Una manovra con due bilanci: risorse extra solo per energia e difesa. I nodi sono pensioni, flat tax e bollo auto
L’esecutivo può contare su 29 miliardi di tesoretto Ue in due settori limitati. La partita con Bruxelles sulla flessibilità legata alla crescita dell’inflazione

Roma, 11 ottobre 2026 – La manovra entra nella settimana decisiva con un paradosso solo apparente: il governo può contare su quasi 29 miliardi di maggiore spazio per energia e difesa nel biennio 2027-2028, ma continua a cercare con fatica pochi miliardi per finanziare Irpef, giovani, pensioni e bonus. La spiegazione sta nella natura di quelle risorse. Non sono un tesoretto utilizzabile liberamente: derivano dalla clausola europea di salvaguardia e possono finanziare soltanto spese ammissibili nei due settori. Per tutto il resto, il 2027 resta praticamente senza margini ordinari.
La richiesta italiana di scostamento ha intanto superato il primo passaggio decisivo. La Commissione ha giudicato positivamente l’attivazione della clausola, ritenendo che non comprometta la sostenibilità dei conti nel medio periodo. Il dossier passa ora al Consiglio per l’autorizzazione definitiva. Nel quadro indicato dal governo, lo spazio vale circa 14,4 miliardi per l’energia e altrettanti per la difesa nel 2027-2028: 0,3 punti di Pil l’anno per ciascuna voce. Per l’energia potranno entrare sostegni a famiglie e imprese, rinnovabili, Energy Release, efficientamento degli edifici pubblici e infrastrutture.
Accanto a questa partita già formalizzata ce n’è però un’altra, politicamente ancora più importante. Con la lettera a Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni ha chiesto che Bruxelles tenga conto dell’inflazione molto superiore a quella prevista quando fu costruito il sentiero nominale della spesa. Pensioni, assegno unico e altre uscite indicizzate aumentano senza che ciò dipenda da nuove decisioni discrezionali del governo. Palazzo Chigi vorrebbe evitare che questo effetto consumi automaticamente lo spazio disponibile per la manovra. La Commissione approfondirà la questione, ma ha già fatto capire che non intende aprire facilmente nuove deroghe. Secondo fonti ben informate, la regia Meloni-Giorgetti considera proprio l’esito di questo secondo negoziato una delle variabili che potrebbero modificare il perimetro finale della legge di Bilancio. Non si tratta però, allo stato, di risorse già acquisibili: il Tesoro non può iscriverle tra le coperture prima di conoscere l’interpretazione della Commissione.

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Fra i punti più consolidati resta l’intervento sull’Irpef del ceto medio, con l’estensione del 33% fino a 60mila euro, per un costo nell’ordine di 2,5-3 miliardi. Avanzata anche la "start tax" al 5% sugli incrementi di reddito degli under 35 e la conferma delle agevolazioni sugli aumenti contrattuali. Sulla casa l’obiettivo minimo è mantenere il 50% per l’abitazione principale, mentre il ritorno al 65% per alcuni interventi energetici dipenderà proprio dalla possibilità di utilizzare la clausola.
Il problema resta ciò che non può essere finanziato con la flessibilità europea. Salvini chiede almeno 5 miliardi da banche e assicurazioni, attraverso un contributo concordato e non una nuova tassa secca. L’Abi ricorda però l’accordo triennale già sottoscritto e non mostra per ora disponibilità. Secondo fonti ben informate, al Tesoro si studiano meccanismi negoziali, anche fiscali, capaci di produrre entrate senza riaprire uno scontro frontale con il sistema creditizio.
Più esposti al rischio di rinvio sono gli interventi costosi: Quota 64, l’estensione della flat tax degli autonomi a 100mila euro, la detassazione delle tredicesime e la stabilizzazione dell’abolizione del bollo. Circolano inoltre ipotesi su giochi, tabacchi e una razionalizzazione dei bonus, ma nessuna può ancora essere considerata chiusa. La fotografia della manovra diventa quindi più precisa: due bilanci dentro la stessa legge. Uno, protetto dalla clausola europea, può mobilitare quasi 29 miliardi per energia e difesa. L’altro deve finanziare fisco, lavoro, pensioni e famiglia con coperture ordinarie ancora da costruire. E la partita sulla flessibilità legata all’inflazione può diventare il ponte fra i due. Se Bruxelles aprirà uno spazio, la selezione sarà meno dolorosa. Se non lo farà, il vertice di maggioranza dovrà decidere soprattutto quali promesse rinviare.
Ultimo aggiornamento: Domenica 11 ottobre 2026, 18:46



