Trasferimenti di migranti, l’Olanda si unisce al Nord. Piantedosi: polemiche sterili
I Paesi Bassi sulla scia di Germania, Svizzera, Austria, Svezia e Finlandia. Il ministro dell’Interno: "Numeri molto bassi. La Spagna? È una nazione sorella"

Roma, 22 agosto 2026 – "Il governo Meloni è quello che ha riaccolto meno ‘dublinanti’ rispetto a tutti governi precedenti". Parola del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, accorto ex prefetto in quota Lega e altrettanto vicino alla premier, che interviene con una lunga intervista all’agenzia Ansa per sostenere la posizione di Palazzo Chigi rispetto al picco di emergenza migratoria dalle coste africane conclamato dall’ondata di arrivi a Ceuta e la conseguente sospensione degli accordi di libera circolazione di Schengen da parte italiana; che ha a sua volta indotto i partner europei a sollevare il tema del rinvio dei richiedenti asilo ai paesi di primo approdo come il nostro. Circa 24 mila persone attualmente all’estero su 80mila richieste di presa in carico all’Italia come paese di primo approdo, stando ai numeri forniti dalle fonti di informazione.
La sospensione di Schengen, ovvero "la temporanea reintroduzione dei controlli alla frontiera, si è resa necessaria a causa di oggettive condizioni di pericolo", secondo Piantedosi. Che formula l’auspicio che "al più presto vengono meno i motivi alla base del provvedimento". In quanto invece alla questione ‘dublinanti’, che vige con successive variazioni dal 2002 (a rinnovamento della convenzione del 1990), per il titolare del Viminale "dovranno essere finalmente tutti gli Stati membri a farsi carico del peso della pressione migratoria, che non viene più scaricata solo sui paesi di primo ingresso, come avveniva nel passato, anche con la sudditanza complice di alcuni di coloro che oggi ci criticano".

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Sebbene in vero si stia allungando la lista dei paesi che intendono rinviare all’Italia i richiedenti asilo di primo approdo: ultima l’Olanda, dopo Germania, Svizzera, Austria, Svezia e Finlandia; per non dire della rigida avversione all’immigrazione dell’Ungheria post-orbaniana. La Francia puntando invece sulla cooperazione con Roma per ridurre le partenze da Libia e Tunisia; mentre Madrid ha indicato nei meccanismi di solidarietà previsti dal Patto la strada per affrontare la questione e la Danimarca socialdemocratica sodale con Meloni sulle migrazioni per ora rimane defilata.
"Grazie ai nuovi meccanismi di ‘solidarietà obbligatoria’ viene riconosciuta la necessità di dare un supporto concreto ai Paesi maggiormente esposti, come l’Italia" sostiene Piantedosi in merito a "strumenti quali la possibilità di ricollocazione, la compensazione e più in generale regole che puntano ad un rafforzamento del controllo delle frontiere esterne dell’Unione". Convinto che il motivo delle polemiche europee sia anzitutto "ispirato alla volontà di parlare all’opinione pubblica" dei singoli paesi sull’emergenza migratoria, il ministro dell’Interno sostiene che non ci siano automatismi e che "saremo sempre noi a dover concordare il rientro". Anche se non è questo l’atteggiamento della maggioranza dei partner europei.
Piantedosi minimizza le dimensione della questione, parlando di "numeri molto bassi" e di casi sinora sollevati dagli altri paesi rispetto all’Italia. Sta di fatto che il ritorno dei ‘dublinanti’ di primo approdo nello Stivale e poi trasferitisi in altri paesi per l’Italia può tradursi nel rientro di 24.152, che secondo una stima Eurostat sono le richieste ricevute nell’ambito del sistema dublinese nel 2025. Sono state in tutto 80mila le richieste all’Italia, poi respinte, di presa in carico dei cosiddetti ‘dublinanti’ dal 5 dicembre 2022 (data della circolare del ministero dell’Interno che ha bloccato i rientri) al 31 dicembre 2025. Si tratta di istanze a fronte delle quali secondo il ministero il nostro Paese ha azzerato ogni trasferimento.
Ultimo aggiornamento: Sabato 22 agosto 2026, 09:05








