Nuovo round di negoziati Usa-Iran, Witkoff: “Un successo”. Ma Teheran: “Le nostre condizioni non cambiano”
A margine dell’Assemblea Onu a New York si sono incontrati anche Araghchi, Kushner e l’inviato di Trump. Da Hormuz allo sblocco dei beni: i punti chiave. Erdogan: “Israele non vuole la pace a Gaza e Cisgiordania”

New York, 23 settembre 2026 – Concluso il nuovo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran a margine dell'Assemblea generale Onu in corso a New York. L'Iran ha annunciato di aver comunicato le proprie “condizioni per la fine delle ostilità” con gli Us attraverso i mediatori qatarioti.
“Abbiamo avuto lunghi colloqui con la delegazione iraniana attraverso i mediatori, che hanno fatto la spola tra le due parti per tutta la giornata” al Palazzo di Vetro, Lo ha scritto su X l'inviato speciale statunitense Steve Witkoff.
Le delegazioni dei due Paesi “hanno portato a termine con successo il round di discussioni che speriamo possa rivelarsi costruttivo e promettente”, ha aggiunto l'inviato di Trump, precisando che gli intermediari continueranno il loro lavoro.
Secondo quanto riferito ieri dal New York Times, che cita come fonte due funzionari iraniani, a margine dell’Assembela ci sarebbe stato anche un incontro tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, Witkoff e Jared Kushner, il genero di Trump che dall’inizio del mandati è stato protagonista delle trattative per Gaza e il Medio Oriente.
Teheran: “Le condizioni per la fine delle ostilità sono invariate”
“L'Iran ha comunicato le proprie condizioni per la fine delle ostilità con gli Stati Uniti tramite mediatori qatarioti”. Lo ha riferito il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei. Si tratta di punti chiave che, in realtà, erano già noti alle delegazioni, poiché – quanto dichiarato da Baghaei – già stati comunicati agli Stati Uniti all'inizio di questa settimana.
Le posizioni dell'Iran sullo Stretto di Hormuze sulla sicurezza regionale sono rimaste invariate, ha fatto sapere il portavoce del ministro Araghchi, aggiungendo che la presenza dell'Iran all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha permesso al Paese di comunicare tali posizioni in modo più chiaro ed esplicito ai diplomatici statunitensi.
Dal blocco navale ai beni congelati: i punti chiave dei negoziati
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Tra le condizioni per porre fine alla guerra, ha affermato Baghaei, figurano la cessazione completa dell'aggressione, del blocco navale e delle sanzioni statunitensi, nonché lo sblocco dei beni congelati appartenenti all'Iran.
Baghaei ha inoltre commentato il discorso del presidente statunitense Donald Trump all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, affermando che consisteva in affermazioni e accuse ripetitive. "L'impressione prevalente tra i diplomatici e le delegazioni di molti Paesi era che queste parole non derivassero dalla forza, ma dalla disperazione", ha affermato.
"Minacciare un Paese con un attacco militare – ha aggiunto – equivale ad ammettere la natura dell'attuale amministrazione statunitense e di aver commesso crimini internazionali”.
Erdogan a Burnham: accordo su Hormuz favorirebbe i negoziati
Un accordo sullo Stretto di Hormuz potrebbe favorire la ripresa del processo negoziale sull'Iran, mentre gli attacchi contro le navi mercantili nel Mar Nero stanno rendendo ancora più complessa la situazione legata alla guerra in Ucraina. Lo ha affermato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante un incontro a New York con il primo ministro britannico Andy Burnham, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni unite.
Erdogan ha sottolineato che le tensioni intorno all'Iran continuano ad aumentare e ha sostenuto che "il raggiungimento di un accordo sullo Stretto di Hormuz potrebbe facilitare la ripresa del processo negoziale”.
Il traffico commerciale attraverso lo Stretto è stato fortemente ridotto nelle ultime settimane e lunedì soltanto due navi mercantili adibite al trasporto di materie prime risultavano averlo attraversato, secondo dati preliminari sul traffico marittimo.
Sul Medio Oriente, Erdogan ha sostenuto che Israele avrebbe dimostrato con le proprie azioni di non essere impegnato nella ricerca della pace a Gaza e in Cisgiordania e ha sottolineato l'importanza della pressione internazionale.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 settembre 2026, 09:48








