Il tumore al colon di Igor Protti, sintomi e nuove terapie molecolari. I fattori di rischio
È una delle neoplasie più frequenti tra quelle gastrointestinali. La sopravvivenza è alta, ma ogni paziente ha una storia diversa. Ecco cosa c’è da sapere per prevenire e curare in modo tempestivo

Aveva un tumore al colon il calciatore Igor Protti, morto dopo una lunga battaglia alla quale non voleva arrendersi. Quello del bomber è stato un percorso molto difficile, segnato da interventi chirurgici e lunghi cicli di chemioterapia, col tempo le complicazioni della malattia hanno coinvolto anche le vertebre.
Si tratta di uno dei tumori più frequenti, solo l’anno scorso in Italia ci sono state 41.700 nuove diagnosi. Sul fronte della sopravvivenza, i progressi sono concreti: per il colon-retto la sopravvivenza a cinque anni si attesta al 64,2%, superiore alla media europea, grazie allo screening e alla diagnosi precoce.
Ma ogni paziente ha la propria storia e quella di Igor è stata segnata da tanti dolore. “Due pazienti con la stessa diagnosi possono avere caratteristiche molecolari molto diverse e beneficiare di trattamenti differenti. Il profilo molecolare è diventato la nostra bussola", spiega l’oncologa Emanuela Dell'Aquila.
Cos’è il tumore al colon-retto
“Il tumore del colon-retto è un cancro che si forma nei tessuti appunto del colon, la parte più lunga dell’intestino crasso, o del retto, la parte dell’intestino crasso più vicina all’ano”, spiegano gli esperti di Airc.
"Come tutti i tumori, anche il tumore del colon-retto è una conseguenza della crescita incontrollata di cellule – continuano dall’Aird – in questo caso di quelle epiteliali della mucosa che riveste internamente la parete dell’intestino”.
I tumori dell’intestino nascono soprattutto nel colon e nel retto, mentre i tumori del piccolo intestino e del canale anale sono molti rari (il 2-3% di tutti i tumori del tratto digerente). I tumori del colon sono quasi tre volte più frequenti dei tumori del retto, e si manifestano con modalità diverse a livello sia clinico sia molecolare. Questo condiziona il tipo di trattamento locale – attraverso la chirurgia e la radioterapia – e l’approccio sistemico con chemioterapia, terapie biologiche e molecolari, immunoterapia.

Sintomi e campanelli d’allarme
I polipi non provocano sintomi, ma a volte possono dar luogo a piccole perdite di sangue, rilevabili con un esame delle feci per la ricerca del cosiddetto "sangue occulto". In alcuni casi le perdite di sangue sono maggiori e visibili anche a occhio nudo e si possono verificare vere e proprie emorragie rettali.
“I sintomi sono molto variabili – dicono dall’Airc – e condizionati da diversi fattori quali la sede del tumore, la sua estensione e la presenza o assenza di ostruzioni o emorragie. Questo fa sì che le manifestazioni di questo tipo di cancro siano spesso sovrapponibili a quelle di molte altre malattie addominali o intestinali. Per questo sintomi precoci, vaghi e saltuari quali la stanchezza e la mancanza di appetito, e altri più gravi come l’anemia e la perdita di peso, sono spesso trascurati dai pazienti, soprattutto se in giovane età. Talora una stitichezza ostinata, alternata a diarrea, può costituire un primo campanello d’allarme da non sottovalutare”
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Chi rischia di più: attenzione a dieta e fumo
L’alimentazione – soprattutto nel caso di un abuso di cibi ultra-processarti – è uno dei fattori di rischio per il tumore del colon-retto. Ma c’è anche una componente genetica e altre cause di tipo non ereditario.
“Molti studi hanno dimostrato che una dieta ad alto contenuto di grassi e proteine animali e povera di fibre è associata a un aumento dei tumori intestinali”, spiegano dall’Airc. Viceversa, diete ricche di fibre, caratterizzate da un alto consumo di frutta e vegetali, sembrano avere un ruolo protettivo. Obesità e sovrappeso costituiscono ulteriori fattori di rischio, in genere legati a una alimentazione e a uno stile di vita poco salutare.
Tra le cattive abitudini che aumentano il rischio di ammalarsi, anche il fumo, la sedentarietà, le malattie infiammatorie croniche intestinali – come la rettocolite ulcerosa e il morbo di Crohn – una storia clinica passata di polipi del colon.
I fattori genetici ereditati dai genitori
“È possibile ereditare la predisposizione ad ammalarsi di tumore del colon-retto se nella famiglia d'origine si sono manifestate malattie come le poliposi adenomatose ereditarie e il carcinoma ereditario del colon-retto su base non poliposica (detto anche HNPCC o sindrome di Lynch)”. Si tratta di malattie ereditarie trasmesse da genitori portatori di specifiche alterazioni genetiche e possono anche non dar luogo ad alcun sintomo.
La probabilità di trasmettere alla prole il gene alterato è del 50%, indipendentemente dal sesso. Questi tumori con fattori di rischio ereditari rappresentano circa il 10% di tutti i tumori del colon-retto. Inoltre, si stima che la probabilità di sviluppare un tumore del colon-retto aumenti di 2 o 3 volte nei parenti di primo grado di una persona affetta da cancro o da polipi del grosso intestino, anche se non affetta da sindromi ereditarie riconosciute.
I nuovi studi sui farmaci a bersaglio molecolare
Il cancro al colon fa parte dei tumori gastrointestinali, che pesano per oltre 60.000 nuove diagnosi ogni anno in Italia. Curarli non significa più seguire una sequenza prestabilita, ma costruire percorsi terapeutici ridisegnati continuamente intorno alla biologia del tumore, alla risposta alle cure e alla storia del paziente. È il caso anche del tumore del colon-retto: all'Ifo Regina Elena sono al via nuovi studi clinici su farmaci a bersagliomolecolare dedicati ai tumori che presentano specifici profili molecolari.
"La ricerca molecolare sta cambiando la mappa dei bersagli terapeutici. Tumori che fino a pochi anni fa non avevano opzioni di personalizzazione oggi hanno profili genetici sempre più leggibili e su quei profili stiamo costruendo studi clinici dedicati. L'Ifo punta a diventare l'hub regionale per la profilazione molecolare dei tumori gastrointestinali, un luogo dove le informazioni biologiche generate nei diversi centri del Lazio vengono trasformate in opportunità terapeutiche, ricerca clinica e decisioni condivise", evidenzia Giovanni Blandino, direttore scientifico dell'Istituto Regina Elena.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 19 giugno 2026, 14:13


