L’ambasciatore Feroci: “Negoziati a un punto morto. Putin prepara l’escalation. Trump ha bisogno di Mosca”
Fonti di Bloomberg: Russia pronta a intensificare gli attacchi contro Kiev. L’ambasciatore Nelli Feroci: “Washington disinteressata all’Ucraina. Il capo della Cia al Cremlino? Impossibile che non abbia discusso della guerra”

Con le trattative per un accordo di pace “giunte a un punto morto”, Vladimir Putin si prepara a un’escalation degli attacchi contro l’Ucraina. Stando a tre fonti vicine al Cremlino citate da Bloomberg, Mosca starebbe valutando di intensificare i raid con potenti missili balistici convenzionali contro Kiev e obiettivi infrastrutturali in altre città ucraine. E, per un numero sempre maggiore di funzionari russi, Putin potrebbe, in ultima istanza, decidere di impiegare anche armi nucleari tattiche. Il Cremlino avrebbe abbandonato le sue aspettative sui negoziati con l’Ucraina già lo scorso anno, durante l’incontro in Alaska tra Putin e Donald Trump. A pesare sullo stallo negoziale ora c’è anche l’attenzione che l’amministrazione americana ha spostato sul conflitto con l’Iran. Il messaggio è netto: se gli Usa non eserciteranno pressioni affinché Mosca riesca a ottenere la parte della regione di Donetsk ancora sotto il controllo di Kiev, la Russia raggiungerà i suoi obiettivi attraverso la forza.
L’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, diplomatico di lungo corso e consigliere scientifico dello Iai, ha fatto il punto sulla situazione in Ucraina, evidenziando come sia collegata con quella iraniana.
Che significato possiamo attribuire alla visita a sorpresa a Mosca del direttore della Cia, John Ratcliffe?
“Possiamo fare soltanto delle ipotesi. La prima è che la visita sia collegata alla guerra in Ucraina e a un tentativo americano di comprendere meglio le intenzioni di Putin, per valutare la possibilità di riaprire una mediazione. La seconda riguarda l’Iran e l’interesse dell’amministrazione americana di rafforzarne l’isolamento economico. La Russia è un alleato di Teheran e, insieme alla Cina, potrebbe consentire all’Iran di aggirare le sanzioni americane. Infine, è possibile che Ratcliffe abbia discusso della liberazione di cittadini americani detenuti in Russia”.
Dopo oltre quattro anni di guerra, sia l’Ucraina sia la Russia appaiono sotto pressione. Ci sono le condizioni per un compromesso?
“La situazione è oggettivamente in stallo da tempo. Il conflitto prosegue con attacchi in profondità: l’Ucraina colpisce centrali elettriche, raffinerie e infrastrutture strategiche russe, mentre Mosca attacca soprattutto obiettivi civili e città ucraine. Sulla carta, le condizioni per un compromesso ci sarebbero: l’Ucraina attraversa evidenti difficoltà interne e anche l’economia russa vive una fase complicata, come ha ammesso lo stesso Putin. Nonostante questo, non intravedo ancora uno spiraglio che faccia pensare che un accordo sia possibile, neppure nell’ipotesi minima di un cessate il fuoco”.
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Mosca aveva congelato le visite di Witkoff e Kushner, mentre Ratcliffe è stato ricevuto. Questo rafforza l’ipotesi che la missione riguardasse soprattutto l’Iran?
“Mi sembra difficile che non si sia parlato anche di Ucraina e credo che Ratcliffe sia considerato un interlocutore più affidabile della coppia Witkoff-Kushner. Resta però molto plausibile l’ipotesi iraniana. In questo momento l’Amministrazione americana sembra molto più interessata al successo della stretta economica e finanziaria sull’Iran, che alla conclusione della guerra in Ucraina. Washington deve evitare falle nel sistema delle sanzioni e impedire che Teheran possa utilizzare i suoi alleati tradizionali, Cina in primo luogo ma anche Russia, per aggirarle. Oggi questo mi sembra un interesse prioritario per l’amministrazione americana”.
Che significato attribuisce alle esercitazioni congiunte annunciate da alcuni Paesi della coalizione dei volenterosi?
“Sono innanzitutto un segnale della disponibilità di alcuni Paesi europei, in particolare Francia e Regno Unito, a partecipare a un futuro meccanismo di garanzia per l’Ucraina, da attivare una volta raggiunta almeno un’intesa sul cessate il fuoco. Le garanzie di sicurezza restano un elemento centrale di ogni futuro accordo ed è un peccato che l’Italia abbia evitato di impegnarsi su questo fronte. È anche un segnale alla Russia: l’Europa resta vigile di fronte alle minacce. È importante, inoltre, che il nuovo primo ministro britannico abbia confermato, se non rafforzato, il fermo sostegno all’Ucraina”.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 27 agosto 2026, 10:09








