Il Papa e l’incubo della discriminazione tecnologica: “Il progresso dev’essere animato e orientato dalla carità”
Papa Leone XIV e il richiamo in difesa dei più deboli: va rotto il paradigma per il quale le nazioni che possiedono la tecnologia hanno un diritto di supremazia sulle altre. “il Concilio Vaticano II ci invita a condividere il pane del sapere e del saper-fare”

Città del Vaticano, 23 settembre 2026 – Evitare la discriminazione tecnologica condividendo il pane del sapere e del saper fare. Nell’udienza generale del mercoledì Papa Leone XIV continua ad affrontare una questione che sta caratterizzando il suo pontificato e che riguarda la capacità dell’uomo di diventare autosufficiente grazie alla tecnica e di non avere più bisogno degli altri potendosi rifugiare in un mondo virtuale. Un percorso pericoloso che inevitabilmente porta ad ignorare le esigenze e le necessità dei più deboli. “Per diventare un autentico progresso umano, cioè a favore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini – ha spiegato il pontefice -, il progresso tecnico e scientifico dev’essere animato e orientato dalla carità. Solo così potrà essere posto sempre a difesa della dignità dell’uomo e promuovere le condizioni di vita di tutti, specialmente dei più svantaggiati”.

Dietro questo pensiero si nasconde anche un grande desiderio di pace. Oggi tutte le guerre di aggressione sono animate dalla conquista dei giacimenti non solo delle risorse fossili, ma anche delle terre rare indispensabili per la realizzazione di quei componenti informatici su cui è possibile installare gli algoritmi che stanno alla base dell’intelligenza artificiale. Per il Santo Padre bisogna rompere il paradigma per il quale le nazioni che possiedono la tecnologia hanno un diritto di supremazia sulle altre. “il Concilio Vaticano II ci invita a condividere il pane del sapere e del saper-fare, perché ogni uomo e ogni popolo possa sviluppare le sue potenzialità e insieme possiamo costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro migliore”.
Dal punto di vista della catechesi Prevost ha continuato ad illustrare la costituzione apostolica “Gaudium et Spes”. Siamo al terzo capitolo della prima parte, intitolato “L'attività umana nell'universo”, dove si chiede ai fedeli di essere i protagonisti di un progresso che metta sempre al centro la persona. “I cristiani sono coinvolti come tutti nell’edificazione della città degli uomini, puntando al fine di tutte le cose e all’incontro con Dio, e ricordando questo fine ultimo a coloro con cui condividono l’avventura del progresso, della scienza e della vita. Dio ha posto nelle mani dell’uomo e della donna un creato ancora in “statu viae”, cioè in cammino, in crescita, perché essi lo conducano a compimento mediante la loro saggia attività”.
I cristiani sono coinvolti come tutti nell’edificazione della città degli uomini
I cristiani sono, quindi, chiamati a superare qualsiasi tipo di barriera, a partire da quelle ideologiche. “Negli umanesimi post-cristiani l’essere umano e Dio vengono erroneamente presentati come rivali: per affermare le sue conoscenze, la sua libertà e il suo progresso, l’uomo dovrebbe emanciparsi da Dio, ma l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio”.
L’ultima nota riguarda il numero dei fedeli che hanno assistito l’udienza. Una autentica folla che ha occupato anche gli spazi più esterni di piazza Pio XII congestionando i varchi di accesso con le file che hanno raggiunto piazza Risorgimento.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 28 settembre 2026, 22:25







