Salis salva grazie al Ppe. Immunità per un solo voto. Scontro tra Salvini e Tajani
L’Eurocamera mette al riparo l’eurodeputata di Avs dalle carceri ungheresi. Franchi tiratori in azione: decisivi i popolari. Lei: "Siamo tutti antifascisti". La Lega accusa FI: "Avete tradito col trucchetto del voto segreto". L’ira di Orban.

Elena G. Polidori
Ilaria Salis non torna in carcere in Ungheria. L’eurodeputata di Avs si è salvata di nuovo e per un solo voto. Nello scrutinio segreto, nella plenaria del Parlamento europeo, su 628 votanti, i favorevoli a mantenere l’immunità sono stati 306, i contrari 305, gli astenuti 17. Il Ppe ha chiesto di ripetere il voto, per via di un problema tecnico alla scheda dell’eurodeputato Markus Ferber, ma l’istanza è stata respinta dalla presidente Roberta Metsola.
"La Lega vorrebbe vedermi marcire in Ungheria – ha dichiarato a caldo Salis, ormai lontana dall’incubo Orban (che ha espresso tutta la sua rabbia per l’esito del voto) – sono fascisti, ma la democrazia è antifascista. I veri traditori sono loro, che consegnerebbero una loro concittadina a un regime autoritario". Eppure, a salvare Salis è stato proprio un voto arrivato dal centrodestra. O meglio: da qualcuno di area Ppe, ma anche Ecr è sotto la lente. A domanda sul nome del – o dei – "traditori", come lo ha subito bollato Matteo Salvini, Salis ha risposto perentoria: "Non lo dirò mai".
Solo che quel voto di scarto ha riportato a galla la ruggine tra i due vicepremier Salvini e Tajani, con il primo che si è scagliato contro Forza Italia con i consueti toni sopra le righe. "Col trucchetto del voto segreto, richiesto dai gruppi di sinistra – ha commentato, velenoso – anche qualcuno che si dice di ‘centrodestra’ ha votato per salvare la signora Salis dal processo. Vergogna!".
E mentre il luogotenente europeo di Giorgia Meloni, Nicola Procaccini, tentava di sviare l’attenzione dall’alveo del centrodestra accusando "la sinistra italiana e europea" di non voler perseguire Salis ("gettano la maschera. È una vergogna!"), il leader azzurro rispondeva per le righe all’omologo del Carroccio: "Le calunnie, gli insulti non li accettiamo, non c’è nessuno che tradisce, nessuno che fa giochi strani, noi siamo sempre stati leali e coerenti". Ma dalla Lega non hanno lasciato perdere ed è arrivata Silvia Sardone, eurodeputata e vicesegretaria del Carroccio, a rincarare la dose: "Non ci sono dubbi che sia stato il Ppe a salvare Ilaria Salis". Controreplica azzurra affidata al deputato Stefano Benigni, vicesegretario di Forza Italia: "Se Sardone ha le prove, le tiri fuori, altrimenti la smetta di starnazzare cose insensate. E chi è lei, Maga Magò?".
Ma, insomma, chi ha orchestrato il salvataggio di Salis? In teoria, a votare contro l’immunità dell’eurodeputata sarebbe dovuti essere in 378, somma dei gruppi di Ppe, Patrioti, Conservatori, sovranisti di Esn. Quattro, invece, i gruppi schierati con l’italiana: Socialisti, Renew, Verdi, The Left, per un totale di 312; a mancare sono stati soprattutto i contrari. E qui si apre il capitolo dei retroscena. Che raccontano di un lavoro certosino portato avanti principalmente dai parlamentari di S&D. All’appello alla fine avrebbero risposto membri del Ppe della stessa Ungheria, ma anche di Polonia, Cipro, Germania, Romania. Un dialogo acceso che ha portato molti parlamentari (popolari, ma anche conservatori), a contravvenire agli ordini di scuderia.
E gli italiani? Ufficialmente contro la revoca dell’immunità a Ilaria Salis si sono espressi i parlamentari Pd in S&D, quelli di Avs e dei 5 Stelle in The Left e nei Verdi. Anche in questo caso, però, i numeri finali fanno pensare a un discreta presenza di franchi tiratori, parecchi tra le file di Forza Italia – qualcuno azzarda a dire con il silenzio assenso di Tajani, per evitare nuove grane internazionali al governo, ma suggestioni – più difficile tra i leghisti e Fratelli d’Italia. Di sicuro c’è da registrare l’attivismo di due dem come lo spezzino Brando Benifei e la vicepresidente del Parlamento Pina Picierno che hanno contribuito a tessere una tela poi risultata cruciale, soprattutto tra i parlamentari stranieri, mentre l’approccio con gli azzurri potrebbe essere arrivato nello stesso Ppe. In serata arriva il commento della leader dem Elly Schlein: "Sono felice che abbiano prevalso i principi dello stato di diritto. In Ungheria Salis non avrebbe avuto un processo giusto".
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 8 ottobre 2025, 05:52





