ll nostro continente si è unito ormai quasi 70 anni fa con l'obiettivo di unire gli uomini e le donne d'Europa sotto a una bandiera, degli ideali e degli obiettivi comuni. Eppure mai come oggi quella spinta unitaria e quella guida sembrano essersi smarrite. Ci sono guerre, dazi, divisioni e nuove incomprensioni che ingessano e rischiano di smantellare l’infrastruttura voluta da Alcide De Gasperi, Jean Monnet, Robert Schuman e Paul-Henri Spaak nel 1951 e fatta poi crescere e ampliare pervicacemente da decine di europeisti provenienti dai vari Paesi.
Il sogno europeo si mostra oggi frammentato ed evanescente proprio negli anni in cui dovrebbe invece dimostrarsi forte e coeso. A interrogarsi sulla Ue del presente, che riflette inevitabilmente quella del futuro, ci saranno esperti e analisti a dialogo con i cavalieri del lavoro.
Insigniti di questa grande onorificenza dalle mani del Presidente della Repubblica, come per la prima edizione di We will work saranno i Cavalieri del Lavoro i protagonisti di ognuna delle tre puntate del podcast, dedicate ai tre panel del convegno di giugno.
L’ultimo pilastro di una nuova Europa è poi in fondo il primo. E’ una riforma dell’ordinamento e delle istituzioni vigenti che riparta dal fallimento di Nizza per dotare la Ue di una macchina più agile, snella e incisiva. Dal superamento del diritto di veto all’istituzione di dipartimenti comuni alla difesa, allo sviluppo e alla politica estera, passando per una più chiara attribuzioni dei poteri che trasformi l'Europa dei cavilli in un’Europa politica, capace di acquisire reale potere sovranazionale per un bene e un interesse comuni. E’ questa forse l’impresa più difficile delle tre che Bruxelles è chiamata oggi a compiere. Di mezzo ci sono i nazionalismi, i timori e gli interessi politici. Eppure settant’anni di governo comunitario non sono passato invano. Le istituzioni europee sono oggi mature per riprendere il cammino che porto a dei veri Stati Uniti d’Europa che finalmente vedano i benefici di mercato superare i vincoli dei regolamenti astrusi che, se non supportati da un indirizzo forte e unitario, inevitabilmente si traducono in un freno alla crescita.
Ne parliamo con: