Nella mente del killer. Lorena voleva essere libera. L’ex l’ha sequestrata
La criminologa Anna Vagli: Federico Vella voleva dominarla e annientarla

Firenze, 5 settembre 2026 – Federico Vella ha rapito Lorena Isceri prima di ucciderla. Ed è proprio dal rapimento che bisogna partire per leggere l’ennesimo femminicidio, perché prima ancora di toglierle la vita Federico le ha tolto qualcosa che Lorena aveva già scelto di riprendersi: la libertà di decidere dove stare, con chi stare, dove andare e, soprattutto, da chi andare via.
È questo il passaggio più feroce e rivelatore dell’intera vicenda: sequestrare una donna che ha deciso di lasciarti significa trasformare una separazione che non accetti in una prigionia che puoi governare, sostituire alla volontà dell’altra la tua, cancellare con la forza la distanza che lei aveva scelto di mettere tra voi. Lorena aveva detto, con la sua decisione, “io me ne vado”. Federico le ha risposto nel modo più brutale: adesso decido io dove vai.
Altro che perdita di controllo. Federico si è appropriato del corpo di Lorena, dei suoi movimenti, della sua possibilità di fuggire e persino della destinazione verso cui quella macchina stava correndo, mentre a lei era rimasta la forma più primitiva e feroce della paura: non sapere. Non sapere dove ti stanno portando, quanto durerà quel viaggio, quando la macchina si fermerà, cosa accadrà quando quel bagagliaio verrà aperto. Non sapere soprattutto se l’uomo che avevi conosciuto, frequentato, forse amato, abbia già deciso qualcosa che tu ancora ignori: che da quel viaggio potresti non tornare.
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Qui il rapimento assume un significato ancora più inquietante, perché introduce nella violenza una variabile che troppo spesso la cronaca comprime fino a cancellarla: il tempo. Tra l’aggressione e la morte di Lorena non c’è un istante. Ci sono minuti, chilometri, passaggi. C’è il tempo per continuare e quello per fermarsi, quello per cambiare direzione e quello per restituirle la libertà. Proprio quel continuare racconta la mente di Federico Vella più di qualsiasi etichetta utilizzata per spiegare l’inspiegabile. Perché ogni chilometro percorso è anche un chilometro nel quale avrebbe potuto fermarsi.
La strada però conduce a un cavalcavia. È lì che la sopraffazione cambia definitivamente natura e il dominio diventa annientamento. Non basta più impedirle di scegliere dove andare, si arriva a pretendere di decidere se quella donna possa ancora esistere. Lorena aveva fatto una cosa assolutamente normale decidendo di lasciare un uomo. Una scelta che dovrebbe poter costare una discussione, una porta chiusa, il dolore di una relazione che finisce. Mai la vita. Federico ha risposto a quella scelta togliendole, una dopo l’altra, tutte le altre libertà.
Ultimo aggiornamento: Sabato 5 settembre 2026, 08:15









