motivo di questo incessante viavai ci sfugge. L’urgenza finanziaria è documentata; il vantaggio di interrompere così presto un progetto deve ancora essere dimostrato. Alla responsabilità dello stilista sulle collezioni deve corrispondere quella dei vertici su prezzi, investimenti e continuità. Si vende ai clienti un’eredità, si pretende fedeltà, si esalta il valore del tempo: poi il tempo diventa un lusso concesso con avarizia proprio a chi dovrebbe dare senso a tutto il resto. Un’idea di cultura che assomiglia pericolosamente a un contratto d’affitto. Luca tenga stretto quel portafortuna. Gli adulti, intanto, ci spieghino il senso di queste partenze.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 9 ottobre 2026, 11:22







