Yamal, il mito teenager. L’eredità di Leo è già sua. Il trionfo del predestinato pronto per il Pallone d’oro
Arrivato in America dopo l’infortunio, Lamine si è dimostrato fuoriclasse assoluto. Nella Spagna del gioco corale, ha mostrato la concretezza di un vero leader. Il solo Pelé fu protagonista e vincitore alla sua età: storia di un talento senza limiti.

Al trionfo mondiale da teenager come protagonista assoluto – roba da Pelé, per intenderci – Lamine Yamal è arrivato grazie alle sue prodezze, certo, ma pure per l’impressionante maturità dimostrata sul palcoscenico più impegnativo. Tutti ammirano l’estro di questo baby fuoriclasse, ma non si sottolinea a sufficienza la sua freddezza, la capacità di mettersi al servizio della Spagna mettendo da parte ogni desiderio di brillare al di fuori del contesto. Anche ieri, pur non lasciando il segno nel tabellino dei marcatori. Ma c’è una freddezza agonistica mostruosa, a sostenere le prestazioni di un campione definitivamente issatosi nell’Olimpo del pallone. Perché le pressioni, a queli livelli, sono al limite dell’insostenibile se uno somma le aspettative del proprio ambiente agli tsunami emotivi dei social.
Yamal campione del mondo, dopo esserlo stato d’Europa due anni fa. Siamo già dalle parti del mito, più che della storia. Eppure questo Mondiale era partito in salita per l’esterno del Barcellona, arrivato in America con un infortunio fresco fresco e una zavorra di dubbi. Anche la gestione di questo delicato momento – tutti lo aspettavano, ma lui non poteva essere al massimo – fornisce un’ulteriore indicazione di grandezza dell’asso spagnolo.
Contro Capo Verde, nel deludente pari d’esordio, era stato buttato nella mischia da De la Fuente senza spostare gli equilibri. Poi il gol all’Arabia Saudita, certo, ma mentre i mostri sacri d’attacco delle altre nazionali macinavano record su record, da Messi a Mbappé, lui ha pensato solo e soltanto a fare girare al meglio la Roja: finendo per non segnare praticamente mai, ma primeggiando un po’ in tutte le altre statistiche di reparto.
Ora è Lamine l’erede certo e definitivo di Messi. Da quella foto del bagnetto del 2007, il ragazzo cresciuto tra le difficoltà di Matarò ha conquistato il mondo. E se Leo starà piangendo per il successo-bis mancato dopo una cavalcata comunque meravigliosa, siamo certi che la Pulce argentina sarà pure rincuorata dal fatto di aver lasciato il testimone al fuoriclasse più meritevole.
Difficile predire, a questo punto, cosa possa mai realizzare Yamal di qui a fine carriera avendo già assaporato il gusto dei successi più grandi. Tutto dipenderà da quel fuoco che l’ha spinto a battere record di precocità con una facilità devastante – il predestinato Messi, alla sua età, non aveva ancora vinto nulla con la nazionale maggiore argentina – e a solcare i campi più importanti con classe aliena.
Dovrà giusto evitare di ripetere le poche ‘sbandate’ di ingenuità del passato – vedi i nani ingaggiati per la festa del suo 18esimo compleanno, nel 2025 – favorite per altro dall’età poco più che adolescenziale unita all’ovvia disponibilità economica, e tutto potrà indirizzarsi verso una serie di vittorie che è arduo immaginare.
Il futuro è col Barcellona, che l’ha cresciuto proprio come Leo, e dove ha trovato un ambiente ideale per migliorare. A proposito, da quando ha vestito per la prima volta la maglia blaugrana con la squadra maggiore, nel 2023, è cresciuto dieci centimetri. Dettagli di un prodigio senza più limiti, emblema di integrazione nello sport, lui figlio di padre marocchino e madre della Guinea.
Il trionfo in terra d’America è il trampolino definitivo per il Pallone d’oro. Piedi di diamante, ma sempre per terra: Lamine potrà pure festeggiarlo come l’altro giorno, quando si aggirava per New York con la fidanzata Ines e si è gustato un hot dog preso da un venditore ambulante, come se fosse un mortale come noi.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 luglio 2026, 08:40