La consulenza psichiatrica su Sempio resta un rebus
Lo specialista potrebbe non depositarla dopo la decisione dell’indagato di non sottoporsi al colloquio. Impossibile ricostruire il profilo dell’uomo

Nel delitto di Chiara Poggi, in cui ormai persino una virgola può diventare un sintomo, uno psichiatra potrebbe decidere che le virgole non bastano. Lunedì si chiudono le indagini bis sul delitto di Garlasco e, nel fascicolo diventato un’enciclopedia nazionale, potrebbe non esserci la consulenza psichiatrica su Andrea Sempio affidata a Roberto Catanesi. Se alla fine non fosse depositata, forse, in mezzo a una vicenda in cui da mesi sembra obbligatorio avere una spiegazione per tutto, sarebbe proprio questa la notizia.
Perché vorrebbe dire che Catanesi ha fatto la cosa più scientifica che uno scienziato possa fare quando ritiene che gli elementi non bastino: fermarsi. Nel circo Garlasco sarebbe quasi un gesto rivoluzionario. Perché qui le risposte hanno sempre un mercato e il dubbio decisamente meno. Sempio ha scelto di non sottoporsi al colloquio, esercitando un suo diritto. Questo pone un problema metodologico piuttosto ingombrante. Come si ricostruisce il funzionamento psichico di una persona senza incontrarla, senza farle una domanda e, soprattutto, senza poter approfondire proprio quelle frasi che oggi vengono passate al microscopio? Restano gli appunti e i soliloqui. Materiale certamente interessante. Ma un foglio non è una TAC della personalità. Altrimenti sarebbe tutto molto più semplice nella vita degli psichiatri. Niente colloqui, niente anamnesi, niente osservazione clinica. Basterebbe aprire un vecchio quaderno e diagnosticare il passato con l’evidenziatore. Il problema più grande è comunque un altro.
La valutazione richiesta è "ora per allora". Catanesi potrebbe incontrare l’uomo del 2026. Il problema è dire qualcosa sul ragazzo del 2007. Diciannove anni da attraversare. Senza macchina del tempo e, per quanto risulta, senza documentazione clinica dell’epoca capace di attestare eventuali manifestazioni psicopatologiche. Non proprio un dettaglio perché una visita fatta oggi fotografa, innanzitutto, la persona di oggi. E anche qualora oggi emergesse una psicopatologia, resterebbe un passaggio decisivo da dimostrare. Che quella stessa condizione, o elementi clinicamente significativi riconducibili ad essa, fossero presenti anche allora. Per questo, se Catanesi decidesse davvero di non depositare una valutazione conclusiva, non sarebbe necessariamente un’assenza da riempire. Potrebbe essere, al contrario, il risultato stesso del metodo. Davanti alla possibilità di colmare i vuoti con le interpretazioni, avrebbe scelto di lasciare i vuoti dove sono. Nessuna diagnosi costruita con carta, penna e senno di poi. Nessuna certezza costruita per forza, solo perché a Garlasco ammettere di non avere una risposta alternativa sembra essere diventato più difficile che trovarne una.
Ultimo aggiornamento: Domenica 27 settembre 2026, 09:57





