Il killer di Antonella e Sara ha potuto agire indisturbato
Giallo della ricina. Antonella Di Ielsi aveva 50 anni. Sua figlia Sara Di Vita 15. Sono morte a poche ore di distanza

Pietracatella – Antonella Di Ielsi aveva 50 anni. Sua figlia Sara Di Vita 15. Sono morte a poche ore di distanza durante le feste di Natale e per l’avvelenamento da ricina 155 computer finiranno sotto la lente degli investigatori. Si cercano tracce di ricerche sul veleno. Visto che la ricina non è esattamente un ingrediente che si confonde con il sale e neppure una sostanza che capita abitualmente sulla tavola di una famiglia.
A questo punto, liquidare l’ipotesi dell’omicidio come una un incidente è ingenuo. Se qualcuno ha deciso di avvelenare Antonella e Sara, non stiamo parlando di uno scatto d’ira. Non di una mano che afferra un coltello durante una lite. Stiamo parlando di una condotta che ha richiesto tempo, informazioni, preparazione. Soprattutto la possibilità di raggiungere le vittime senza destare sospetti.

Il veleno ha una caratteristica particolarmente vigliacca lasciando alla vittima l’illusione di essere al sicuro. Anche dal punto di vista investigativo, il dettaglio del killer non è tanto il suo grado di intelligenza. Piuttosto quanto fosse convinto di poter agire indisturbato. Chi aveva accesso a ciò che Antonella e Sara hanno consumato? Chi conosceva le loro abitudini? Chi poteva prevedere dove sarebbero state e che cosa avrebbero mangiato?
Sono domande che restringono il campo delle possibilità. Il problema investigativo però ne porta dietro un altro. Due persone morte, ma non necessariamente due persone che qualcuno voleva uccidere. Ciò perché una cosa è provocare deliberatamente la morte di una madre e di sua figlia, mentre un’altra è voler eliminare una persona e finire per ucciderne due.
Cambia il movente, cambia la dinamica, cambia perfino la portata sanguinaria dell’azione. In questa storia, quindi, forse resta solo da chiarire il bersaglio. Se uno o duplice. Gianni Di Vita è risultato negativo agli accertamenti tossicologici. Alice, la figlia maggiore, non aveva partecipato alla cena incriminata. Adesso si cercano risposte nei computer e qualcuno potrebbe aver commesso l’errore di pensare che una ricerca cancellata fosse una ricerca scomparsa.

Sara aveva 15 anni. Antonella era sua madre. Sono morte entrambe e ancora non sappiamo esattamente come la ricina sia arrivata nei loro organismi. È però arrivata nella loro abitazione che si è trasformata in una scena del crimine. Dunque, prima di perdersi nelle solite discussioni sul profilo psicologico del presunto colpevole, io partirei da una domanda molto più concreta. Se qualcuno ha messo quel veleno a disposizione delle vittime, chi aveva la possibilità di farlo? Il veleno, compresa la ricina, non ha bisogno di un assassino che mostri il proprio volto. Ma se un assassino c’è stato, da qualche parte deve aver lasciato la propria mano. O la propria traccia.
Ultimo aggiornamento: Domenica 11 ottobre 2026, 17:14





