Stasi e Sempio, il colpevole allo specchio: nell’altro vede la sua salvezza
Garlasco, due destini opposti: il percorso giudiziario di uno può riscrivere la storia dell’altro

Roma, 14 agosto 2026 – Da un anno e mezzo Alberto Stasi e Andrea Sempio sono uno davanti all’altro, come davanti a uno specchio. Quasi certamente uno dei due è l’assassino del delitto di Garlasco e guardando l’altro vede ciò che avrebbe potuto essere lui: l’innocente travolto dal sospetto oppure il colpevole protetto dall’errore. Mentre noi possiamo soltanto formulare ipotesi, l’assassino no. Se l’assassino è Stasi, guarda Sempio e vede la propria colpa cambiare volto. Vede un altro uomo attirare progressivamente il sospetto, diventare il contenitore sociale del delitto, offrirgli la possibilità di uscire dalla storia non come l’assassino di Chiara, ma come la vittima di un errore giudiziario.
Sempio, in questo scenario, non sarebbe soltanto un nuovo indagato ma anche una via d’uscita. Il volto alternativo sul quale trasferire la colpa, la condanna pubblica e forse persino quella penale. Se Stasi è colpevole, come ha cristallizzato un giudicato, potrebbe non provare pietà per l’uomo accusato al suo posto, ma sollievo. Perché il senso di colpa richiede empatia; la paura di essere scoperti richiede soltanto istinto di conservazione.
Di conseguenza, quando l’autoconservazione prevale sulla coscienza, l’innocente travolto viene percepito come il prezzo della propria salvezza. Il rovesciamento sarebbe radicale: da assassino a innocente, da condannato a perseguitato, da uomo che dovrebbe rispondere della morte della sua fidanzata a uomo al quale lo Stato dovrebbe chiedere scusa. Non soltanto libero, dunque, ma riabilitato. Sarebbe la forma più estrema di manipolazione della realtà: aver commesso un omicidio e riuscire, alla fine, a uscire dalla storia con il ruolo della vittima.
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Nello specchio c’è anche l’immagine opposta. Se fosse Sempio, guarderebbe Stasi come l’ uomo che ha già pagato al suo posto. Insomma, non dovrebbe costruire un colpevole alternativo perché lo avrebbe già trovato lo Stato. Ogni anno trascorso in carcere dall’ex bocconiano sarebbe stato un anno di libertà per lui. Se fosse Sempio, però, le nuove indagini non rappresenterebbero soltanto una minaccia giudiziaria, ma il ritorno improvviso di una colpa rimasta per anni sepolta sotto la condanna di un altro. In entrambi gli scenari il vero assassino potrebbe avere compiuto lo stesso processo psicologico: separare il delitto dalla propria identità, razionalizzare, minimizzare, trasformare il silenzio in abitudine.
Dopo 19 anni potrebbe non vivere più con la domanda “che cosa ho fatto?” ma soltanto con la paura del “riusciranno a dimostrarlo una volta per tutti?”. Mentre continuiamo a osservare Stasi e Sempio riflettersi l’uno nell’altro, rischiamo di non vedere più chi si trova dietro quello specchio, Chiara Poggi. L’unica vittima certa di questa storia. Fino a prova contraria.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 14 agosto 2026, 05:02









