L’esempio di Perugia. Welfare e salute cominciano a tavola
L’agricoltura non è soltanto un settore economico: è l’ossatura culturale, sociale e paesaggistica che definisce l’anima dell’Umbria e della città...

L’agricoltura non è soltanto un settore economico: è l’ossatura culturale, sociale e paesaggistica che definisce l’anima dell’Umbria e della città di Perugia. In questo territorio, il legame con la terra si intreccia da secoli con la storia delle comunità, definendone la qualità della vita, le tradizioni e il modello di sviluppo. In un momento storico in cui i cambiamenti climatici e le trasformazioni globali impongono nuove sfide, riscoprire e valorizzare la vocazione agricola significa tracciare la rotta per il futuro dell’intero Paese. È da questa consapevolezza che muove la visione della sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, che sottolinea la centralità del settore e inserisce il cibo tra i pilastri fondamentali dell’azione amministrativa, trovando anche nell’appuntamento di Agrofutura un’occasione di confronto nazionale.
"Il futuro dell’agricoltura riguarda tutti noi — esordisce la sindaca Vittoria Ferdinandi —. Riguarda ciò che mangiamo, il modo in cui utilizziamo la terra e l’acqua, la qualità del lavoro, la salute delle persone e il modello di sviluppo che scegliamo. Per questo considero significativo che un appuntamento di confronto come Agrofutura si svolga qui. Parlare di agricoltura oggi significa parlare del futuro dell’Italia, del cambiamento climatico, della gestione dell’acqua, del reddito degli agricoltori, del ricambio generazionale e della qualità delle nostre produzioni". La prima cittadina mette poi l’accento sulla conformazione unica del capoluogo umbro: "Perugia ha una caratteristica fondamentale che rende questa riflessione ancora più concreta: oltre la metà del territorio comunale è agricolo, parliamo di circa 250 chilometri quadrati. La campagna, quindi, non è qualcosa che circonda la città, è parte integrante della città stessa, della sua economia, del suo paesaggio e della sua identità".
Un patrimonio storico e identitario che necessita però di tutele e nuove strategie di sviluppo. "L’Italia ha costruito una parte importante della propria storia e della propria forza economica sul rapporto tra terra, paesaggio e cibo. Ma questo patrimonio non può essere dato per scontato — avverte Ferdinandi —. Dobbiamo innovare senza perdere ciò che siamo, usare la ricerca per rendere le produzioni più sostenibili e competitive e, soprattutto, riconoscere valore a chi lavora la terra. Non possiamo chiedere agli agricoltori di essere custodi dell’ambiente e presidio dei territori senza garantire loro una prospettiva economica adeguata. E non possiamo pensare al futuro delle aree interne senza considerare l’agricoltura come uno strumento principale contro lo spopolamento".
Proprio per rispondere a queste sfide, il Comune ha deciso di imprimere una svolta politica e amministrativa. "A Perugia abbiamo scelto di considerare il cibo una vera e propria politica pubblica — spiega la sindaca —. Per noi significa sostenere concretamente le filiere locali, rafforzare il rapporto tra produttori e cittadini, lavorare sull’educazione alimentare, sulle mense, sulla lotta allo spreco, sulla tutela dei terreni agricoli e sull’accesso a un cibo sano e di qualità".
Un concetto che assume anche una forte valenza sociale: "Il cibo non riguarda solo l’agricoltura: riguarda la salute, l’ambiente, il welfare, la scuola, l’economia e la qualità della vita. Ed è anche una grande questione di giustizia, perché la sostenibilità non può essere un costo scaricato sui produttori né un privilegio riservato a pochi. Perugia, con le sue università, la ricerca, le imprese, le cooperative e un territorio agricolo così esteso, può essere un laboratorio importante per l’intero Paese".
Ultimo aggiornamento: Venerdì 25 settembre 2026, 10:43





