Rinascere con la mente: il supporto psicologico per donne oncologiche e caregiver. È gratuito e online
‘Fondazione Libellule Insieme’ offre un percorso di accompagnamento dalla diagnosi alla rinascita. "Chiedere aiuto non è debolezza: è un atto di coraggio”. Ecco come funziona e come partecipare. Perché è fondamentale per il percorso di cura

Colloqui psicologici gratuiti online a pazienti oncologiche che hanno avuto una diagnosi di tumore al seno o all’apparato genitale e che stanno attraversando il difficile periodo della malattia, ma anche ai loro cargiver. È il progetto ‘Rinascere con la mente’, un servizio di sostegno e accompagnamento al difficile percorso affrontato dalle donne oncologiche, promosso dalla ‘Fondazione Libellule Insieme’ grazie al sostegno economico di ‘Brico io’. Le sedute con lo psicologo si svolgeranno da remoto attraverso la piattaforma FeelBetter.
“Il supporto psicologicooncologico non è una risorsa accessoria, ma parte integrante del percorso di cura. È uno spazio sicuro – spiega la dottoressa Paola Martinoni, medico chirurgo, founder della Fondazione Libellule Insieme – in cui la donna può dare voce alle proprie paure e riorganizzare il senso di ciò che sta vivendo. Ma è anche un sostegno prezioso per i caregiver e per la famiglia, che hanno bisogno di strumenti, ascolto e legittimazione emotiva per poter essere presenza solida senza annullarsi. È in questo spazio fragile e delicato che il supporto psicologico diventa un atto di cura condivisa: per la paziente e per chi le cammina accanto”.
- Dalla diagnosi alla rinascita
- A chi è rivolto e come accedere
- Come funziona
- Esiste un prima e un dopo
- Il tumore ‘colpisce’ anche la rete affettiva
- La sofferenza si ripercuote sulle cure
- I ‘figli invisibili’
- Dare un nome alle emozioni
- "Chiedere aiuto è un atto di coraggio”
- Perché il supporto psicologico
- L’importanza per i caregiver
Dalla diagnosi alla rinascita
‘Rinascere con la mente’ è un vero e proprio accompagnamento dalla diagnosi alla rinascita. “Il percorso oncologico non è lineare. Cambiano i bisogni – continua la dottoressa Martinoni – cambiano le paure, cambiano le domande. La fine delle terapie non coincide sempre con la fine della sofferenza. Proprio nel ‘dopo’ possono emergere nuove fragilità: la paura che torni, la difficoltà a riconoscersi, la necessità di ricostruire una vita che non è più quella di prima. ‘Rinascere con la mente’ significa accompagnare anche questa fase. Perché la cura non si esaurisce con la terapia medica. La cura è anche emotiva, relazionale, identitaria.
A chi è rivolto il progetto e come accedere
I colloqui psicologici online gratuiti sono rivolti a donne con diagnosi oncologica di tumore al seno o all’apparato genitale e ai loro caregiver: partner, genitori, figli, familiari e amici.
Il progetto offre un sostegno continuo e accessibile dalla diagnosi, durante le terapie, fino alla fase della rinascita. Non solo “resistere”, ma attraversare. Non solo sopravvivere, ma integrare l’esperienza e trovare nuove risorse interiori. Per accedere al progetto, la persona interessata dovrà contattare ‘Fondazione Libellule Insieme’ tramite l’indirizzo email dedicato: visite@fondazionelibelluleinsieme.it.
Come funziona il servizio gratuito online
Grazie alla collaborazione con la piattaforma di psicoterapia FeelBetter, le pazienti potranno accedere a uno sportello di orientamento iniziale con una psicologa dedicata e ricevere un abbinamento personalizzato con il terapeuta più adatto. Dopo l’orientamento, le donne possono usufruire di un colloquio iniziale e altri tre colloqui gratuiti online della durata di un’ora ciascuno, che si svolgeranno con la massima flessibilità oraria anche nei weekend.

Esiste un prima e un dopo: la diagnosi oncologica cambia la vita per sempre
Ricevere una diagnosi oncologica segna un confine netto nella vita di una persona. Non riguarda solo il corpo, ma investe la mente, le emozioni, le relazioni, l’identità stessa. Paura, smarrimento, rabbia, senso di ingiustizia, solitudine diventano compagni silenziosi di un percorso già complesso dal punto di vista medico.
Perché durante le terapie il corpo cambia, i ritmi si stravolgono, l’energia cala. E spesso è la mente a faticare di più. Le pazienti convivono con l’ansia dell’incertezza, la paura delle recidive, il senso di perdita del controllo, una profonda solitudine emotiva.

