Nobel per la Pace, l’ira di Trump: “Sanzioni alla Corte penale internazionale”. L’Italia contro la scelta Usa
Il premio a Navi Pillay. La Ue: “Misure deplorevoli degli Stati Uniti”. L’Italia con sei Paesi si schiera contro la scelta. E Israele attacca la decisione di Oslo: “Goebbels sta applaudendo dall’inferno”

Roma, 9 ottobre 2026 – “Se applaudite un po’ più forte, potrei dividere il premio con Trump”. Navi Pillay scherza così, a Norimberga, poche ore prima che l’annuncio del Nobel per la Pace 2026 la porti al centro di uno scontro tutt’altro che ironico sul futuro della giustizia internazionale. Ex giudice della Corte penale internazionale (Cpi) e già Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, la giurista sudafricana dedica il riconoscimento “a tutti i sopravvissuti a crimini internazionali”. La sua nomina è anche uno schiaffo simbolico agli Stati Uniti – che non hanno mai aderito alla Corte – e l’hanno più volte attaccata.

E, infatti, a stretto giro, da Washington, il segretario di Stato Marco Rubio lancia una offensiva totale contro la Corte: “O la Cpi metterà fine alle sue minacce, o noi metteremo fine alla Cpi”. Il presidente Donald Trump, che da tempo rivendica di meritare il Nobel per la Pace, rilancia su Truth Social un post dell’avvocato David Schoen, che lo difese nel secondo processo di impeachment. Schoen accusa Pillay di “odiare apertamente l’America e Israele” e sostiene che, nel suo ruolo, abbia “celebrato i terroristi e premiato Hamas”. Nel mirino c’è anche il lavoro della commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, presieduta da Pillay, che nel 2025 ha concluso che a Gaza è stato commesso un genocidio. Una conclusione respinta con forza da Israele.

“Vieteremole transazioni con questa Corte fuorilegge, tagliandole le risorse e paralizzandone la capacità di operare”, annuncia Rubio. Le nuove misure, che si aggiungono alle precedenti sanzioni contro singoli giudici e procuratori, mirano a ostacolare il funzionamento della Cpi e i rapporti con i soggetti che le forniscono servizi. “Il presidente Trump non permetterà mai alla Corte penale internazionale di perseguire cittadini americani”, afferma il segretario di Stato, ribadendo che Washington non riconosce la giurisdizione della Corte sui propri cittadini.
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Gli Stati Uniti chiedono inoltre agli alleati di frenare l’azione dell’istituzione. In caso contrario, avverte Rubio, la pressione americana proseguirà fino al suo smantellamento. Dall’Europa però arriva un’alzata di scudi. L’Ue ha definisce “deplorevoli” le sanzioni, che saranno probabilmente discusse lunedì quando si riuniranno i ministri degli Esteri.
Anche l’Italia si dice contraria e, insieme ad altri sette paesi, conferma la sua fiducia nell’istituzione. La nota firmata assieme a Canada, Danimarca, Germania, Francia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito recita: “Ribadiamo il nostro continuo e incrollabile sostegno all’indipendenza, imparzialità e integrità della Cpi” Netta anche la risposta della stessa Cpi. La presidente Tomoko Akane, dice: “La storia giudicherà questo momento”.
Durissimaanche la risposta israeliana. Il ministero degli Esteri definisce il conferimento del Nobel a Pillay “una grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi anti-israeliani”. In una nota, il ministero aggiunge che la giurista sarebbe la favorita se esistesse un premio “per l’odio e le accuse infamanti”. E attacca ancora: “Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno”. La polemica investe direttamente anche i mandati d’arresto emessi dalla Cpi nel novembre 2024 contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’allora ministro della Difesa Yoav Gallant, accusati di presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità in relazione alla guerra a Gaza. Israele respinge le accuse e contesta la legittimità dell’intervento della Corte.
Ultimo aggiornamento: Sabato 10 ottobre 2026, 01:04









