Ma chi sono i ladri di opere d’arte? Il furto di Renoir, Cézanne e Matisse nelle carte dell’inchiesta
Anche furti di parmigiano e vino pregiato tra i precedenti di chi a marzo ha dato l’assalto alla Fondazione Magnani-Rocca di Traversetolo (Parma). Un difensore: “Attenzione: magari un ladro viene considerato grossolano ma è capace di rubare una monetina o di fare il colpo grosso”

Parma, 21 settembre 2026 - Dal parmigiano reggiano ai Renoir. Dai furti di vino, culatello, prosecco e macchine cambia monete al colpo grosso, l’assalto alla Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo (Parma), avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 marzo.
Perché la banda di moldavi accusata del colpo e arrestata – i Carabinieri ad agosto hanno recuperato i tre capolavori, dipinti di Cézanne, Renoir e Matisse, stimati 9 milioni di euro – aveva fatto tutt’altro prima, almeno secondo quello che ricostruisce l’ordinanza di applicazione della misura cautelare.

I precedenti della banda
Per diversi di loro si citano furti di specialità alimentari, di casseforti o veicoli. E per il colpo grosso hanno acquistato un manico di piccone con la carta fedeltà di un grande magazzino, un indizio che ha portato gli investigatori sulle loro tracce.
Tutto scritto nelle carte, che confermano alla perfezione quello che spiegano gli esperti: non esistono ladri specializzati nei furti d’arte.
Il passamontagna e l’estintore
Scrive il giudice: “Cinque individui travisati in data 23 marzo 2026 riuscivano ad appropriarsi di tre quadri di inestimabile valore riconducibili ai rinomati pittori Matisse, Renoir e Cézanne (…), beni culturali del valore complessivo di circa 9 milioni di euro. I preliminari accertamenti investigativi svolti, attraverso i rilievi eseguiti sul posto e l’analisi delle immagini di videosorveglianza, permettevano di identificare un sodalizio di cinque soggetti, completamente travisati, i quali riuscivano, anche attraverso operazioni di disturbo del servizio di vigilanza (pur presente), a portare a compimento l’azione predatoria senza essere intercettati”.
Dunque le carte ricostruiscono una dinamica lineare: un ladro resta all’esterno in funzione di palo, gli altri forzano il portone principale d’ingresso e la porta finestra di accesso al salone principale e portano via i quadri. Chi è fuori lega le due ante del cancello d’ingresso con una corda e usa un estintore per attirare l’attenzione su di sé.
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Il piccone acquistato con la tessera fedeltà
Tra gli attrezzi usati per portare a termine il colpo c’è anche “un piccone con manico spezzato” di una certa marca, il 210 marzo – scrivono i giudici – è stato acquistato in un grande magazzino “con pagamento in contanti e utilizzo di Fidelity card” associata a una donna.

Come è stato scelto l’obiettivo
Ma perché questa volta la banda ha scelto un obiettivo così blasonato? “Hanno spiegato che è stato casuale, che uno di loro è entrato nel sito della Fondazione e ha cominciato a studiare l’edificio, perché si vede tutto in tridimensionale. Ma se poi sia una scusa per non dire altro, non lo so. Questo risulta nell’interrogatorio del gip”. Così l’avvocato Alberto Settesoldi, che assiste tre dei moldavi.
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La ricerca di un acquirente
Ma dove pensavano di rivendere i dipinti? Dalle intercettazioni risulta che abbiano fatto tentativi anche in Ucraina, Emirati Arabi Uniti e Spagna. Avvocato, allora qual è la sintesi di questa storia? “Siamo un po’ ai furti tipo Mission impossible. Ed è anche vero che hanno comprato un manico di piccone con la tessera fedeltà, si sono distratti. Nella misura cautelare si ricorda anche un furto di monetine. Però non bisogna soffermarsi troppo su questo. Magari un ladro viene considerato grossolano, ma attenzione: è capace di rubare una monetina o di fare il colpo grosso. Non ci dobbiamo stupire. Anche se sicuramente rispetto al passato, i quadri escono dal contesto”.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 settembre 2026, 21:37









