Lo sport al top e la tecnologia contro il diabete
La diagnosi di diabete di tipo 1 arriva spesso nell’adolescenza. Nel mondo ne soffrono 9,1 milioni di persone, in aumento...

La diagnosi di diabete di tipo 1 arriva spesso nell’adolescenza. Nel mondo ne soffrono 9,1 milioni di persone, in aumento costante. L’Europa ha il primato mondiale con 2,7 milioni di pazienti (il 15% ha meno di 20 anni). In Italia 300mila persone convivono con questa patologia autoimmune. Dietro questi numeri ci sono storie individuali, quotidiane, spesso invisibili. Da Alexander Zverev a Lila Moss, anche i volti noti hanno scelto di raccontare la malattia per sensibilizzare i giovani e superare paure e pregiudizi.
E tra questi c’è Alice Degradi che ha deciso di rendere visibile la sua storia. La 30enne di Pavia è laureata in Ingegneria gestionale al Politecnico di Milano. È una pallavolista professionista e da questa stagione gioca nel Türk Hava Yollari (THY), nella massima serie turca. Ha debuttato in Serie A1 a quindici anni, vestito la maglia della Nazionale italiana e vinto due Volleyball Nations League.
Il diabete di tipo 1 le è stato diagnosticato a tredici anni. Qual è stata la sua prima paura dopo la diagnosi? "Temevo soprattutto di non poter più fare sport. La mia diabetologa invece fin dall’inizio mi ha incoraggiato a continuare. Con il tempo ho capito che il diabete avrebbe fatto parte della mia vita, ma non avrebbe dovuto definirmi".
Cosa significa concretamente gestire ogni giorno il diabete di tipo 1? "Mi piace parlare di convivenza con il diabete. Significa seguire alcune regole, conoscere il proprio corpo, monitorare la glicemia e seguire correttamente la terapia. Con il tempo queste attenzioni diventano parte della quotidianità e si trova il proprio equilibrio".
Quanto conta l’alimentazione? "È fondamentale. È soprattutto una questione di equilibrio e consapevolezza. Nel mio caso, l’alimentazione deve tenere conto anche degli allenamenti e dell’attività agonistica".
Lo sport è un alleato o rappresenta una complicazione in più? "L’attività fisica è importantissima per chi convive con il diabete. Bisogna conoscere la risposta del proprio organismo allo sforzo e adeguare alimentazione e terapia. Il mio è sport professionistico, ma il messaggio vale per tutti: il diabete non deve essere un motivo per rinunciare a fare movimento".
Quanto è cambiata la gestione del diabete grazie alle nuove tecnologie? "Molto. La tecnologia oggi permette di avere più informazioni e di intervenire con maggiore precisione. Utilizzo un microinfusore e un sensore per il monitoraggio continuo della glicemia, anche durante allenamenti e partite".
La famiglia che ruolo ha avuto, soprattutto nell’adolescenza? "Fondamentale. I miei genitori, pur essendo sicuramente spaventati, non mi hanno mai fatta sentire fragile, né mi hanno trasmesso l’idea che dovessi rinunciare a qualcosa. Credo sia importante dare fiducia anche alle famiglie che si trovano ad affrontare la diagnosi di un figlio".
C’è stato qualcuno che, oltre alla sua famiglia, l’ha aiutata a capire che avrebbe potuto continuare a vivere e fare sport normalmente? "Oltre alla mia diabetologa, una compagna di squadra che aveva anche lei il diabete. Vederla allenarsi e giocare normalmente mi ha dato molta fiducia. Quando si è giovani, avere davanti esempi positivi può essere davvero importante".
Cosa vorrebbe trasmettere ai ragazzi che hanno appena ricevuto una diagnosi di diabete di tipo 1? "Soprattutto fiducia. Il diabete richiede attenzione, disciplina e costanza, ma non significa dover rinunciare ai propri progetti. Io ho potuto studiare, viaggiare e praticare sport ad altissimo livello. Da adolescente vedere persone che convivevano serenamente con il diabete ha aiutato me, oggi vorrei poter fare lo stesso per altri ragazzi".
È questo il messaggio che porta anche in iniziative di sensibilizzazione? "Sì, ed è uno dei motivi per cui partecipo a iniziative come Theras for Sport. Lo sport è un linguaggio molto efficace per parlare ai giovani di salute in modo positivo. Se la mia esperienza può dare fiducia a un ragazzo o maggiore serenità alla sua famiglia, per me ha un valore enorme".
Dopo tanti anni di convivenza con il diabete, qual è la cosa più importante che ha imparato? "Che il diabete fa parte della mia vita, ma non è la mia vita. Richiede regole e attenzione, ma una diagnosi non deve diventare un limite prima ancora di aver provato a raggiungere un obiettivo. È questo il messaggio che vorrei arrivasse soprattutto ai più giovani".
Ultimo aggiornamento: Sabato 19 settembre 2026, 06:14