Violenza dei giovanissimi, che cos’è la guerra cognitiva. L’esperto: “Peggio del Fentanyl”
Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto italiano di studi strategici Niccolò Machiavelli: “Quello che vediamo e che nasce sulla Rete è una forma di guerra ibrida, con l’obiettivo di manipolare un’intera generazione. Non a caso la Nato ha classificato la mente come sesto dominio conteso. Alla fine parliamo di un campo di battaglia”

Roma, 25 settembre 2026 – “La violenza dei giovanissimi che nasce in Rete è anche un problema di sicurezza nazionale, non solo un gravissimo problema sociale. Ed è un esempio perfetto di guerra ibrida”.
Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto italiano di studi strategici Niccolò Machiavelli, sposta l’asticella della discussione nell’analisi di quello che ormai ogni giorno riempie le cronache. E parla di “guerra cognitiva”.

Che cos’è?
“Una strategia militare che prevede attività su un ampio spettro, per raggiungere obiettivi specifici. Parliamo di uno strumento sempre esistito per ottenere il vantaggio su un avversario, per mostrare una realtà che non è quella vera”.
Quindi influenza la percezione delle cose?
“Sì, perché cambia le tue convinzioni, le trasforma, interviene su come pensi, su come prendi le decisioni. Questa cosa è tanto più potente quanto più giovane è il bersaglio. Per questo la Cina di Xi, la Russia di Putin e gli Stati Uniti di Trump si rivolgono sempre più spesso ai giovani al di sotto dei 25 anni”.
Perché?
“Perché la scienza ci dimostra che sotto quell’età la corteccia cerebrale non è ancora completamente formata e così posso modificare nel tempo più facilmente il tuo modo di vedere il mondo. Questo fenomeno è davvero pericoloso, prima ne abbiamo consapevolezza e prima possiamo mettere in pratica azioni per proteggerci e per avere addirittura un vantaggio cognitivo. Non a caso il Nato Office of the Chief Scientist (STO-OCS) di recente ha classificato la mente umana come sesto dominio conteso dopo mare, terra, spazio, aerospazio, cyber. Dunque la mente umana come campo di battaglia”.
A questo link le info sul Nato Office of the Chief Scientist (STO-OCS)
Ma i ‘campionati di violenza’ che partono dai social, sono un fenomeno globale e hanno effetti devastanti su una generazione di minorenni, si possono definire guerra cognitiva?
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“Non solo, rispondono proprio a una strategia militare, di manipolazione della società riferita ai giovani, perché sono i futuri leader. Quindi se dall’inizio ho raggiunto questo vantaggio di influenzare il loro modo di vedere, il loro mondo di sentire la realtà, ho già fatto un bel passo avanti”.
In altre parole, la violenza che dalla Rete si trasferisce ogni giorno nella realtà è anche un problema di sicurezza nazionale?
“Assolutamente sì, e oggi lo ha certificato anche l’Europa, che prova a limitare l’uso dei social network, soprattutto per i minori di 13 anni. Siamo davanti a una forma di guerra ibrida per eccellenza. Ricordo che TikTok è già stato scaricato da un miliardo e trecentomila abitanti del globo, quasi quanto i cristiani in tutto il mondo. La Cina, che è il maggior fornitore di tecnologie collegate a Internet, sta già pensando di produrre una quantità di strumenti, dai computer ai tablet ai telefonini ai frigoriferi alle auto, per raggiungere il maggior numero di persone possibili nel mondo attraverso i suoi device e soprattutto attraverso i software”.
Perché non se ne parla?
“Perché si toccano interessi strategici a livello economico e anche a livello di quello che una volta si chiamava soft power ma oggi si definisce hacking cognitivo”.
Una forma di hackeraggio della mente.
“Attraverso la tecnologia, senza che tu te ne accorga, entro a casa tua, entro nel tuo intimo, entro nella telecamera di casa che ti serve per sorprendere i ladri e vedo quello che fai. Per questo ripeto sempre che gli strumenti collegati a Internet sono dual use. Sembra che sia tutto gratis ma non è così”.
Quest’ondata di violenza che coinvolge i minori è paragonabile alle grandi devastazioni sociali, come quella che è stata provocata dal Fentanyl, in America?
“Nel mio libro, ‘Comprendere la guerra ibrida’, ho scritto che i social media sono il nuovo Fentanyl dei giovani. Ormai da tempo gli psicologi parlano di social media addiction, quando non riesci più a staccarti, a vivere, sei dipendente. Oggi i device vengono dati ai lattanti al ristorante per farli stare buoni. Nel tempo, provocano disturbi comportamentali che hanno effetti drammatici e sono dimostrati da studi scientifici e medici. Il Governo ha fatto benissimo a vietare di portare il telefonino a scuola. Quando togli il cellulare ai ragazzi sembra un dramma, gli scienziati parlano di crowding".
Uno stato di affollamento percettivo.
“Un malessere complessivo del giovane come se tu gli stessi togliendo una cosa vitale. Si va dai disturbi d’ansia fino a livelli di stress inimmaginabile, soprattutto per gli adolescenti che anche quando stanno insieme agli amici sono tutti con il collo piegato sullo schermo, sono lì ma non intraprendono alcuna relazione interpersonale. Ci sono più di 2 milioni di adolescenti della generazione Z a rischio dipendenze comportamentali negli studenti tra gli 11 e i 17 anni. Questa è una bomba atomica, non solo una minaccia per la sicurezza nazionale ma una minaccia sociologica incredibile. Se non si prende per le corna ora, può diventare irrecuperabile”.
Ultimo aggiornamento: Sabato 26 settembre 2026, 13:36









