Residuo zero, km zero e tracciabilità. L’Umbria accelera sul cibo di qualità
Cresce sempre di più l’attenzione per cibi e bevande "certificate". E in Umbria, in ben oltre la metà della superficie...

Cresce sempre di più l’attenzione per cibi e bevande "certificate". E in Umbria, in ben oltre la metà della superficie coltivata, si pratica l’agricoltura sostenibile, integrata o biologica.
Matteo Pennacchi, presidente di Confagricoltura Umbria, il biologico è ancora così attrattivo? "Se negli anni passati è stato l’emblema della salubrità, oggi avanzano trend meno romantici e più pragmatici: nei prodotti di alta gamma si sta affermando la certificazione del ‘residuo zero’. Il ‘km zero’ mantiene forte interesse, traducendosi nella produzione e trasformazione in prossimità dei mercati. Ma con la vita frenetica che conduciamo, solo una parte dei cittadini acquista direttamente in azienda o nei mercati agricoli. Per questo è strategica l’alleanza con i ristoratori e una maggiore attenzione da parte della grande distribuzione. Restano centrali i temi della leggibilità dell’etichetta e della riduzione della forbice di prezzo tra produttore e consumatore. Oggi la spinta d’acquisto più forte è la sostenibilità certificata, la tracciabilità, il residuo zero e le proprietà salutistiche, sempre in base alla leva del prezzo".
Il settore primario in Umbria come risponde a questa richiesta? "Intanto, a livello europeo, le nostre normative su lavoro, salute e ambiente sono tra le più avanzate al mondo. In questo quadro, l’agricoltura umbra vanta oltre il 60% della superficie coltivata certificata sostenibile, integrata o biologica. Il 10% degli agricoltori svolge attività connesse alla ricettività in agriturismi, fattorie didattiche e sociali, e il 15% si occupa di trasformazione e commercializzazione. Le produzioni umbre sono eccellenti e diversificate: olio, vino, tartufo, cereali, legumi, carni e latte sono spesso certificati. Il brand ‘Umbria’ attira e può fare leva sulla coesione con il turismo. Inoltre, la regione gode di una condizione climatica apparentemente meno a rischio rispetto ad altre aree e dispone di un patrimonio idrico invidiabile per uso irriguo, un fattore che altrove sta diventando fortemente limitante".
Tra emergenza climatica e tensioni geopolitiche quali sono le sfide del futuro? "Stiamo vivendo anche in un’epoca di nuove tecnologie. Non solo l’intelligenza artificiale, ma anche innovazioni precedenti che devono ancora svelare appieno il loro potenziale, come l’ingegneria genetica, la meccatronica, la geolocalizzazione, i modelli previsionali e gli strumenti diagnostici. Siamo in un contesto più complesso rispetto al passato, in cui l’agricoltura deve produrre cibo sufficiente e sano usando meno suolo, meno acqua e riducendo gli interventi fitosanitari. Al contempo deve preservare l’ambiente, tutelare la fertilità e custodire il territorio, offrendo un bene pubblico alla collettività. La sfida principale è la sostenibilità economica. Se dal punto di vista ambientale e sociale l’agricoltura ha fatto passi da gigante, il settore resta l’anello debole della catena del valore. Risolto il nodo economico, la tecnologia applicata alla genetica e ai sistemi di produzione è già pronta a rispondere alle emergenze, anche quella climatica". Buone pratiche e criticità, anche di questo si parlerà ad Agrofutura... "Sarà un’occasione per rimettere al centro i fondamentali economici del settore, dando valore e forza alle sue peculiarità e neutralizzando i punti di debolezza".
Ultimo aggiornamento: Venerdì 25 settembre 2026, 10:47





