Sfida per il futuro. Atenei antichissimi capaci di guardare alle trasformazioni dei nostri tempi
di Giulia Prosperetti "La combinazione rara di tradizione e capacità di innovare. Forti come una quercia nelle radici, ma flessibili come...

di Giulia Prosperetti
"La combinazione rara di tradizione e capacità di innovare. Forti come una quercia nelle radici, ma flessibili come un giunco nel cambiamento. Università antichissime capaci di guidare trasformazioni avanzatissime". Questi, nelle parole del ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, i punti di forza del sistema universitario italiano.
"Il nostro sistema – spiega Bernini – è più aperto a nuove forme di didattica, più personalizzabile. Penso a Edunext, la rete di atenei e Afam che supera i vincoli geografici grazie a modelli didattici blended. Non è semplicemente digitalizzare l’università tradizionale. È ripensare il rapporto tra studio, lavoro e vita personale".
In tale scenario qual è l’importanza dell’orientamento universitario? "È fondamentale. E non uso questa parola a caso. Orientare significa dare ai ragazzi strumenti per scegliere, non scegliere al posto loro. Significa evitare che il talento si disperda, che le aspirazioni si spengano. Per troppo tempo in Italia l’orientamento è stato considerato quasi una procedura burocratica. Io, invece, credo sia uno degli snodi principali per il futuro di uno studente. Una scelta consapevole riduce l’abbandono, aumenta la motivazione e valorizza capacità, desideri e vocazioni".
Come sono stati utilizzati i fondi dell’investimento Pnrr 1.6 dedicato all’orientamento attivo nella transizione scuola-università? "Abbiamo raggiunto il target europeo in anticipo, con 250 milioni di euro investiti in percorsi di orientamento attivo destinati a oltre un milione di studenti delle scuole secondarie superiori. Abbiamo voluto che si iniziasse dal primo anno di secondarie, perché l’orientamento è un percorso di consapevolezza che si costruisce giorno per giorno, non l’ultimo anno".
Cosa cerca, secondo lei, uno studente quando sceglie un corso di studi? "Una formazione solida, ma anche flessibile. Competenze, ma anche strumenti per adattarsi al mondo che cambia. L’università italiana offre una formazione orizzontale e ibrida. I confini tra discipline si assottigliano. Faccio un esempio: con il nuovo decreto sull’Intelligenza artificiale approvato in Consiglio dei ministri, abbiamo previsto che l’IA entri trasversalmente nei corsi di studio. Perché conoscere l’IA non è più opzionale".
Lo scorso anno accademico è cambiato il sistema d’accesso a Medicina con il semestre aperto al posto dei test d’ingresso. Qual è il primo bilancio? "Su 52mila studenti che hanno sostenuto almeno un esame durante il semestre aperto l’80% è ora iscritto all’università tra Medicina, corsi affini o altri corsi. È la fotografia di una realtà positiva, la certificazione di un cambio di paradigma: non più selezione fuori dall’Università, ma formazione dentro. Anche per Medicina serve uno sforzo ulteriore, soprattutto sull’orientamento. Un’azione necessaria in primo luogo dentro le Università e nel passaggio tra primo e secondo semestre per non disperdere alcun talento".
L’ultimo country report della Commissione UE vede l’Italia al penultimo posto per numero di laureati nella fascia 25-34 anni: il 31,1% contro una media Ue del 44,8%. Un dato al quale fa da contraltare il 43,8% di studenti fuori corso. Come si può invertire questo trend? "C’è un dato strutturale che non possiamo dimenticare: l’Italia sta vivendo un forte inverno demografico. Meno nascite significa, inevitabilmente, meno iscritti potenziali e quindi meno laureati. Ma fermarsi al dato grezzo è un errore. Io guardo anche i segnali positivi. Aumentano gli studenti internazionali e il recente rapporto di AlmaLaurea dice che i laureati italiani sono soddisfatti del proprio percorso e hanno tassi di occupazione in crescita. Il Governo ha puntato fortemente su tre cose: orientamento, flessibilità e diritto allo studio. Dobbiamo far entrare più ragazzi nell’università, aiutarli a restarci e metterli nelle condizioni di laurearsi con soddisfazione".
Avete approvato la riforma delle classi di laurea. Perché avete deciso di rivedere dei corsi? "La riforma aggiorna l’università al mondo reale. Le nuove classi di laurea rafforzano la multidisciplinarità, la flessibilità dei percorsi, così come la personalizzazione dell’apprendimento e il maggiore collegamento col mercato del lavoro. Il modello novecentesco di percorsi rigidi e compartimenti stagni è superato. Oggi un ingegnere deve saper leggere dati, un giurista deve capire l’IA, un medico deve confrontarsi con tecnologie avanzate. L’ibridazione dei saperi non è una moda: è una necessità".
“L’università non volti le spalle al mondo del lavoro né rinunci alla verità“. Come legge il recente invito di sua Santità, Papa Leone XIV? "Quello del Santo Padre è un richiamo potentissimo. Ci ricorda che l’università non può chiudersi in una torre d’avorio. La conoscenza ha senso se dialoga con la realtà. Ma c’è un secondo passaggio che trovo centrale: anche chi insegna deve essere pronto ad accogliere studenti che usano strumenti di IA. Il punto non è demonizzarli, ma aiutarli a sviluppare senso critico. Perché l’IA può accelerare processi, ma non può sostituire coscienza, giudizio, responsabilità. Le scoperte scientifiche e tecnologiche sono un talento consegnato all’umanità. Sta a noi farlo fruttare".
Ultimo aggiornamento: Martedì 30 giugno 2026, 06:54





