Social freezing, la tecnica che preserva la fertilità. “La crioconservazione degli ovociti aiuta le donne a fermare il tempo”
L’esperto di fecondazione assistita Ciampaglia: “Non è solo una procedura medica, ma uno strumento per il futuro delle donne”. Richieste in aumento, l’età media è di 33 anni

Da qualche decennio in Italia si registra un calo della natalità. Da. 1,29 figli per donna nel 2003, si è passato a 1,18 nel 2024. Per ragioni economiche, sociali e personali le giovani coppie rimandano sempre più spesso il progetto familiare, superando così, in molti casi, l’età più naturalmente feconda.
Le motivazioni sono molteplici. Dalla sfera professionale, con il desiderio di raggiungere una posizione stabile sul lavoro prima di dedicarsi alla famiglia, all’autonomia finanziaria, con l’esigenza di un reddito sicuro per assicurare una migliore qualità di vita ai figli. Dalla necessità di consolidare la relazione di coppia al desiderio di raggiungere la realizzazione di sé al di fuori del contesto familiare.
Una risposta al desiderio di diventare genitori arriva oggi dalla medicina della riproduzione che offre strumenti concreti per pensare al futuro riproduttivo con maggiore libertà. In particolare, il social freezing, ovvero la crioconservazione degli ovociti, si sta affermando come una tecnica fondamentale per contrastare il naturale declino della fertilità femminile che, a partire dai 35 anni, vede una progressiva e fisiologica diminuzione nel tempo.
Nell’ultimo anno, ad esempio, la clinica Next Fertility GynePro di Bologna, riferimento nel campo della medicina della riproduzione, ha visto una crescita del 35% dei trattamenti di social freezing e un aumento significativo delle richieste di primo colloquio, con un’età media di 33 anni per le donne che scelgono di affidarsi a questa pratica.

“Il social freezing non è semplicemente una procedura medica – spiega il dottor Walter Ciampaglia, responsabile del Dipartimento di PMA e Ginecologo per Next Fertility GynePro – possiamo intenderlo come uno strumento di libertà che consente alle donne di svincolarsi dalla pressione dell'orologio biologico, gestendo il proprio progetto di vita e la propria carriera con maggiore autodeterminazione”.
Questa tecnica consente di "fermare il tempo" preservando il potenziale riproduttivo della giovane età e offre quindi una risorsa concreta per affrontare il futuro con maggiore serenità, soprattutto quando il desiderio di maternità deve confrontarsi con tempi personali, relazionali o professionali diversi e fra loro confliggenti.
In cosa consiste il percorso di crioconservazione degli ovociti, quali le sue fasi?
“La crioconservazione ovocitaria è una tecnica di preservazione della fertilità della donna e consiste nel prelevare e congelare gli ovociti in giovane età per utilizzarli in un momento successivo, quando si desidera cercare una gravidanza. Il processo inizia con una fase di stimolazione ovarica della durata di circa 10-12 giorni, durante la quale vengono somministrati a dosi farmacologiche ormoni già fisiologicamente presenti nell’organismo femminile allo scopo di favorire lo sviluppo e la maturazione di più follicoli, le strutture anatomiche dell’ovaio che contengono gli ovuli. Durante questa terapia, la paziente si sottopone a controlli ecografici e dosaggi ormonali ogni 2-3 giorni per monitorare lo sviluppo dei follicoli. Una volta raggiunto il momento ottimale, si procede al prelievo ovocitario (definito anche pick-up). Si tratta di una procedura chirurgica, della durata di circa 15-20 minuti, eseguita in sedazione e consiste nell'aspirazione dei follicoli per via transvaginale. Infine, gli ovociti recuperati vengono immediatamente crioconservati attraverso la vitrificazione, una tecnica di congelamento ultrarapido in azoto liquido alla temperatura di -196°C che ne garantisce un'altissima sopravvivenza e una conservazione sicura a lungo termine".
É utile solo per posticipare una gravidanza?
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“Il congelamento ovocitario è oggi una metodica diffusa, ampiamente validata nella pratica medica e può rappresentare una concreta possibilità non solo nell’ambito del social freezing ma anche per donne che si trovano ad affrontare problemi di salute offrendo una tutela preziosa anche in presenza di patologie, come l’endometriosi, o prima di affrontare terapie mediche o chirurgiche potenzialmente lesive della loro fertilità".
Cosa è necessario sapere prima di iniziare il percorso di crioconservazione?
“É essenziale sottoporsi a un’anamnesi approfondita e a una visita specialistica per valutare in dettaglio il caso della singola paziente. Nel corso del colloquio, è necessario illustrare in termini semplici e comprensibili anche gli aspetti tecnico-procedurali del percorso e fornire accurate informazioni su cosa realmente ci si può aspettare dalla procedura. Dal punto di vista clinico, l'aspetto cruciale risiede nella valutazione della riserva ovarica, effettuata tramite l’ecografia transvaginale per il conteggio dei follicoli antrali e il dosaggio dell’ormone antimulleriano (AMH). Sono poi necessari esami ematici di routine e test per i marcatori virali preliminari alla manipolazione e allo stoccaggio delle cellule. Il prelievo ovocitario, pur essendo una manovra chirurgica, è generalmente ben tollerato ed eseguito in regime di day surgery. La paziente può tornare alla propria quotidianità dopo poche ore di osservazione, avendo cura di evitare sforzi eccessivi per i giorni immediatamente successivi. Infine, è importante essere consapevoli del fatto che il potenziale riproduttivo degli ovociti è ottimale al di sotto dei 35 anni di età della donna e che oltre questa età, le chances di ottenere una gravidanza dallo scongelamento delle cellule si riducono progressivamente”.