Quando il tumore ‘colpisce’ anche la rete affettiva
Ma la diagnosi non colpisce mai una sola persona. Colpisce un’intera rete affettiva. Partner, figli, genitori, amici, e soprattutto i caregiver – spesso silenziosi, instancabili, emotivamente esposti – attraversano a loro volta uno shock profondo.
Chi sta accanto a una donna con tumore vive paura, impotenza, senso di responsabilità costante. Cerca di essere forte, di non crollare, di sostenere senza pesare. Spesso mette da parte i propri bisogni, reprime le emozioni, si carica di un peso organizzativo e psicologico che può diventare enorme. Anche per loro l’incertezza è logorante. Anche per loro esiste la paura della perdita, la fatica quotidiana, l’ansia per ogni esame, per ogni attesa. E non di rado emerge un senso di solitudine, perché l’attenzione – comprensibilmente – è tutta rivolta alla paziente.
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La sofferenza psicologica si ripercuote sulle cure
Quando la sofferenza psicologica diventa troppo intensa, può incidere sulla qualità della vita di entrambi – pazienti e cargiver – e, indirettamente, anche sulla continuità delle cure. Numerosi studi dimostrano che il benessere psicologico è strettamente legato all’aderenza e all’efficacia delle terapie oncologiche. Quando una persona è sopraffatta emotivamente, può emergere il desiderio di rinunciare, la sfiducia, la fatica a proseguire trattamenti lunghi e impegnativi.

I ‘figli invisibili’: il dolore che nessuno vede
I figli delle donne oncologiche non sono spettatori: sono anche loro dentro la tempesta, spesso in silenzio. Ma il silenzio dei figli non è forza: è dolore che chiede ascolto. Loro sono i più fragili, i più esposti, e troppo spesso i meno considerati. Quando una madre riceve una diagnosi oncologica, il loro mondo cambia improvvisamente. Anche se nessuno lo dice apertamente, anche se cercano di mostrarsi maturi, “forti”, collaborativi.
"Gli adolescenti possono smettere di uscire. Oppure, al contrario, uscire troppo spesso. Possono chiudersi nel silenzio, piangere di nascosto, sentirsi in colpa per i propri bisogni, per un litigio, per un pensiero egoista. Ma non sanno come parlare della malattia della mamma, né con lei né con gli altri”, continua la fondatrice dalla Fondazione.
Alcuni esprimono la sofferenza attraverso comportamenti oppositivi, cali scolastici, scoppi di rabbia apparentemente immotivati. Ma quella che sembra aggressività è spesso dolore senza parole. È paura che non trova uno spazio sicuro dove essere accolta.
Dare un nome alle emozioni per vivere meglio (oggi e domani)
“Non esistono manuali per insegnare a un figlio come attraversare la malattia di un genitore. Non esistono protocolli standard – spiega Paola Martinoni – per accompagnare il loro smarrimento. Esistono però l’ascolto, la relazione, la possibilità di dare un nome alle emozioni. Esiste uno spazio protetto in cui possano dire: ‘Ho paura’, senza sentirsi egoisti. In cui possano piangere senza dover proteggere la mamma. In cui possano non essere forti”.
Perché i figli non sono solo testimoni della malattia. Ne sono parte. La vivono ogni giorno, nel silenzio delle loro stanze, nei corridoi degli ospedali, nelle attese cariche di tensione. Aiutarli significa proteggere il loro equilibrio emotivo oggi e la loro salute psicologica domani. Perché la resilienza non nasce dal silenzio. Nasce dall’ascolto.
"Chiedere aiuto non è debolezza: è un atto di coraggio”
Il team di psicologi e psicoterapeuti di ‘FeelBetter’ è altamente qualificato e lavora con un approccio scientifico, empatico e personalizzato, nel massimo rispetto della privacy. "Abbiamo scelto la modalità online per garantire accessibilità anche a chi ha difficoltà di movimento – prosegue l’esperta – ma anche continuità anche nei momenti di maggiore stanchezza, nessuno stress legato agli spostamenti, la possibilità di ricevere supporto nel proprio spazio sicuro. Un luogo umano, professionale, vicino. Uno spazio in cui non dover essere forti a tutti i costi”.
Perché il supporto psicologico è fondamentale
Parlare di rinascita non significa dimenticare. Significa integrare l’esperienza della malattia, darle un senso e costruire una nuova stabilità. Il supporto psicologico aiuta le pazienti e i caregiver a dare un nome alle emozioni e legittimarle. Gestire ansia, stress e paura. Affrontare i cambiamenti del corpo e dell’immagine di sé, ritrovare continuità e identità. Sentirsi ascoltate, comprese e non giudicate. Rafforzare la motivazione a proseguire le cure, gestire gli effetti collaterali dal punto di vista emotivo, migliorare la comunicazione con l’equipe medica.
L’importanza del supporto anche ai caregiver
Accanto a ogni persona malata c’è quasi sempre un caregiver. Persone che si prendono cura, spesso senza strumenti, senza preparazione, mettendo da parte i propri bisogni. "I caregiver vivono un forte carico emotivo e pratico e nella maggior parte dei casi rischiano burnout, stress cronico e isolamento. Molto spesso provano sensi di colpa, impotenza, paura e non sempre si sentono legittimati a chiedere aiuto”, dice Paola Martinoni.
È quindi fondamentale sostenere psicologicamente anche i caregiver, per migliorare la qualità della relazione familiare riducendo tensioni e conflitti, ma anche rafforzare la capacità di offrire un supporto concreto e continuativo. Questo è prendersi cura, indirettamente, anche della paziente. “Un caregiver che sta meglio emotivamente è più presente, più lucido, più stabile e può diventare davvero un supporto concreto per chi vive la malattia in prima persona”, conclude la dottoressa Martinoni.
Ultimo aggiornamento: Sabato 18 luglio 2026, 17:36



