I genitori e il fratello di Chiara accusati di non volere la verità: il doppio processo e la crudele “prova di obbedienza”
Delitto di Garlasco, c’è chi vorrebbe che Rita Preda, Giuseppe e Marco Poggi rigettassero la tesi della colpevolezza di Alberto Stasi per amore della vittima. Ma sono persone e non reperti da rianalizzare

Roma, 3 ottobre 2026 – Garlasco è diventato la caverna di Platone, ma qui gli spettatori non si limitano a guardare le ombre, le processano. Una frase, un’intercettazione, poche righe di un verbale. Frammenti, non necessariamente falsi, che vengono montati e rimontati finché sembrano raccontare tutta la storia. Chi li maneggia si convince di sapere tutto. Chi ricorda che quei frammenti non bastano viene trattato da ingenuo, o peggio, da complice.

La condanna di Alberto Stasi è definitiva. La nuova inchiesta su Andrea Sempio ha rimesso al centro un’altra ricostruzione. Nella battaglia delle versioni però sono finiti anche Rita Preda, Giuseppe e Marco Poggi. Non fanno propria la nuova ipotesi e, per alcuni, questo basta a sostenere che non vogliono la verità. Marco è stato descritto dagli inquirenti come “ostile”. Un aggettivo riferito al suo atteggiamento a sit dunque in un contesto preciso. Ma nella caverna l’aggettivo si stacca dal verbale, si carica di sospetto e diventa una sentenza popolare e forcaiola.

Rita Preda e Giuseppe Poggi, hanno espresso una posizione precisa sulla responsabilità del condannato Alberto Stasi. Una sentenza non restituisce una figlia, ma può dare una cornice al dolore, un appiglio dentro una perdita senza rimedio. Ora quella cornice viene rimessa in discussione e ai genitori si chiede di spiegare perché non la strappano via da soli.
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Ecco il doppio processo. Prima si discute chi ha ucciso Chiara; poi si processano i suoi familiari per non aver adottato la nuova ipotesi investigativa. Questa è la violenza della caverna. Qualcuno proietta le proprie ombre sulla parete e poi pretende che i Poggi le riconoscano come verità. Non basta aver perso una figlia. Devono anche dimostrare di soffrirne nel modo accettabile per il pubblico.

Psicologicamente, una nuova ricostruzione può riaprire domande, rabbia e impotenza; può togliere stabilità al racconto con cui una famiglia ha provato a convivere con la perdita. Chiara è la vittima dell’omicidio. Rita, Giuseppe e Marco sono i familiari a cui è stata strappata. Non sono reperti da rianalizzare né attori obbligati a recitare la nuova trama.
Chi li accusa di non volere la verità non sta difendendo la verità, ma sta imponendo ai genitori una prova di obbedienza. La magistratura indaghi. Ma il Paese smetta di chiedere ai Poggi di dimostrare il proprio amore per la figlia cambiando idea sulla sua morte.
Ultimo aggiornamento: Martedì 6 ottobre 2026, 21:53









