“Così virus e batteri fanno funzionare il pianeta”: sulle strade dell’ignoto con Donato Giovannelli
Professore di Microbiologia all’università Federico II di Napoli e autore del podcast Abissi, scienziato degli ambienti estremi: “Quelli patogeni che attaccano l’uomo sono una minima parte. Giusto essere preparati a combatterli”

Napoli, 30 maggio 2026 - Donato Giovannelli, professore di Microbiologia all’università Federico II di Napoli e autore del podcast Abissi, scienziato degli ambienti estremi, parte dalla base: “Virus e batteri sono indispensabili alla vita del pianeta”.
In altre parole, sarebbe follia “pensare di sterilizzare tutto”.
Virus e batteri, quanti sono
L’esploratore delle aree più remote del globo, dove la vita diventa una sfida, rimarca: “Solo un piccolissimo numero di questi microrganismi sono patogeni.Poche centinaia, ma pensiamo che in tutto siano centinaia di milioni”. Quelli ‘cattivi’ “attaccano l’uomo direttamente, sono responsabili di malattie. Negli ultimi 150 anni, dai primi studi fatti nell’Ottocento per combattere le infezioni, la nostra vita si è allungata molto perché li stiamo combattendo e li sappiamo combattere”. Per fare un esempio: “Una goccia d’acqua di mare contiene da 10 a 100 milioni di batteri e 10 volte più virus. Tranne i casi di contaminazione ambientale dovuti a scarichi urbani, sono tutti innocui per l’uomo. Servono al funzionamento dell’ambiente”.
Virus e batteri che fanno bene al pianeta
Per capirsi, “è lo stesso concetto di microbioma intestinale, qualcosa che abbiamo imparato a conoscere. Sappiamo che la flora batterica è importantissima. Quindi non tutti i batteri sono cattivi per la salute dell’uomo, questo ormai lo abbiamo capito. Ed è ancora più vero per la salute dell’ambiente”.
Ricordiamoci che: “Metà dell’ossigeno che respiriamo è prodotto dai cianobatteri nella superficie degli oceani; ed è prodotto da batteri un respiro ogni due”.

Quanti patogeni esistono
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Ma se ne conosciamo una minima parte, come facciamo ad avere certezze sul numero di patogeni?
“Per i batteri lo sappiamo abbastanza bene – chiarisce l’”Indiana Jones della microbiologia” - perché abbiamo identificato i responsabili della maggior parte delle malattie. In questo momento quelle che ancora non hanno una causa sono le cosiddette multifattoriali, come Alzheimer o Parkinson, per le quali non c’è un batterio responsabile, un agente infettivo. Per i virus, invece, il discorso è un po’ diverso perché è sempre possibile che si verifichi un salto di specie. Quindi possono emergere nuove malattie, com’è stato con il Covid, attraverso le cosiddette zoonosi. Ma i numeri rimangono comunque piccoli rispetto alle quantità che troviamo nell’ambiente”.
Malattia X: che cosa vuol dire
Nemmeno il morbo senza nome, quello che l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha ribattezzato malattia X, per Giovannelli giustifica l’allarme. “Esistono le malattie, esistono le infezioni ma sterilizzare la Terra distruggerebbe tutto. Noi dobbiamo capire che il pianeta funziona da 4 miliardi di anni perché ci sono batteri, virus e microrganismi”.
Per questo lo scenario della malattia X vuol dire “essere preparati, in un momento in cui stiamo distruggendo gli ecosistemi e ci stiamo schiacciando nella sovrapposizione con gli altri animali e le altre specie di questo pianeta, al fatto che potrebbero esserci nuove zoonosi, nuove infezioni. Ma questa cosa è dovuta essenzialmente al fatto che siamo un numero incredibile di persone e stiamo comprimendo gli ecosistemi e siamo sempre più sovrapposti. Quindi cambiamento climatico, deforestazione, spostamenti globali sono elementi antropici che stanno sicuramente mettendo sotto pressione l’ecosistema”.
Virus e batteri: i due concetti chiave
Alla fine il ragionamento si può riassumere in due concetti chiave: “Esistono le infezioni, qualcosa che stiamo combattendo, dobbiamo essere preparati. Ma dobbiamo anche mettere a fuoco che la maggior parte, e quindi il 99,99% di batteri e virus, sono fondamentali per far funzionare il pianeta. Per quello che respiriamo, per quello che mangiamo, per mantenere il clima”.
Il secondo concetto “è che per ridurre il numero di infezioni dobbiamo ridurre anche i problemi ambientali. Pensiamo all’antibiotico-resistenza, un problema serissimo già oggi”.
Cosa dobbiamo temere dallo scioglimento dei ghiacci
Ma allora i virus zombie? “La possibilità che lo scioglimento dei ghiacci liberi dei microrganismi è reale – rimarca il prof -. Ma la possibilità che questi microrganismi siano patogeni è molto, molto rara. Per ritrovare virus o batteri che possono uccidere o infettare l’uomo dovremmo scongelare zone dove ci sono state infezioni importanti come l’influenza spagnola. In generale nell’Artico il problema non è che si liberano virus capaci di attaccare l’uomo, questa è un’ipotesi che piace molto alla fantascienza e a Hollywood ma è molto, molto remota, molto improbabile. Piuttosto, ‘risvegliamo’ i batteri che contribuiscono a produrre più CO2 e più metano, quindi gas serra. Il problema vero, quello che le persone dovrebbero temere, è il risveglio di microrganismi che andranno ad esacerbare il problema del clima, non di microrganismi che possono essere patogeni per l’uomo. L’unica vera fobia che dovremmo avere è quella del collasso ambientale”.
Ultimo aggiornamento: Domenica 31 maggio 2026, 11:13









