Perché la Bce ha paura di salvare la Francia (e cosa rischiano i nostri Btp)
I rendimenti francesi sfiorano il 5%, ai massimi da quasi 25 anni. Francoforte ha un’arma per frenare la crisi, ma usarla significa rischiare di coprire i guai dei conti pubblici di Parigi. E il contagio può arrivare fino ai nostri titoli di Stato

Roma, 9 ottobre 2026 - Il bazooka, come ai tempi di Mario Draghi, è carico. Il problema è che la Bce, questa volta, ha paura che, premendo il grilletto, le esploda in faccia. Nel 2012 Francoforte doveva convincere i mercati che nessuno Stato dell’euro sarebbe stato lasciato solo. Oggi, con la Francia, il problema è l’opposto: le munizioni ci sono, ma usarle per salvare Parigi è molto più complicato.
La situazione
I rendimenti dei titoli di Stato francesi sono ai massimi da 25 anni. Il decennale transalpino, l’Oat, ha raggiunto circa il 4,8%, con punte vicine al 4,9%, mentre lo spread con il Bund tedesco è arrivato nell’area dei 140 punti base, ai massimi dal 2012. La svendita dei vecchi titoli sembra non avere fine e Parigi paga per finanziarsi ormai più dell’Italia: il rendimento del Btp decennale è intorno al 4,5%, con lo spread italiano che balla sui 110 punti base. Anche Grecia e Belgio sono sotto pressione. Il rischio è che la tensione francese si propaghi al resto dell’Eurozona. La Bce ha uno strumento pensato proprio per evitare che le turbolenze sui mercati obbligazionari compromettano la politica monetaria: il Tpi (Transmission Protection Instrument), creato nel 2022 per contrastare movimenti «ingiustificati e disordinati». È il nuovo bazooka. Non ha un tetto di spesa prestabilito e permette alla Banca centrale di comprare titoli di Stato, facendone salire i prezzi e scendere i rendimenti. Sarebbe perfetto per fermare la vendita dei vecchi Oat, ma nella realtà non basta premere un pulsante: Francoforte deve valutare se le tensioni siano davvero ingiustificate e verificare che il Paese rispetti determinate condizioni.
I dubbi
E allora perché Francoforte esita? La Bce non può attivare il Tpi solo perché un governo paga di più per indebitarsi. Se la Francia ha più debito, cresce meno o presenta rischi fiscali maggiori, è normale che i suoi Oat (i titoli di Stato transalpini) rendano più dei Bund. Quello che interessa a Lagarde e al board è che i mercati non si muovano in modo disordinato e scollegato dai fondamentali. E proprio qui nasce il dilemma francese.

Il problema non è solo di mercato: da anni Parigi fatica a ridurre il deficit (al 5,6% del Pil nel 2026), con governi deboli e un Parlamento spaccato. Gli investitori, proprio per questi motivi, hanno perso la pazienza e iniziato a pretendere rendimenti maggiori per comprare il debito francese. Quanto di questo spread, quindi, è speculazione e quanto è il prezzo del rischio reale? Se la Bce intervenisse ogni volta che i mercati puniscono i conti pubblici di un Paese, si trasformerebbe da arbitro in giocatore. E rischierebbe di creare un precedente molto pericoloso: i governi, sapendo che tanto prima o poi arriva il bazooka a salvarli, avrebbero meno incentivi a risanare i conti (va ricordato che rimettere a posto il bilancio di uno Stato ha un enorme peso politico in termini di consenso).
L’altro pericolo
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C’è poi un secondo ostacolo tecnico. Comprare titoli significa immettere liquidità. Se l’inflazione è sopra l’obiettivo e i tassi stanno salendo, la Bce dovrebbe stringere e allo stesso tempo sostenere un mercato obbligazionario. Non è impossibile, ma è una doppia spinta in direzioni opposte da gestire con la massima cautela.
Il rischio per i Btp
Ma non è che se la Francia affonda, l’Italia festeggia. Un aggravamento della crisi transalpina potrebbe innescare quella che si chiama “fuga dal rischio”, spingendo gli investitori a vendere anche i titoli di altri Paesi considerati più vulnerabili. È quello che si chiama effetto contagio. I Btp perderebbero valore, i rendimenti salirebbero e lo spread con la Germania potrebbe allargarsi ulteriormente.

La Francia è una delle maggiori economie dell’Eurozona e uno dei suoi principali emittenti di debito. Una crisi di fiducia nei suoi titoli avrebbe quindi conseguenze potenzialmente molto più ampie dei confini nazionali.
Il dilemma
Il Tpi, come abbiamo visto, non è un assegno in bianco: richiede che il Paese rispetti il quadro fiscale europeo, abbia debito sostenibile e politiche solide. Questo strumento, infatti, è stato creato per evitare che la crisi improvvisa di un grande Paese contagi l’intera area euro e interferisca con la politica monetaria. Ma ci sono dei rischi: intervenire troppo presto, salvando subito la Francia, significa diventare l’assicurazione dei conti pubblici transalpini. Aspettare troppo, invece, può portarci ad affrontare una crisi molto più ampia. Il bazooka è lì. La vera domanda è quando (e se) sparare.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 9 ottobre 2026, 20:22


