L’ottimismo riduce il rischio di demenza senile. La spiegazione della scienza
Uno studio condotto negli Usa certifica i vantaggi del pensare positivo a favore del cervello. Con un’altra buona notizia: è una qualità che si può anche coltivare

Più si è ottimisti, meno rischi si corrono di andare incontro a demenza senile: è quanto scoperto da una nuova ricerca, che invita a guardare al futuro con positività per favorire la salute del cervello.
Presi in esame oltre 9.000 anziani
Condotto negli Stati Uniti dalla Harvard TH Chan School of Public Health e pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society, lo studio rafforza la teoria che l’atteggiamento mentale possa giocare un ruolo significativo nell’invecchiamento cognitivo.
In particolare, per analizzare la connessione tra ottimismo e demenza senile i ricercatori hanno esaminato in dettaglio i dati dello Health and Retirement Study, raccolti tra il 2006 e il 2020 su un campione di oltre 9.000 anziani, tutti inizialmente sani dal punto di vista cognitivo. Ogni quattro anni queste persone sono state invitate a compilare specifici moduli per valutare la loro predisposizione all’ottimismo in diversi ambiti e i punteggi via via ottenuti sono stati confrontati con l’andamento delle loro capacità cognitive nel tempo.
I risultati non hanno lasciato dubbi: a livelli più alti di ottimismo corrispondeva un rischio più basso di sviluppare una demenza. Inoltre, ogni aumento di una deviazione standard nel punteggio di ottimismo (cioè il passaggio da un livello medio a uno significativamente più alto) risultava associato a una riduzione del 15% del rischio di demenza senile durante quel determinato periodo di osservazione.
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Una qualità che si può coltivare
Un aspetto importante consiste nel fatto che - come già specificato - all’inizio tutti i partecipanti erano cognitivamente sani: questo elemento ha infatti permesso ai ricercatori di ridurre il dubbio della cosiddetta “causalità inversa”, cioè l’ipotesi che sia il declino cognitivo a ridurre l’ottimismo e non il contrario.
Ma da cosa dipende questo legame tra il pensare positivo e mantenere un cervello in salute? Secondo i ricercatori, le persone più ottimiste tendono ad adottare comportamenti più salutari: fanno più attività fisica, gestiscono meglio lo stress, restano mentalmente attive e mantengono relazioni sociali solide. Tutti fattori positivi che secondo diverse ricerche contribuiscono a ridurre il rischio di andare incontro a demenza senile e Alzheimer.
Un altro punto chiave riguarda poi la natura stessa dell’ottimismo: non si tratta solo di una predisposizione innata, ma di una qualità che può essere coltivata. Tra le pratiche suggerite dagli studiosi, c’è quella di annotare ogni giorno tre cose per cui essere grati: un esercizio semplice, ma a quanto pare assai efficace per rafforzare la positività e la percezione di un futuro migliore. A tutto vantaggio della propria salute mentale.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 17 aprile 2026, 18:59



