Il capitano Smit: “Se non avessi mostrato coraggio, tutti i miei passeggeri sarebbero morti. Ho pregato il dio Hanuman”
Attentato terroristico sul volo Dubai-Tel Aviv, il pilota Flydubai Smit Machchhar in videochiamata con il primo ministro indiano Modi: “Ero ferito, ma mi sono detto che dovevo alzarmi e agire”

Roma, 2 ottobre 2026 – "Ero ferito, ma mi sono detto che dovevo alzarmi e agire”. L’eroe venuto dall’India ha la barba ingrigita dall’età, una fasciatura che gli riveste la testa per intero, un sondino aggrappato alle nari e il sorriso morbido e dolente dell’uomo ha fatto l’impresa, e ne riporta i segni nel corpo: “Quando sono caduto, ho sentito l'aereo precipitare. In quel momento ho trovato la forza di aprire la porta della cabina. Stavo lottando per la mia vita. Mi sono reso conto che se non avessi mostrato coraggio, 170 passeggeri sarebbero morti”.

Il Sully del volo Dubai-Tel Aviv si chiama Smit Machchhar; 38 anni, indiano del Gujarat, famiglia nell’area di Mumbai, 11 anni da addestratore/esaminatore e pilota per la compagnia SpiceJet prima di trasferirsi a FlyDubai nel 2022. Parla dal letto di un ospedale di Abu Dhabi, dall’altra parte dello schermo, in videochiamata, c’è il primo ministro Narendra Modi.
Il capitano Smit (senz’acca) è il buono di questa storia da matrix mediorientale. Assalito e accoltellato dal copilota omanita, prima vittima di un dirottamento che avrebbe portato il Boeing a schiantarsi su suolo israeliano, con “un ultimo sforzo” ha sbloccato la porta ai passeggeri. L’aereo era in picchiata, 17mila piedi di quota persi in un minuto. In un lampo: cloche raddrizzata da un passeggero (ha raccontato di aver agito come si vede nelle serie in tv), linea di volo ritrovata. Poi, passata la paura, l’atterraggio di emergenza (tra applausi e scene di giubilo) in Arabia Saudita eseguito da due piloti fuori servizio.

L’estrema resistenza di Smit ha permesso a tre passeggeri israeliani di entrare in cabina, neutralizzare l’aggressore e scampare il dirottamento. A un dentista improvvisatosi soccorritore d’emergenza Machchhar ha detto: “Ho due figli, non voglio morire”. Un medico a bordo lo ha stabilizzato, il resto del volo l’ha passato con il volto coperto di sangue e una maschera per l’ossigeno.
"Avevo così tante ferite che ero crollato. È stato allora che ho sentito che l'aereo stava precipitando. Sapevo che era la mia ultima possibilità e che la porta era proprio lì”, racconta al premier Modi: “In quel momento continuavo a ricevere colpi, ma ho semplicemente aperto la porta e sono entrati tutti". Modi elogia l’immenso coraggio del comandante: “Smit ha permesso di evitare una grande tragedia". Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha reso omaggio al suo “coraggio straordinario” per aver scongiurato "una catastrofe in volo", l’11 settembre di Tel Aviv.

“So che Dio mi ha salvato", dice commosso Machchhar a Modi. In quei momenti drammatici il capitano Smit recitava una preghiera indù dedicata ad Hanuman, il dio scimmia simbolo di forza, coraggio e devozione. Hanuman è immortale, immune ai pericoli. E sa volare.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 ottobre 2026, 18:02







