Campo largo, rebus primarie. Verso la sfida Schlein-Conte. Gori ipotesi per i riformisti
Archiviate le Comunali, il centrosinistra apre il percorso verso le Politiche 2027. Oltre alla selezione della leadership, resta il nodo della “gamba di centro”

Roma, 10 giugno 2026 – Esaurite le ultime schermaglie comunali, si è inaugurata da ieri la rincorsa ufficiale verso le Politiche 2027. Sfida che il centrosinistra confida di ingaggiare in forza del campo trilaterale Pd-M5s-Avs consolidato nell’ultimo triennio di opposizione "testardamente unitaria" guidata dalla segretaria dem Elly Schlein che ha ottenuto buoni riscontri nelle elezioni locali, seppur ancora monco della gamba di centro, come rileva un autorevole leader della coalizione. Mentre il centrodestra intende affrontarla in forza della riforma elettorale proporzionale con premio di maggioranza e indicazione del premier intesa a sancire un risultato sicuro il giorno stesso delle elezioni. Anche se per questo all’alleanza col generale Roberto Vannacci, che questo fine settimana riunisce a Roma la costituente di Futuro Nazionale, si profila imprescindibile per vincere.
La riforma elettorale rimane il nodo tecnico dirimente. Le prime proposte della maggioranza si sono dimostrate non esenti da contraddizioni anche rispetto alle indicazioni della Corte costituzionale e il Colle. Ma si può ragionevolmente presagire che la maggioranza aggiusterà la proposta in modo da avere uno schieramento vincente nel caso che superi il 42%; altrimenti invece si ripiegherà sul sistema proporzionale puro e le sue pastoie tecnocratiche imposte dalle compatibilità istituzionali e internazionali. I tempi comunque si allungano. E la prima lettura alla Camera di profila per l’estate.
Al centrosinistra non conviene andare a vedere né emendare la proposta del centrodestra, in modo da far valere la contestazione contro la modifica delle regole del gioco già vincente al referendum. Perciò la linea condivisa è quella dell’opposizione a priori. Il campo largo potrebbe del resto avvantaggiarsi della riforma che restituisce rappresentanza e eletti al Nord, specie nel caso in cui la destra scegliesse di disertare l’ormai determinante alleanza con Vannacci.
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Al netto di ciò, il campo progressista è imballato di fronte a tre temi cruciali: l’allargamento del perimetro al momento triangolare della coalizione all’indispensabile lato di centro, la selezione della premiership, ma anche quella delle priorità programmatiche, che appaiono piuttosto divaricate tra classe dirigente e base militante, patrimoniale, pace e disarmo in primis.
Per quanto riguarda la gamba di centro, venerdì si riunisce la costituente dei Civici organizzata dall’assessore romano Alessandro Onorato e mallevata dal dem Gianfranco Bettini, che punta ad aggregare appunto le esperienze civiche mettendole a disposizione dell’eventuale lista moderata. Il sogno era affidare la guida dell’arcipelago riformista alla sindaca di Genova Silvia Salis, che si è chiamata e continua a chiamarsi accortamente fuori da una disputa "divisiva". Invece potrebbe essere l’ex sindaco di Bergamo ed eurodeputato dem Giorgio Gori ad assumere la guida della componente moderata in vista delle primarie, dato che sul suo nome possono convergere senza pregiudiziali tutte le componenti, da quella renziana a quella dem e civica. Un’ipotesi data per molto probabile ormai.
Trattandosi però di primarie "contendibili" tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, rilevano alcuni autorevoli dirigenti della coalizione che potrebbero risolversi a scapito della rappresentanza dell’auspicata gamba di centro. La cui importanza non sfugge a nessuno, ma che potrebbe rimare stritolata nel gioco delle primarie. Perciò c’è chi continua a auspicare un’intesa al tavolo dei partiti. Senza escludere che altrimenti si possa sottoporre al giudizio della base anche la patrimoniale e la pace.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 10 giugno 2026, 08:19








