Cosa comporta un deficit sopra il 3%? A rischio taglio delle tasse e calo dell’età pensionabile, verso una manovra al ribasso
L’Italia dice addio alla chiusura in anticipo della procedura di infrazione Ue. Le spese militari peseranno sul calcolo del disavanzo. Finanziaria all’insegna del rigore: in bilico riforma fiscale, ritocco dell’Irpef e riduzione delle accise

Roma, 22 aprile 2026 – Questione di decimali. Fatto sta che, con il deficit inchiodato al 3,1% del Pil (3,07 per l’esattezza), messo nero su bianco nel Documento di Finanza Pubblica varato dal governo, l’Italia dovrà dire addio alla chiusura della procedura di infrazione con un anno di anticipo. Uno scenario che, di fatto, potrebbe complicare le cose in vista della prossima Finanziaria, quando bisognerà ancora lavorare per sistemare i conti pubblici e farli rientrare nella traiettoria di risanamento prevista da Bruxelles. Insomma, si prepara un’altra manovra economica al ribasso e nel segno del rigore, più o meno come quelle approvate dal governo dal suo insediamento. I numeri del Dfp approvato sono espliciti: l’indebitamento scenderà sotto la soglia del 3% solo nel 2026 (2,9%), mentre il debito sfonderà quest’anno e il prossimo quota 138%, per poi scendere al 137,9 nel 2028. Ma, in concreto, quali possono essere le conseguenze per le tasche degli italiani? E quali sono le misure più a rischio?
I conti della difesa
Il primo effetto della mancata uscita dalla procedura di infrazione sarà l’impossibilità di far uscire dal perimetro delle regole europee l’aumento della spesa militare concordata dalla premier Meloni con gli altri Paesi della Nato. Non si tratta di un impegno di poco conto: 12 miliardi di euro spalmati dal 2026 al 2028, con un aumento della spesa in rapporto al Pil di 0,15 punti percentuali all’anno nel 2026 e nel 2027 e di 0,2 nel 2028. Soldi che, a questo punto, peseranno sul calcolo del deficit riducendo i margini di manovra a disposizione del governo.
Il taglio delle tasse e le misure per la crescita
Con un’economia che nel 2026 crescerà dello 0,6%, livello cui dovrebbe restare anche nel 2027, per poi salire allo 0,8% nel 2028, e un deficit che scenderà sotto la soglia del 3% solo nel 2026, il ministro dell’Economia dovrà continuare a ridurre la spesa netta nel 2027 e solo nel 2028 avrà a disposizione un risicato 0,1% (poco più di un miliardo) per far quadrare i conti. In questa situazione sarà estremamente difficile non solo trovare le risorse per finanziare il terzo modulo della riforma fiscale e l’ulteriore ritocco dell’Irpef, ma anche per tornare a parlare di una riduzione dell’età pensionabile. Stesso discorso anche per gli incentivi destinati alla crescita. Anche in questo caso, la mancata uscita dalla procedura di infrazione potrebbe obbligare il governo a rivedere qualche intervento.
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Stesso discorso anche per il taglio delle accise sui carburanti, misura tra l’altro già contestata dall’Ue, o per i sussidi a favore del caro bollette. È vero che su questo fronte il ministro dell’Economia ha già avvertito che l’Italia potrebbe “fare da sola”, imponendo ad esempio una tassa sugli extra-profitti delle compagnie. Ma, sicuramente, i margini di manovra si sono ulteriormente ridotti.

Infrastrutture e Pnrr
Non bisogna, infine, dimenticare, che da giugno di quest'anno si esauriranno anche le risorse del Pnrr. Il che potrebbe di fatto comportare una nuova frenata degli investimenti pubblici dopo anni di forte crescita. E, a farne le spese, potrebbero essere i capitoli delle nuove infrastrutture (a cominciare dal Ponte sullo Stretto) e del piano Casa (che però potrebbe essere finanziato anche dai fondi di coesione europei).
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 22 aprile 2026, 23:01

