Guerra Israele-Iran, altalena dei prezzi del petrolio. Lagarde: inflazione a rischio rialzo
Occhi puntati sullo stretto di Hormuz, gestito dall’Iran, da cui passa dal 20 al 30% di greggio globale. Trump: "Non bloccatelo". Ma la decisione è stata già avallata da Teheran. Il Brent in calo del 6% a New York.
Roma, 24 giugno 2025 – Gli occhi del mondo sono puntati ogni giorno di più sullo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo strategico, controllato dall’Iran, tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman. Uno dei ’choke point’ più importanti del pianeta per il traffico di petrolio: vi transita circa il 20% del greggio e il 30% del gas Gnl mondiali trasportati via mare. E, per quanto i protagonisti della rotta commerciale, a cominciare dalla Cina, tendano a escludere operazioni di blocco da parte dei Pasdaran perché sarebbero autolesioniste, non manca chi ipotizza una "mossa della disperazione" che destabilizzerebbe i mercati globali, con ricadute drammatiche per cittadini e imprese. E, del resto, il Parlamento di Teheran ha approvato preventivamente una tale decisione, se il Consiglio supremo di sicurezza nazionale dovesse prenderla.

La sola altalena di rumors su possibili azioni dell’Iran su Hormuz ha prodotto variazioni significative nei prezzi del petrolio (il Brent è arrivato a 77,88 dollari, prima di scendere) e del gas (+2%, poi il calo), oltre che sulle Borse con quotazioni volatili. Ma dopo l’attacco missilistico contro le basi militari Usa in Qatar, il prezzo è calato addirittura del 6%, segno che le petroliere hanno continuato a navigare attraverso lo Stretto e i mercati hanno attenuato i timori.
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Quello che sta accadendo non è niente rispetto allo scenario più pessimista, ma considerato al momento improbabile. "Se chiudesse lo Stretto di Hormuz il petrolio schizzerebbe a 200 dollari, ma è un’ipotesi estrema", prevede Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. E, a ben vedere, l’aumento dei prezzi del petrolio arriva velocemente anche alle pompe di benzina. I rialzi registrati venerdì sui listini si riversano sulle medie dei prezzi praticati alla pompa, che balzano ai massimi da inizio aprile. La benzina self service si attesta in media a 1,748 euro il litro, il diesel self service a 1,670, mentre la benzina servito a 1,886 e il diesel servito a 1,806. La verde su alcune autostrade sfonda già la soglia dei 2,3 euro sul servito.
"Non c’è dubbio che certamente nel breve termine, se questo rischio (la chiusura dello Stretto, ndr) si materializzasse, ci sarebbero conseguenze inflazionistiche", avvisa la presidente della Bce Christine Lagarde. Il risultato è che "non ci impegniamo in anticipo su un percorso specifico per i tassi". Da qui anche e soprattutto il pressing mondiale perché lo Stretto resti aperto. "Tenete bassi i prezzi del petrolio. Vi sto guardando. State facendo il gioco del nemico. Non fatelo", minaccia a largo raggio Trump su Truth. "Incoraggio il governo cinese a contattarli in merito, perché dipendono fortemente dallo Stretto di Hormuz per il loro petrolio", insiste Marc Rubio, segretario di Stato Usa. E i cinesi non si fanno attendere.
Il Golfo Persico e le acque circostanti "sono importanti per il commercio internazionale di merci ed energia. Mantenere sicurezza e stabilità nella regione è nell’interesse della comunità internazionale", spiega il portavoce del ministero degli Esteri cinese. E altrettanta preoccupazione monta anche in Europa. Nel frattempo, anche con lo Stretto aperto, già tre navi cisterna hanno cambiato la loro rotta per evitare il nevralgico passaggio via mare. E Stefano Messina, presidente di Assarmatori, l’associazione degli armatori aderente a Conftrasporto-Confcommercio, è netto sui rischi che lo shipping correrebbe se l’Iran dovesse decidere la chiusura: "Per quanto riguarda l’Europa e quindi l’Italia il problema maggiore sarebbe probabilmente una nuova ondata di rincari record per i prodotti energetici che si ripercuoterebbe anche sui beni di consumo.
Ultimo aggiornamento: Martedì 24 giugno 2025, 07:55








