“Perché l’Urlo di Munch è stato rubato due volte”: le opere d’arte più bersagliate
Alessandro Zuccari, professore di storia dell’arte, membro dell’Accademia dei Lincei, docente emerito alla Sapienza: “I furti d’arte nella storia ci sono sempre stati, non ci possiamo illudere di poterli eliminare. Ma con una strategia e un’opera di sensibilizzazione, il fenomeno si può arginare”

Roma, 21 settembre 2026 - Alessandro Zuccari, professore di storia dell’arte, membro dell’Accademia dei Lincei, docente emerito alla Sapienza. Ci sono pittori che vanno più a ruba, alla lettera?
“Per rispondere a questa domanda bisogna interrogarsi sulle cause dei furti d’arte. Sicuramente i motivi sono diversi. Intanto il culto delle opere. Penso all’Urlo di Munch che è stato rubato due volte in dieci anni, quella tela è considerata un simbolo mondiale, come la Gioconda. E penso ai Renoir, Cezanne e Matisse rubati nel Parmense, alla Fondazione Magnani-Rocca. Si sconta una contraddizione”.

Quale?
“Da un lato gli artisti più noti e più pubblicizzati sono anche più protetti; dall’altro sono più esposti ai rischi perché veri e propri oggetti di culto che inevitabilmente attirano l’attenzione”.
Perché i musei italiani e in generale il nostro patrimonio artistico sono così vulnerabili?
“Non sarei così pessimista, in questi anni ci sono stati progressi notevoli. Miglioramenti che dipendono dalla gestione, dai direttori, da un’amministrazione più oculata, anche nell’attenzione alla formazione. Negli anni ho anche visto tanti studenti laureati in storia dell’arte fare i custodi nei musei, come prima occupazione”.
Negli assalti ai musei il tempo sembra la variabile fondamentale.
“Verissimo. Ci sono professionisti del crimine che dimostrano un’abilità impressionante, come quelli che hanno portato a termine il furto al Louvre in 4 minuti. Alla fine, ci troviamo di fronte a un fenomeno globale gestito dalle nuove mafie”.

Cosa intende con questa espressione?
“Si tratta di un termine generico per dire che ci sono gruppi criminali che agiscono in un mercato è tra i più grandi al mondo”.
Terzo commercio criminale dopo la droga e le armi.
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“Perché è più facile, presenta meno rischi e nella legislazione dei vari Paesi le pene sono molto inferiori rispetto a quelle previste per altri reati”.
I musei virtuali, quindi visitabili dai siti nei minimi dettagli, diminuiscono la sicurezza?
“Non direi, anzi sono cose molto utili. Questa è la democratizzazione dell’arte, in una società così individualista in fondo il ruolo della cultura è quello di promuovere l’incontro, la consapevolezza, il senso civile”.

Cosa serve, a suo parere, per rafforzare i musei?
“Una questione fondamentale è il personale, lo dimostra il furto di Messina. Ogni sala deve avere un custode, che deve essere vigile”.
L’Europol segnala una crescita di episodi, violenza con bande assoldate sul web, un po’ modello usa e getta.
“La crescita della violenza rappresenta un trend generale della nostra società e l’arte è inserita in questo scenario. Capisco il furto del Louvre per la ricerca di danaro. Quello di Messina no, se non con l’idea che qualcuno volesse in casa i capolavori”.
Ma questa non è una leggenda metropolitana?
“No, è patologia del possesso. Idolatria del denaro, richiamata tante volte da papa Francesco e ora da papa Leone. Una sorta di delirio di onnipotenza, un modo per dire: conto perché ho conquistato questo, dunque sono speciale”.
La reazione quale deve essere?
“Continuare a fare cultura per far comprendere a tutti il valore dell’arte. I numeri dei Carabinieri nucleo patrimonio artistico sono impressionanti: quasi 85mila opere recuperate, 1,3 milioni da cercare. Dentro a questo elenco c’è di tutto: quadri ma anche gioielli e reperti archeologici. I furti d’arte nella storia ci sono sempre stati, non ci possiamo illudere di poterli eliminare. Ma con una strategia e un’opera di sensibilizzazione, il fenomeno si può arginare”.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 settembre 2026, 21:37








