Per evitare che la situazione tra il ct Juan Jesus e Cristiano precipitasse era intervenuto persino il primo ministro del Portogallo. L’ammutinamento di Ronaldo è un caso politico. Neanche il premier riesce a riportare la pace
A ben guardare, considerando la statura di un personaggio, come direbbero negli States, larger than life, non poteva che finire...

A ben guardare, considerando la statura di un personaggio, come direbbero negli States, larger than life, non poteva che finire così: ciò che si è consumato negli ultimi giorni tra Svezia e Danimarca, l’ammutinamento di Cristiano Ronaldo nei confronti del ct del Portogallo Juan Jesus e l’abbandono del ritiro della Nazionale da parte del fuoriclasse, oggi non è più solamente una questione sportiva, ma un vero e proprio caso politico. Non è un’iperbole: a intervenire nella querelle, tentando prima di ricucire lo strappo e quindi commentando l’accaduto, sono stati, in ordine di tempo, il presidente della federcalcio portoghese Pedro Proença, il governatore dell’isola di Madeira Miguel Albuquerque e, addirittura, il primo ministro portoghese Luis Montenegro.
Cosa significhi Cristiano Ronaldo per il Portogallo, inteso come Paese e non solo come nazionale, è insomma lampante in questo abbandono che ha tutto dell’addio. Montenegro, secondo i media lusitani, mercoledì sera avrebbe chiamato individualmente sia Proença, sia il ct Jorge Jesus che lo stesso Ronaldo per capire cosa stesse accadendo nel ritiro e tentare una mediazione. La panchina con la Norvegia, il lungo riscaldamento senza nemmeno entrare, le parole con cui il ct (che aveva allenato Cristiano all’Al Nassr; era un profilo a lui gradito) aveva difeso il proprio lavoro, spiegando che non avrebbe cambiato idea a prescindere dalla rabbia del calciatore e che non lo avrebbe schierato dall’inizio nemmeno contro la Danimarca, avevano convinto il campione a tornare a casa direttamente con il suo jet privato, senza ascoltare ragioni nonostante, raccontano le cronache, Jesus e Proença lo abbiano rincorso in aeroporto per scongiurare la crisi. "Quando sarà il momento dirò tutto", era stato il suo criptico commento sui social. "Noi, qui a Madeira, sosteniamo Ronaldo. È il portoghese più conosciuto al mondo, ha dato prestigio al Portogallo nel corso di una carriera durata più di 25 anni. Devono averlo fatto arrabbiare, ha fatto benissimo", lo ha difeso Albuquerque da Madeira dove, peraltro, l’aeroporto di Funchal porta il nome del calciatore.
Dall’ambiente di Ronaldo si racconta che Cristiano si sia sentito tradito da Jesus e Proença, i profili social della nazionale portoghese hanno perso in poche ore circa 50 milioni di follower, ieri il Portogallo ha vinto 4-2 in casa della Danimarca e la maglia numero 7 era sulle spalle di Leão, il caso è diventato anche politico e l’ex Real rischia anche una squalifica. Dopo 233 presenze, 146 gol, record su record e un Europeo vinto, era difficile immaginare una fine peggiore.
Lorenzo Longhi
Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 ottobre 2026, 08:30