Accanto alla componente clinica, non va sottovalutato l’impatto emotivo di questa pratica.
“Il tema della riproduzione è ricco di risonanze emotive, a volte di sensazioni ambivalenti, e rappresenta un passaggio profondamente significativo nella vita di una donna. Per questo, intraprendere un percorso di atuconservazione ovocitaria significa confrontarsi con le proprie aspettative, con il desiderio di maternità, con il proprio progetto di vita e con il bisogno più intimo di sentirsi realizzata. Ecco perché occorre sempre porre grande attenzione nell'ascolto e nell'accompagnamento costante delle pazienti. Il nostro obiettivo è garantire che ogni donna che sceglie di iniziare questo percorso possa vivere la sua esperienza con serenità e consapevolezza, sentendosi sostenuta, non solo assistita tecnicamente, ma anche umanamente in ogni fase del percorso”.
Quanta informazione e consapevolezza ci sono su social freezing?
“Attorno al social freezing esistono ancora molti falsi miti e informazioni poco corrette. Uno dei più diffusi è pensare che questa tecnica rappresenti una “garanzia” assoluta di maternità futura. In realtà, nessuna tecnica di medicina della riproduzione può assicurare con certezza una gravidanza, anche se la crioconservazione degli ovociti aumenta significativamente le possibilità di preservare il proprio potenziale riproduttivo nel tempo.
Un altro falso mito riguarda l’idea che si tratti di un percorso particolarmente impegnativo, difficile da affrontare o magari doloroso. Oggi, grazie ai progressi clinici e tecnologici, il trattamento è generalmente ben tollerato e viene eseguito seguendo protocolli molto rigorosi, con monitoraggi costanti e standard di sicurezza elevati. Spesso si pensa anche che il social freezing sia una scelta “egoistica” o esclusivamente legata alla carriera professionale, ma nella realtà le motivazioni possono essere molteplici e riguardare una sfera estremamente profonda e intima: dall’assenza del partner giusto al desiderio di affrontare la maternità in un momento di maggiore stabilità emotiva, relazionale, professionale o anche economica. Per questo è fondamentale parlare di fertilità in modo più aperto e consapevole, aiutando le donne ad accedere a informazioni corrette, senza pregiudizi, senza creare ansie inutili ed evitando di alimentare illusioni o coltivare prospettive decisamente irrealistiche”.
Perché questa pratica è ancora scarsamente regolata in Italia?
“Il ritardo normativo italiano sul social freezing deriva principalmente dal fatto che non è ancora stato incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ovvero le prestazioni garantite gratuitamente o tramite ticket dal Servizio Sanitario Nazionale, se non per specifiche necessità mediche, in caso di patologie gravi che possano compromettere la fertilità della donna. L'attuale quadro legislativo di riferimento, la Legge 40/2004, pur consentendo la crioconservazione, non prevede un supporto istituzionale per chi sceglie di gestire la propria fertilità per ragioni personali o professionali. Questa carenza genera un vuoto assistenziale nel settore pubblico e un panorama regionale frammentato, dove l'onere economico dei trattamenti e dei farmaci ricade quasi interamente sulle pazienti. Attualmente, in Italia, solo la Regione Puglia ha adottato una misura a sostegno di questa pratica: un contributo una tantum fino ad un massimo di 3mila euro, alle donne di età compresa tra i 27 ed i 37 anni, per sostenere i costi di congelamento dei loro ovuli riproduttivi nel triennio 2025-2027. In altri contesti a noi prossimi, in ambito europeo, la situazione è ben diversa. Ad esempio, in Francia è stata approvata nel 2021 una legge per rendere il social freezing completamente gratuito nelle strutture pubbliche per le donne di età compresa tra i 29 e i 37 anni”.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 17 luglio 2026, 15:17


