Scade lo sconto sulle accise del gasolio. “Caro-carburanti costato 4,7 miliardi in 6 mesi agli automobilisti”
Domani, lunedì 5 ottobre, stop al taglio fiscale di 6,1 centesimi deciso dal Governo, possibili rialzi nei listini del diesel. L’appello del Codacons e i conti dell’Adusbef

Roma, 4 ottobre 2026 – Scade domani, lunedì 5 ottobre, lo sconto sulle accise del gasolio da 6,1 centesimi di euro, taglio fiscale che lascerà il posto al meccanismo delle accise mobili e che potrebbe portare a rialzi dei listini del diesel. Lo ricorda il Codacons, che evidenzia come sconti e price cap abbiano portato ribassi generalizzati in tutta Italia e chiede alle compagnie petrolifere di prorogare queste misure almeno fino a fine anno. La linea della moral suasion varata dal governo Meloni ha quindi prodotto risultati. Mentre dal 19 marzo 2026 il governo è intervenuto sui prezzi alla pompa in maniera diretta varando 13 provvedimenti contro il caro-carburante, per ridurre le accise su benzina e gasolio. Tagli che sono costati allo Stato 2,1 miliardi, a cui si aggiungono circa 500 milioni di crediti d'imposta destinati ai settori che dipendono maggiormente dal carburante (autotrasportatori, agricoltori e pescatori) per un totale di 2,6 miliardi, secondo i calcoli dell'Ufficio studi della Cgia, che chiede al governo interventi più incisivi per aiutare famiglie e imprese.
Codacons: verde calata di 11 centesimi con price cap
In base allo studio del Codacons, che ogni giorno monitora l'andamento dei prezzi in Italia, sulla rete ordinaria il prezzo medio della benzina è diminuito in sette giorni di 11 centesimi di euro, pari ad un risparmio da 5,5 euro a pieno, mentre quello del gasolio è sceso di 13,3 centesimi, con una minore spesa da 6,65 euro a pieno. Sulle autostrade il ribasso è stato più marcato, -19 centesimi la benzina, -19,1 centesimi il gasolio, pari ad un risparmio da circa 9,5 euro sul pieno. Tuttavia gli italiani continuano a pagare un litro di gasolio 52,1 centesimi di euro in più (+30,2%) rispetto al periodo antecedente il conflitto in Iran, con una maggiore spesa da oltre 26 euro a pieno, secondo i calcoli dell’associazione di consumatori.

Adusbef: “Spesi 4,7 miliardi in 6 mesi”
In soli 6 mesi il caro-carburanti è costato agli automobilisti italiani oltre 4,7 miliardi di euro a titolo di maggiori spese ai distributori, e solo a luglio e agosto l'aggravio sui rifornimenti ha raggiunto quota 1,7 miliardi di euro. I dati arrivano da Adusbef che ha analizzato i consumi di carburante sulla rete calcolando l'impatto dei rincari sulle tasche delle famiglie. Considerando il periodo che va da marzo ad agosto 2026, i litri di benzina e gasolio venduti su strade e autostrade italiane (escludendo l'extra-rete) in ogni singolo mese, e i prezzi medi mensili dei carburanti alla pompa, gli automobilisti hanno speso in sei mesi circa 30 miliardi di euro a titolo di rifornimenti - spiega Adusbef - Nell'analogo periodo del 2025, complice anche una diversa composizione delle accise per effetto del riordino scattato lo scorso gennaio, il conto era stato di 25,3 miliardi di euro.
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Cgia: “Oltre un miliardo di spesa mensile in più”
Nonostante sconti e price cap introdotti da molte compagnie petrolifere, i rincari per automobilisti e imprese restano molto pesanti: dall’inizio del conflitto in Medio Oriente ad oggi, il prezzo medio alla pompa della verde è salito del 29,1%, quello del gasolio del 36,6%. Lo evidenzia l'Ufficio studi della Cgia, che ha messo a confronto i prezzi medi della verde e del gasolio per autotrazione pagati nel 2025 con quelli stimati per il 2026.
Anche se Eni e altre compagnie petrolifere hanno deciso di fissare per ottobre un tetto ai prezzi di benzina e diesel, il conto secondo la Cgia resta salato. Rispetto ad un mese medio del 2025, famiglie e imprese italiane a ottobre 2026 spenderanno 1,1 miliardi di euro in più.
A soffrire maggiormente saranno le grandi aree metropolitane del Paese, con Roma in testa (+68,5 milioni di euro), seguita da Milano (+49,5), Napoli (+39,6), Brescia (+31,2), Torino (+27,8) e Bari (+25,6). Per il 2026, l'aggravio complessivo a livello nazionale sarebbe pari a circa 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento del 20,4 per cento. Un aggravio che su base mensile si aggira attorno a 1,1 miliardi di euro.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 5 ottobre 2026, 09:48



