Flessibilità, l’Ue gela Meloni. Bruxelles: “Concessioni già fatte”. E lo spread schizza a quota 118
Lettera dell’Italia: “Ci sono margini”. Ma la Commissione propende per il no. La premier: l’inflazione pesa sul 20% del Pil. I mercati e il caro energia non aiutano

Roma, 1 ottobre 2026 – Bruxelles gela l’Italia sulla richiesta di avere nuovi margini di flessibilità per fronteggiare l’impennata dell’inflazione e del costo dell’energia. E intanto la tensione sui mercati complica ulteriormente il quadro per la legge di Bilancio: lo spread tra Btp e Bund ha chiuso a 118 punti base, con un balzo di 16 punti in una sola seduta, mentre il rendimento del decennale italiano è salito al 4,69%, sui massimi dall’ottobre 2023. La Commissione europea, ricorda la portavoce capo Paula Pinho, ha già concesso agli Stati membri spazi aggiuntivi sui conti pubblici e, almeno per ora, non apre ad altre deroghe. La clausola di salvaguardia, inizialmente prevista per la difesa e poi estesa all’energia, ricorda il portavoce per l’Economia Balazs Ujvari, “offre agli Stati membri la possibilità di discostarsi dal cosiddetto percorso della spesa netta per un importo complessivo pari allo 0,6% del Pil, nel periodo compreso tra febbraio 2026 e la fine del 2028”. L’Italia ha già presentato una richiesta di attivazione, attualmente al vaglio della Commissione.
Mentre nella lettera firmata da Giorgia Meloni, insieme al primo ministro ceco Andrej Babis, la premier sottolinea di essere “consapevole dei rischi connessi alla modifica di regole di bilancio, volte a perseguire la sostenibilità del debito. Così come della necessità di rispettare il percorso correttivo della spesa netta. Riteniamo tuttavia che il quadro di bilancio consenta alla Commissione di tenere conto” della crescita dell’inflazione “nel valutare, ex ante, il rispetto della regola di spesa in sede di esame dei prossimi Documenti programmatici di bilancio”. Proprio sull’inflazione Meloni sottolinea come “nel caso italiano, l’ammontare della spesa direttamente interessata da un’inflazione superiore alle previsioni alla base del piano di bilancio è equivalente al 20,4% del Pil”. Di conseguenza, i “percorsi di spesa netta concordati nell’ambito del quadro di bilancio europeo lasciano margini limitati per alleviare l’impatto su famiglie e imprese senza ricorrere a misure restrittive, proprio in una fase caratterizzata da significativi rischi di ribasso per l’economia”.
Leggi anche
La risposta preventiva della Commissione ha ridimensionato, in ogni caso, le aspettative del governo sui nuovi margini per la legge di Bilancio, dopo la mancata uscita anticipata dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. La richiesta di maggiore flessibilità era stata pienamente condivisa dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ieri l’ha considerata perfino “ovvia”. Il problema, ha spiegato, è che il percorso della spesa concordato con Bruxelles è espresso in termini nominali ed era stato costruito su un’inflazione programmata intorno all’1,8%, molto più bassa di quella registrata oggi. Con numerose voci di bilancio indicizzate ai prezzi, rispettare quella traiettoria diventa quindi più difficile. Per questo Giorgetti chiede che l’inflazione venga considerata tra i cosiddetti “relevant factors”, i fattori esterni valutabili dalla Commissione nell’applicazione delle regole fiscali.
A rendere il quadro ancora più delicato sono i mercati. I titoli di Stato italiani sono stati colpiti da un forte movimento di “flight to quality”, con gli investitori che hanno privilegiato i Bund tedeschi. A pesare sono le tensioni sui mercati energetici internazionali e il contagio dalla Francia, che fra rivolte e scontri politici, sta affrontando la crisi finanziaria più dura dal dopoguerra. Il Bund tedesco è sceso al 3,52%, mentre l’Oat francese è salito al 4,92%, con uno spread di 140 punti sulla Germania, ai massimi da 18 anni. Per l’Italia il rischio è evidente: rendimenti più alti significano maggiori costi per rifinanziare il debito e quindi meno margini per la manovra. Proprio mentre il governo cerca di ottenere da Bruxelles più spazio per assorbire gli effetti dell’inflazione e del caro energia.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 ottobre 2026, 05:01


