Furti d’arte, il maggiore dei Carabinieri: “Ecco dove finiscono i capolavori”
Lorenzo Galizia, comandante del Nucleo Tutela patrimonio culturale di Roma: “Nel nostro catalogo sono elencate 1,3 milioni di opere da recuperare. Scandagliamo anche il deep web con un sistema di intelligenza artificiale”. Nel 2025 quasi 85mila opere recuperate

Roma, 19 settembre 2026 - Lorenzo Galizia, maggiore dei carabinieri, comandante del Nucleo Tutela patrimonio culturale di Roma. Chi sono i ladri d’arte?
“Tutte persone con precedenti, di solito per furto o rapina. Non sono ‘specializzati’. Agiscono se capita l’occasione, pensano di poter correre anche meno rischi rispetto a un ’colpo’ in banca o a un furto in casa. S’illudono di avere tra le mani un tesoro ma poi scoprono che non è monetizzabile”.
Davvero l’Italia è prima in Europa per furti d’arte?
“In realtà non esiste una statistica che possa confermare questo primato negativo. Nella nostra banca dati, dalla fondazione nel 1969 ad oggi, abbiamo censito più o meno 1,3 milioni di opere da ricercare. Ma non tutti gli Stati sono organizzati così”.

Nel 2025 sono aumentati i recuperi, poco meno di 85mila.
“In prevalenza sono dipinti, pezzi archeologici, beni archivistici, documentali e librari in genere”.
E sono cresciuti molto i furti nei luoghi di culto, erano 87 e sono diventati 127.
“In tante chiese mancano i custodi. Anche se ogni diocesi oggi ha un suo archivio, con un curatore dei beni culturali designato dalla Cei. Quando si verifica un furto noi attingiamo dall’elenco, quelle immagini sono indispensabili per ritrovare i beni”.
Che strada prendono le opere rubate nel nostro Paese?
“Otto volte su dieci le ritroviamo in Italia, una percentuale davvero bassa finisce all’estero, per lo più in Svizzera, Francia e Germania”.
A questo
Il 29 gennaio 2025 avete individuato al Mercanteinfiera di Parma un dipinto trafugato nel 2004 da una chiesa di Sulmona. Però al posto di un agnello Sant’Agnese aveva accanto una pergamena.
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“A volte i ladri tagliano addirittura l’opera e la assemblano in modo diverso per evitare di farla trovare. Oppure modificano dei tratti dello sfondo. Il valore diminuisce ma questo facilita trasporto e vendita”.
Avete messo a punto un sistema informatico (Swoads) per monitorare anche il deep web.
“Questo software di intelligenza artificiale confronta le immagini pubblicate in Rete, ad esempio dalle case d’asta, con quelle che abbiamo nella banca dati”.

L’ultimo rapporto Europol segnala un aumento di violenza, nei furti d’arte.
“In Italia per fortuna non ci siamo arrivati. Ma oggi colpisce sicuramente lo spirito di emulazione. Europol vuol dire una cosa precisa: cercate di innalzare le misure di sicurezza nei musei, dal Louvre in poi ne stanno capitando un po’ troppe”.
Qual è la prima cosa che un direttore dovrebbe fare per rendere la struttura meno vulnerabile?
“Difficile rispondere. Di solito i colpi, per un buon 90%, sono portati a termine con un basista, magari qualcuno di una ditta esterna che ha lavorato in un cantiere. Noi abbiamo un link diretto con le strutture”.
Chi sono ricettatori e acquirenti?
“Intanto persone che non ragionano. Perché grazie alla nostra banca dati Leonardo, su richiesta dei privati, possiamo fare accertamenti prima dell’acquisto, quindi dare un indice di probabilità. Tantissimi compratori sono inconsapevoli. L’opera viene messa in vendita anche dopo molti anni, possono passarne 20 o 25. Nel mezzo ci sono tanti passaggi, alla fine si perde anche la traccia di chi li ha rubati”.
Ufficialmente, che mestiere fanno i ricettatori?
“Lavorano in quella grande zona grigia che si muove tra soggetti insospettabili e dove tutto è regolato dal mercato, dal denaro”.
Nel vostro rapporto scrivete: quando l’arte sparisce, un Paese perde la memoria.
“Ed è esattamente così. La soddisfazione più grande è quando si restituisce un’opera a una piccola comunità. Ritrovare un capolavoro è come catturare un latitante. Ma riportare un dipinto in una chiesa antica che rappresenta il santo patrono di un piccolo borgo è davvero un piacere immenso. Alla fine l’Italia è caratterizzata da questo”.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 settembre 2026, 21:38









