Diesel, l’incubo dei 3 euro al litro. Neutralizzato lo sconto sulle accise, il governo al bivio
Nelle città la benzina sfonda i due euro, si avvicina il record del 2022. I consumatori: intervenire subito. Ma al momento non è previsto alcun Consiglio dei ministri prima di settembre. La partita dopo il 25 agosto

Roma, 21 agosto 2026 – La soglia psicologica è stata superata: la benzinaself torna sopra i due euro al litro sulla rete ordinaria, il gasolio sale a 2,116 euro nonostante lo sconto fiscale ancora in vigore. In autostrada si arriva rispettivamente a 2,077 e 2,186. I dati del Mimit di ieri riportano il caro carburanti al centro dell’agenda proprio mentre si avvicina il 25 agosto, data indicata dal governo per il ritorno al meccanismo delle accise mobili. La questione non riguarda più solo il controesodo: investe trasporti, logistica, agricoltura e i prezzi finali. E se la situazione a Hormuz dovesse peggiorare, la preoccupazione strisciante è che il il prezzo del gasolio schizzi fino a 3 euro al litro.
Lo sconto divorato dal mercato
Il 4 agosto il governo ha prorogato il taglio sul gasolio: 17 cent al litro, di cui 14 di accisa e 3 di Iva, per un costo di circa 245 milioni, affiancandolo alla proroga del credito d’imposta per l’autotrasporto. Una scelta mirata sul diesel per limitarne l’impatto sulla filiera produttiva. Ma il risultato mostra il limite di ogni intervento fiscale temporaneo quando il petrolio riparte. Il Brent ieri è risalito oltre 93 dollari al barile, ai massimi da più di tre settimane, mentre lo Stretto di Hormuz resta attraversato da traffici inferiori ai livelli normali e la crisi con l’Iran mantiene elevato il premio geopolitico. Una parte dello sconto è stata così riassorbita dalle quotazioni internazionali e dei prodotti raffinati.

Le accise mobili
Giorgia Meloni aveva annunciato che dal 25 agosto sarebbe tornato in funzione il meccanismo delle accise mobili. È uno strumento diverso da un taglio finanziato direttamente dal bilancio: consente di ridurre temporaneamente l’accisa utilizzando il maggior gettito Iva generato dall’aumento del prezzo del petrolio. Se il rincaro alla pompa fa incassare più Iva allo Stato, una quota di quell’extragettito può essere restituita attraverso una minore imposizione sul carburante. Il vantaggio è che il meccanismo limita il ricorso a nuove coperture. Il limite è altrettanto evidente: non è un automatismo istantaneo e dipende dalla quantità di maggior gettito effettivamente accertata. Se l’extragettito è insufficiente rispetto allo shock dei prezzi, anche il taglio possibile lo sarà. E non elimina il ritardo con cui le oscillazioni del greggio e dei raffinati arrivano ai distributori.
Leggi anche

La coperta corta
L’ultimo decreto ha mostrato quanto sia stretto lo spazio fiscale. Per finanziare la proroga sono stati usati 232,3 milioni di tagli ai bilanci dei ministeri, con il Mef chiamato al contributo maggiore. Ripetere interventi da centinaia di milioni ogni poche settimane diventa difficile, soprattutto mentre si prepara la manovra e il debito pubblico ha superato 3.200 miliardi. È questo il vero nodo dell’azione del governo. Tagliare le accise protegge famiglie e imprese, ma costa; non intervenire espone il Paese a una trasmissione del caro energia sull’inflazione. E l’estensione dello sconto alla benzina, chiesta dai consumatori ora che anche la verde ha superato 2 euro, amplierebbe ulteriormente il fabbisogno.
La partita dopo il 25 agosto
La scelta dei prossimi giorni dipenderà da tre variabili: andamento del petrolio, consistenza dell’extragettito Iva e durata della crisi mediorientale. Se il Brent resterà sopra i 90 dollari, le accise mobili potranno attenuare il rincaro ma difficilmente sterilizzarlo completamente. Un nuovo decreto generalizzato richiederebbe coperture aggiuntive. La prospettiva più realistica è una gestione selettiva dell’emergenza, con monitoraggio dei prezzi e interventi calibrati sulla componente fiscale. Ma il governo arriva a un bivio: continuare con misure brevi, acquistando tempo, oppure costruire un meccanismo più prevedibile che reagisca agli shock senza riaprire ogni volta il dossier delle coperture. Il caro carburanti torna così a ricordare una fragilità strutturale italiana: una crisi che nasce a Hormuz può entrare in poche settimane nei bilanci delle famiglie, nelle imprese e nei prezzi del supermercato.

Ultimo aggiornamento: Sabato 22 agosto 2026, 16:50



